Paola Suardi

Quando il film è stato presentato a Cannes nel 2018 l’applauso alla fine della proiezione per la stampa è stato lungo, caloroso, ripetuto. Una standing ovation ha salutato il regista e gli interpreti presenti in sala. Lukas Dhont, regista appena ventisettenne al suo primo cortometraggio e Victor Polster, lo straordinario giovane interprete della protagonista Lara, erano visibilmente commossi. In sala c’era anche la Giuria della rassegna Un certain regard con il presidente Benicio del Toro. Giuria che poi ha premiato Victor Polster per la migliore interpretazione e ha assegnato alla pellicola la Caméra d’Or per la miglior opera prima. Il film è davvero intenso e narra con sensibilità ed efficacia tutta la determinazione e sofferenza di un giovane quindicenne nella sua transizione da maschio a femmina. Abbiamo apprezzato i dialoghi molto verosimili tra questa teen ager decisa a diventare ballerina di danza classica ed il padre sensibile che la accompagna in un percorso di coming of self che richiede tenacia e pazienza; allo stesso modo tra Lara e il fratellino, Lara e le compagne allieve della scuola di danza, Lara e lo psicologo.

A chi guarda arriva chiaro e forte tutto il disagio e il desiderio di stare bene nella propria pelle, seguire una passione -la danza ed avere una vita sentimentale. Tutta l’amarezza di guardarsi allo specchio e cercare i segni di una transizione fisica che tarda a mostrarsi, mentre testa e cuore sono già ben oltre. Tutta la disperazione di una diversità che si vorrebbe annullare con un colpo netto. Invece ci vuole tempo: Lara, che conosciamo fin dall’inizio della pellicola come la longilinea ragazza dai lunghi capelli biondi che partecipa all’esame di ammissione per la scuola di danza classica, sta seguendo un percorso con supporto psicologico e farmacologico-ormonale che richiede mesi per arrivare alla fine ad un intervento chirurgico risolutivo.
Nel frattempo però la vita scorre: Lara è ammessa all’accademia di danza, scopre che il proprio corpo maschile va duramente allenato a una certa flessuosità, nasconde il proprio pene sotto fasciature e cerotti, desta la curiosità delle compagne, sente un’attrazione per un vicino di casa. E diviene impaziente di uscire da una situazione ibrida, dove il corpo non asseconda il suo essere donna.
Il film si apre con esercizi di stretching muscolare, segno evidente di una situazione che richiede la capacità di allungarsi “oltre”, di allargare i propri confini, di protendersi con impegno verso un risultato. Disciplina e volontà non difettano a Lara che nel corso della pellicola si applica negli allenamenti di danza, in un crescendo fino allo sfinimento. Le scene delle prove ripetute del balletto, dal ritmo sempre più incalzante, dal movimento rotatorio che pare un gorgo centripeto e invece produce una forza che la butta fuori, la ritraggono sempre più provata e al limite delle forze. Lara resiste, e la sua caparbia si traduce in una rigidità – proprio ciò da cui nella danza dovrebbe allontanarsi e le richiede tanto allenamento- ed in una introversione che la minano profondamente.

A un certo punto dovrà interrompere gli allenamenti e accontentarsi di assistere come spettatrice al saggio finale, in attesa di riprendersi e potersi sottoporre all’operazione.
Lungi dal voler narrare l’epilogo della vicenda, torniamo a sottolineare la capacità dell’autore di restituire con finezza psicologica il rapporto tra Lara e il padre, affettuoso e vigile sostenitore della figlia nelle sue decisioni di vita; di innescare la riflessione tra come ci vedono gli altri, l’immagine di noi stessi che vogliamo dare (Lara è spesso presentata attraverso il riflesso in un vetro, uno specchio), quello che siamo e quello che vogliamo diventare. Dhont ha il pregio di dire le cose come stanno, in modo diretto – sia Lara che il padre vanno in questa direzione come personaggi e anche i colloqui con i medici sono chiarissimi – senza togliere allo spettatore la possibilità di emozionarsi. Bella prova d’autore e superba performance d’attore.
Standing ovation meritata quel giorno e vorremmo accadesse ad ogni proiezione.
Oltre ad esser stato premiato al Festival di Cannes, “Girl” ha ottenuto 1 candidatura al Golden Globes, 3 candidature ed 1 premio agli European Film Awards, 1 candidatura al Cesar, 1 candidatura al Goya.

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