Rubrica infanzia: CONTROSPAZI

di Elena Luciano

I CENTO LINGUAGGI DELL’INFANZIA

Nella primavera del 1945 a Villa Cella, piccolo borgo di campagna in provincia di Reggio Emilia, donne e uomini, stremati dalla guerra conclusa da una manciata di giorni, avviarono la costruzione di una scuola per i bambini e le bambine usando il ricavato della vendita di un carro armato, di alcuni camion e cavalli abbandonati dai tedeschi in fuga. Loris Malaguzzi (1920-1994), allora giovane maestro elementare, accorse in bici per verificare che quella che pareva una notizia poco credibile fosse vera. Lo era. Donne e uomini, vecchi e giovani, braccianti, operai e contadini stavano costruendo una scuola per i bambini più piccoli, senza soldi né autorizzazioni né ispettori, direttori, uffici tecnici o capi-partito, bensì usando mattoni e materiali recuperati dalle case e dagli edifici distrutti dai bombardamenti. Contro ogni logica e contro ogni pregiudizio. Malaguzzi si unì a loro, condividendo ciò che padri e soprattutto madri reclamavano per i propri figli, ovvero una scuola diversa per essere educati diversamente, riconosciuti innanzitutto come capaci, intelligenti e pronti per costruire libertà, emancipazione e futuro.

Vi era, alla base di questa straordinaria storia di riscatto e partecipazione, la condivisione di un’idea semplice ma potente, ovvero che nei bambini bisogna innanzitutto crederci e che “le cose dei bambini e per i bambini si apprendono solo dai bambini” (C. Edwards, L. Gandini, G. Forman, I cento linguaggi dei bambini. L’approccio di Reggio Emilia all’educazione dell’infanzia, Junior, Azzano San Paolo, 1995).

Fu la prima di molte scuole, inventate e autogestite nelle periferie e nei quartieri più poveri attraverso la partecipazione di insegnanti, genitori e cittadini, con il contributo di organizzazioni laiche femminili e con quello del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale), a favore dei diritti dei bambini e delle bambine. Malaguzzi si schierò accanto alla gente di Cella con un impegno profondo e duraturo, attraverso un rapporto speciale che fu fonte di ispirazione per il suo pensiero pedagogico, oggi riconosciuto in Italia, in primis nell’esperienza dei servizi per l’infanzia di Reggio Emilia, e diffuso in tutto il mondo con echi straordinari. Nella sua biografia pedagogica un posto speciale trova la metafora de “i cento linguaggi dei bambini”, titolo della mostra itinerante che, dal 1981, racconta nel mondo l’esperienza educativa reggiana, ma rappresenta anche una prospettiva per superare approcci educativi fondati sulla preminenza della parola e per valorizzare i molti linguaggi della non parola che la cultura educativa e scolastica ha umiliato e umilia, imponendo ai bambini classificazioni riduttive del sapere e spezzettamenti della loro esperienza che è, naturalmente, multidimensionale.

Grazie a Loris Malaguzzi, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, una visione culturale più ricca dell’infanzia considera i bambini come individui pieni di capacità e curiosità che li guidano in percorsi di scoperta sempre originali e sempre arricchiti da una pluralità di modi e forme conoscitive ed espressive, con le mani, con il corpo e con la testa, con il pensiero e con l’immaginazione, con la scrittura, la verbalizzazione e l’espressione grafica…

Ciascun bambino – se libero di esplorare – usa cento modi di incontrare, conoscere e capire l’altro e il mondo, attraverso un pensiero che non separa le dimensioni dell’esperienza e le forme di manifestazione della vita, bensì le connette e le intreccia, valorizzando tutti i linguaggi, verbali e non, con pari dignità.

La parola, che pur ha un ruolo fondamentale, si intreccia così con i linguaggi della non parola, consentendo ogni volta ai bambini l’apertura della propria mente, plurimi accessi al mondo e modi diversi per dare forma alle proprie idee grazie alla presenza di adulti capaci di stupirsi insieme a loro e di sostenerne le ricerche, più che suggerire o imporre l’uso del linguaggio verbale o di quello matematico. Mentre disegna e mentre salta in una pozzanghera, ciascun bambino fa nuove scoperte e costruisce nuove idee, nuovi significati e nuove conoscenze ma amplia anche i simboli e i codici in suo possesso attraverso una polisensorialità (visiva, tattile, gustativa, olfattiva, sonora) utile per esprimere le sue strategie individuali di pensiero e di conoscenza e per sentirsi unico e intero.

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Author: administer