BOVARY | Rubrica Libri – ELEMENTI DI CRITICA OMOSESSUALE

Silvia Rota Sperti

Nel 1977 viene dato alle stampe un testo fondamentale per il movimento omosessuale italiano e non solo. Il suo autore è un ragazzo poco più che ventenne che se ne va in giro per Milano travestito da donna, guida i nascenti circoli gay della città e sorprende i docenti universitari con la sua intelligenza dissacrante. Questo ragazzo tanto estroso quanto geniale ha frequentato gli ambienti londinesi del Gay Liberation Front ed è deciso a portare in Italia i germi di una rivoluzione per lui vitale: quella per l’affermazione e la liberazione dei gay.

Mario Mieli

Elementi di critica omosessuale è un’elaborazione della sua tesi di laurea in filosofia morale all’Università Statale di Milano, ed è a tutt’oggi un testo irrinunciabile. Si tratta di un libro che è rimasto relativamente nell’ombra per anni, apprezzato perlopiù da circoli ristretti di militanti, oppure all’estero, ed è un fatto che stupisce se confrontato alla visibilità e alla vivacissima attività politica del suo autore. Fortunatamente le cose sono cambiate, e oggi Elementi è riconosciuto come il principale manifesto del movimento gay italiano.

Ma andiamo con ordine.
Mieli è un ragazzo prodigio, dotato di un’intelligenza acutissima e di una lingua tagliente, oltre che di carisma da vendere. Nel vivace subbuglio delle battaglie degli anni Settanta, si impone come guida spirituale del nascente movimento gay. Il suo obiettivo non è il conseguimento di una qualche (fasulla) tolleranza sociale per i gay, ma un’accettazione radicale attraverso un cambiamento del pensiero comune e quindi del sistema. L’obiettivo, nelle sue parole, è la “liberazione del desiderio omoerotico in ogni essere umano”. Se vi sembra ambizioso, immergetevi nelle pagine del libro: vi stupirà ancora di più.
Attingendo agli studi di Freud, Mieli parte dal concetto di disposizione erotica polimorfa infantile. Si tratta di una disposizione che “nella vita adulta, ogni essere umano reca in sé allo stato di latenza oppure confinata negli abissi dell’inconscio sotto il giogo della rimozione.” La società reprime questa tendenza attraverso un’educazione che è in realtà educastrazione, incanalando i cittadini nelle regole dell’eteronormatività e soffocando ogni deviazione, ovvero ogni libera espressione. La liberazione da tale giogo è necessaria per l’emancipazione e la piena realizzazione degli individui, e quindi per la loro felicità.
Mieli usa parole da rivoluzionario e non risparmia una critica radicale, che si spinge nei territori della politica. La liberazione, infatti, comporterà per forza di cose il crollo del sistema di potere “castrante”, ovvero il capitalismo. Ecco che viene chiamato in causa un altro dei pilastri della controcultura dell’epoca: Karl Marx. La liberazione omosessuale è imprescindibile dall’emancipazione dal capitalismo eterodiretto e dai suoi dettami contrari alla libera espressione dell’eros individuale. Pare di sentire un’eco della formula, molto in voga negli anni Settanta, per cui “il privato è politico”. La liberazione personale è collegata a un progetto di cambiamento del mondo, senza il quale questa stessa liberazione non potrà essere raggiunta. È necessario, dice Mieli,“ribaltare l’intera impostazione della morale”. Liberare il desiderio. Permettere che le mille sfaccettature dell’eros, di cui l’omosessualità è solo la parte forse più manifesta e consistente, vengano ammesse e celebrate.
Sono temi grossi, che il giovanissimo Mieli espone con precisione e dovizia accademiche, restituendoci uno studio tanto illuminante quanto dirompente, che ha scomodato e appassionato studiosi e pensatori di tutto il mondo, accademici e non, e ha anticipato molti dei concetti a venire, come quello relativo al queer.
La sua lettura – peraltro gradevolissima – non è solo un tributo al movimento gay. È un viaggio liberatorio, un atto di crescita personale. È quasi un obbligo morale se si vogliono aprire i propri orizzonti sul tema della liberazione omosessuale, o sessuale che dir si voglia.

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Author: administer