Rubrica teatro

di Mauro Danesi

ABRACADABRA

di Irene Serini, con Irene Serini e Caterina Simonelli, animazioni video di Anna Resmini, luci e suono Caterina Simonelli.

Produzione IF Prana, in collaborazione con Olinda Residenza Artistica

Ognuno di noi è prisma, è sfera, è mobile, e, al di sotto e al di là delle contraddizioni attuali che ci oppongono e ci negano, ciascuno potenzialmente combacia con ogni altro.

Mario Mieli

Il pensiero filosofico di Mario Mieli (1952-1983), intellettuale tra i fondatori del movimento omosessuale italiano nei primi anni ’70 e autore del saggio “Elementi di critica omosessuale” pubblicato in quegli anni da Einaudi, è stato rivoluzionario, prismatico e sfaccettato. Allo stesso modo lo è anche il brillante lavoro di ricerca teatrale che Irene Serini gli sta dedicando.

L’attrice ha scelto di esplorare i pensieri e le parole di Mieli in cinque lavori da sviluppare in cinque anni di produzione: ciascuno spettacolo è chiamato “Studio”, proprio perché queste opere teatrali fanno parte di una ricerca: ciascuna appare come una differente porta d’ingresso a un mondo di riflessioni.

Nessuna di queste ci è lontana, ma bensì il pensiero di Mieli si rivela ancora bruciante e attuale, incarnato e vicino a tutti/e noi.

Abracadabra è un incantesimo, perché pare ancora magico riuscire a riconoscere la presenza di elementi maschili e femminili in ciascuno di noi, superare le categorie e le divisioni in orientamenti sessuali prestabiliti e inamovibili. È possibile oltrepassare il binarismo con cui separiamo il mondo, unire gli opposti per liberarci dai confini? È possibile riguadagnare la libertà delle sfumature nelle nostre identità mutevoli?

Gli Studi della Serini sono tutti spettacoli apparentemente “fuori formato”: nei primi tre il pubblico è disposto circolarmente attorno all’attrice, coinvolto nel vortice del gioco teatrale. Nell’ultimo, Studio #4 che ha debuttato a ottobre 2020 al Teatro Litta di Milano, l’impianto scenico riporta il pubblico nello spazio della platea, ma permane un altro elemento ricorrente: il costante gioco meta-teatrale che sovverte l’impianto della scena.

In ogni momento si rappresenta qualcosa, ma si mostra anche il gioco teatrale di specchi tra pubblico e artiste, che fa parte della struttura dello spettacolo.

Anche il montaggio è parte di questo straniamento continuo: non è lineare e non si racconta una storia, piuttosto vengono offerti una serie di stimoli concatenati con cui ciascuno/a può costruire il proprio percorso.

Tutte le parole usate in Abracadabra sono frecce calibrate, dense e mai casuali, che colpiscono precise.

In Studio #4 in particolare l’attenzione sul linguaggio diventa protagonista in una sequenza del monologo d’apertura che viene replicato una seconda volta semplicemente cambiando le vocali di chiusura delle parole. Il maschile viene così trasformato in femminile, ma è chiaro a tutto il pubblico come non venga modificato solo il genere, ma tutto un contesto di significati e di senso. Come scrive Cecilia Robustelli, “esiste uno stretto legame tra l’uso del linguaggio e la disparità sociale di potere”: in questa scena lo percepiamo chiaramente, con la pancia prima ancora che con la razionalità. Sentiamo sottopelle tutto il fastidio verso l’inerzia culturale attuale che ancora fa sì che, nella nostra lingua, venga attribuita al maschile una falsa neutralità. Ciò cambia il senso alle parole e soprattutto replica gerarchie di potere che tentano di riportare il femminile in posizione di inferiorità, nonostante tutte le sfide sociali e i passi avanti fatti negli anni.

Sappiamo bene che “le cose che non si nominano non esistono”, ed è quindi necessario “conoscere le parole che esprimono i cambiamenti in atto dal punto di vista della parità e del riconoscimento della differenza. È necessario definire le cose col loro nome che in italiano è sempre declinato anche rispetto al genere”.

In questa scena, come in gran parte del lavoro, Abracadabra agisce mostrandoci le contraddizioni che ci ingabbiano, dalle disparità di potere alle costrizioni culturali sedimentate negli anni. Non solo: ci mostra anche le crepe di queste strutture, l’apertura di possibilità di cambiamento e di percorsi di libertà. Le stesse crepe che, metaforicamente, si aprono nei disegni animati di Anna Resmini che illuminano la scena come un controcanto continuo nello Studio #4.

In tutto il suo percorso Irene Serini riesce a trasmettere il nucleo più intimo del pensiero discusso e controcorrente di Mario Mieli: un’indagine profonda del desiderio umano. Questo è un fuoco differente per ciascuno/a di noi, ma per tutti è un terreno da esplorare e liberare, spesso inconsciamente rinchiuso in tabù, limitazioni, timori.

Una delle funzioni più preziose della cultura è fornire strumenti critici da riportare nella nostra vita quotidiana: Abracadabra riesce a farlo, riconfermando come il teatro sia una necessità e non solo uno svago superfluo.

www.ireneserini.it/

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Author: administer