INCLUSIONE E SVILUPPO ECONOMICO – Superare l’inclusion divide come motore per la ripresa

Marco Guido Palladino e Damiano Terziotti

A cogliere i benefici di politiche che favoriscono l’inclusività non sono solo le persone direttamente coinvolte, ma più in generale le comunità a cui appartengono (cittadinanza, mondo aziendale, terzo settore). È quanto emerge da una recente analisi del think tank Tortuga commissionata da EDGE, il network italiano di professioniste, professionisti, manager, imprenditrici e imprenditori LGBTI+ e alleati. La ricerca contribuisce in modo innovativo alla letteratura economica su fiducia, capitale sociale, inclusione e performance economica. Nello studio viene sviluppato un nuovo indice per misurare il grado di apertura di un territorio verso la comunità LGBTI+ facendo leva sul numero di unioni civili che vengono effettivamente celebrate nei diversi “sistemi locali del lavoro”, una definizione molto granulare e approfondita di territorio, utilizzata da ISTAT, che consente di catturare differenze tra centri abitati vicini tra loro ma diversi per caratteristiche socio-economiche. La ricerca assume due dinamiche: che le persone LGBTI+ nei territori più inclusivi tendano ad essere più visibili, integrate e a formalizzare le loro unioni; che nei territori meno inclusivi le persone LGBTI+ tendano ad essere meno visibili o ad abbandonare il territorio.


I risultati dell’analisi mostrano una forte correlazione fra inclusività e reddito: le aree economicamente più prospere e attrattive sono anche quelle più inclusive. Minori disoccupazione e disuguaglianze si accompagnano ad un maggiore grado di apertura verso la diversità.
I risultati della ricerca si spingono oltre, a fugare il dubbio che differenze nell’attrattività dei territori siano solo dovute ai diversi gradi di ricchezza: l’analisi ha così mostrato che esiste un vero e proprio premio in termini di attrattività per i territori più inclusivi, non riconducibile ai fondamentali economici in senso stretto. È quindi dimostrato che anche i territori più ricchi, se peccano di scarsa inclusività soffrono un’emorragia di cittadini e dunque, di conseguenza, di talenti che migrano verso aree più aperte, inclusive e accoglienti.
Le ripercussioni per il “sistema Italia” e sull’economia sono importanti: in Italia esiste un vero e proprio inclusion divide, come lo definisce EDGE nelle sue proposte di policy rivolte al Parlamento, alla Pubblica Amministrazione ed alla società civile proprio per superare le enormi differenze tra territori. Occorre colmarlo per consentire al Paese di riavvicinarsi ai trend europei, analizzati da Tortuga, che vedono solo in Italia e in Ungheria un peggioramento della condizione delle cittadine e dei cittadini LGBTI+, a fronte di un miglioramento stabile negli anni per tutti gli altri Paesi che risultano anche più attrattivi su scala europea e globale.
EDGE evidenzia oltre al ruolo delle istituzioni quello delle aziende, interessate oggi più che mai dalle condizioni del contesto e chiamate, sottolinea il report, a “farsi territorio” – contribuendo a migliorare la sicurezza e il benessere di lavoratori/trici e stakeholder – in un lavoro a quattro mani con le istituzioni per colmare l’inclusion divide e recuperare lo scarto, di alcuni territori italiani rispetto ai grandi centri e dell’Italia tutta rispetto all’Europa. L’appello di EDGE è particolarmente accorato ma calzante in questo momento così difficile per l’Italia e la comunità internazionale: mettere a sistema risorse ed energie preziose, facendone leva generatrice di benessere e sviluppo sostenibile, per evitare che una parte importante del nostro territorio e delle nostre comunità sia lasciato indietro. Con un pensiero ai talenti più giovani e alla tutela dei soggetti più esposti alla vittimizzazione, che sono spesso i primi e più fragili bersagli nei momenti di crisi.

La ricerca e le proposte di policy sono disponibili sul sito di EDGE all’indirizzo: https://www.edge-glbt.it/inclusio- ne-e-ricchezza/.

Spread inclusion all around the globe

Author: administer