MUTTI CORPORATE NARRATIVE BOOK – Incontriamo oggi Michele Laterza, Corporate Communications & PR manager

a cura della Redazione

Parlando di linguaggio, il tema della comunicazione aziendale è sicuramente importante. Cosa si intende quando si parla di “corporate communications”?

Si intende una leva strategica fondamentale per la creazione, il mantenimento e il rafforzamento della fiducia che viene a instaurarsi tra le aziende e i suoi pubblici di riferimento, sia interni sia esterni all’organizzazione.

Va da sé che gli effetti che mira a produrre assumano sfaccettature diverse a seconda dei target cui si rivolge: orgoglio, senso di appartenenza, adesione e partecipazione al raggiungimento di un obiettivo comune (se pensiamo a un pubblico interno); conoscenza, considerazione e preferenza, ad esempio, se ci rivolgiamo all’esterno.

In ogni caso, la corporate communications ambisce a proteggere e a valorizzare l’immagine e, soprattutto, la reputazione dell’azienda nel corso del tempo.

In che modo?

Tramite la disseminazione delle informazioni agli stakeholder chiave, sviluppando messaggi che fanno riferimento al piano strategico dell’azienda, del quale sono la declinazione.

Adottare un approccio di comunicazione corporate, dunque, significa comunicare l’impresa come un’entità unitaria, valorizzandone la personalità unica e l’identità distintiva, curando la coerenza delle narrative che le ruotano attorno, passando attraverso diversi canali e toccando molteplici interlocutori: colleghi, autorità, istituzioni, consumatori, fornitori, competitor, investitori, media e comunità locali.

Vista l’ampiezza del raggio di azione anche le tematiche oggetto della corporate communications sono le più varie e trasversali. Un esempio su tutti è quello della comunicazione sul tema “sostenibilità”, che mira a valorizzare gli sforzi dell’azienda per integrare le preoccupazioni sociali e ambientali in tutte le fasi del processo, organizzando in modo coerente messaggi, canali e narrative e trovando un proprio tono di voce che la differenzi dalle altre. Non solo. Rientrano nelle tematiche affrontate la comunicazione di crisi, i risultati aziendali, i valori, gli eventi rilevanti quali acquisizioni, scissioni, integrazioni. In sostanza tutte le azioni che l’azienda compie e che hanno un impatto significativo su uno o più dei suoi pubblici di riferimento.

Come si declina in Mutti la corporate communications? Quali sono i suoi elementi “core”?

In tutto ciò che ho raccontato sinora, con una caratteristica evidente ai più: la nostra comunicazione è fattuale, collegata ai risultati e alle evidenze, facilmente verificabile dalle persone destinatarie della nostra narrazione. In questi miei primi 9 mesi di lavoro abbiamo condiviso messaggi di concretezza e di profonda e autentica sintonia con la realtà. Penso alla donazione fatta all’Ospedale Maggiore di Parma quando è scoppiata l’emergenza Covid-19 sino all’ultima innovazione di Mutti, il progetto della passata “Sul Campo”, la prima prodotta direttamente sul luogo di raccolta del pomodoro.

È sicuramente, la nostra, una comunicazione che si fonda sui pilastri certi: la qualità, il rispetto delle persone e dell’ambiente, la cura, l’attenzione, il miglioramento continuo. Il lavoro sulla corporate communications della nostra organizzazione che, insieme ad altre funzioni aziendali come le Risorse Umane e il Marketing, stiamo portando avanti, ha come obiettivo proprio quello d’identificare i messaggi chiave dell’organizzazione per lavorare in maniera integrata sul purpose di Mutti e far emergere e conoscere il patrimonio valoriale unico e distintivo del Gruppo. Questi messaggi andranno a comporre il nostro Corporate Narrative Book che sarà accompagnato, anche, dalle linee guida corporate dell’azienda, sempre nell’ottica di una totale coerenza tra azioni e messaggi.

E il progetto Mutti Corporate Narrative Book chi coinvolge?

È un progetto che riguarda tutte le persone Mutti, perché serve a raccontare, a mettere nero su bianco cos’è Mutti e, quindi, chi siamo noi che, ogni giorno, portiamo al lavoro un pezzo di noi stessi.

Riguarda tutti i dipendenti anche perché è un progetto di comunicazione e la comunicazione senza collaborazione non ha senso di esistere.

Se i messaggi che andremo a identificare non verranno utilizzati innanzitutto da noi – tutte le volte che avremo a che fare con i nostri interlocutori – siano essi clienti, fornitori, giornalisti o conferitori, non avrà avuto alcun senso averli individuati.

L’obiettivo è delineare, in modo sempre più forte e distintivo, l’identità del nostro Gruppo, che cresce e cambia alla velocità della luce, così da ottenere (noi per primi!) una visione chiara di chi siamo e di cosa vogliamo diventare, per poterla trasmettere in maniera efficace anche all’esterno.

Che risultati ti aspetti?

Mi aspetto dei risultati importanti ma graduali, che crescano con l’evolversi dell’azienda stessa, perché l’obiettivo di questo lavoro è di creare proprio la cultura della comunicazione aziendale, come leva strategica per valorizzare e rendere più efficace il lavoro di ognuno all’interno dell’organizzazione. Per rimanere in campo agroalimentare, è un lavoro di semina, di cura, attenzione e ascolto che alla lunga, come nel nostro caso, ripaga sempre. Certo, poi nel frattempo le cose devono accadere e accadranno, ma il risultato che auspico maggiormente è quello di percepire, in maniera sempre più forte ed evidente, che il patrimonio valoriale immenso di questa azienda emerga in modo chiaro e potente a beneficio di tutti i suoi stakeholder di riferimento. Tanto è già stato fatto da questo punto di vista in questi 120 anni di storia, ma ci sono ancora diverse opportunità da cogliere in tal senso ed è proprio quello che vogliamo fare.

Quali sono i tuoi desideri per il prossimo futuro?

Il mio desiderio è quello di continuare a divertirmi nel fare il mio lavoro proprio come è accaduto sino a oggi e di riuscire a trovare nuovi modi di includere, attraverso l’uso delle parole, quindi della comunicazione, sempre più persone, rendendole consapevoli e consce della storia di qualità e dell’impegno che c’è dietro ogni nostra singola bottiglia di passata o barattolo di polpa di pomodoro che scelgono di portare nelle loro case.

La comunicazione può essere uno strumento di inclusione fortissimo quando si basa su azioni concrete e coerenti e quando riesci a trovare questa corrispondenza, non puoi desiderare di meglio.

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Author: Redazione