Rubrica moda: STILE PURO

di Angela Bianchi

LA TECNOLOGIA DELLA RAPPRESENTAZIONE

L’abbigliamento con le sue forme, i suoi colori, i suoi stili è parte integrante dei nostri quotidiani processi di comunicazione e interazione.

Ugo Volli, nel suo Block Modes: il linguaggio del corpo e della moda, paragona un guardaroba a un dizionario. Il guardaroba, al pari di un dizionario pieno di parole, diventa quindi un elenco di elementi, ordinato per colori, tipologia o occasione che decidiamo liberamente di abbinare in base a motivazioni precise.

Possiamo, infatti, voler andare a fare la spesa, affrontare un colloquio di lavoro, uscire a cena: per ogni occasione decideremo un tono di voce, un insieme di parole, gli elementi di un outfit.

Se il dizionario di una lingua è, di fatto, reso accessibile online e offline a chiunque ne voglia fare uso, perché – nelle sue differenti lingue di stile – il guardaroba desiderato resta prerogativa di pochi?

Non dubitiamo di un’imperfezione di pronuncia, ma esitiamo di fronte a persona fuori forma.

Cosa non ci convince?

Sorridiamo di fronte ad un accento straniero ma storciamo il naso se i nostri piedi necessitano di due scarpe di misura diversa.

Cosa frena un’azienda di calzature dal vendere singole scarpe al posto del solito paio?

Ci affascina che una persona straniera impari le nostre espressioni idiomatiche al punto da padroneggiarle totalmente, ma restiamo incerti di fronte ad un uomo che dà ampio spazio alla sua parte femminile.

Cosa ci disorienta? Ne ho ragionato assieme a tre professioniste.

Viviana Capurso, PhD in neuroscienze cognitive, ricercatrice e scrittrice, risponde:

Il linguaggio non è un semplice riflesso diretto della realtà, ma esprime una personale visione dei fatti e diventa il prodotto della relazione tra pensiero e interazione. In un’epoca in cui la moda cambia e si apre sempre più a un mondo reale, fuori da ideali e stereotipi, social media e media in generale giocano un ruolo di straordinaria importanza poiché, secondo gli ultimi studi su cervello e linguaggio, il modo in cui “etichettiamo” un concetto, stabilisce la forma dello stesso. La più recente letteratura neuro scientifica ci spiega che nominare un’emozione basta ad attivare la corteccia prefrontale, rendendoci in grado di dominare e gestire la stessa emozione senza far intervenire l’amigdala, area destinata agli istinti primari. Cambiare le nostre parole, rendere più inclusivo il nostro linguaggio, può renderci più aperti alla realtà e più consapevoli della realtà stessa, modificando eventuali sovrastrutture e pregiudizi. Una moda inclusiva, dunque, parte anche da un linguaggio inclusivo.

Jourdan Saunders, Disability Inclusion Consultant e Founder di The Resource Key afferma:

“Il linguaggio è un elemento incorporato nella moda e nei prodotti di bellezza. Moda e bellezza danno quella voce che ha il potere di avviare conversazioni, abbattere barriere e creare connessioni. Quando sviluppiamo un sistema di moda inclusiva, permettiamo alle persone di condividere le loro storie, in relazione al loro personale linguaggio di moda e bellezza.”

Ho chiesto un parere anche a Caroline Desrosiers che, al fine di favorire l’evoluzione del sistema e supportare i brand nella creazione di esperienze di shopping online sempre più inclusive, ha fondato Scribely, la prima società specializzata nella produzione di Alt Text per siti di e-commerce di moda.

“Le immagini di moda inclusiva – dice Desrosiers – sono una parte essenziale dell’esperienza di acquisto online, perché attraversando le barriere linguistiche ci aiutano a visualizzare come appariremo e ci sentiremo. Le immagini ci ispirano anche ad usare la moda come forma di autoespressione e a creare il nostro modo personale di presentarci al mondo. La moda inclusiva è un linguaggio visivo che celebra la bellezza della nostra diversità.

Ecco perché è così importante per i brand fornire didascalie descrittive (testo alternativo) su siti web e social media.”

Natale non è poi così lontano: il più bel regalo che possiamo farci quest’anno è l’esercizio ad essere… liberi di essere. Per poter diventare liberi di fare, nel rispetto della nostra persona e della comunità.

Spread inclusion all around the globe

Author: administer