di Silvia Camisasca

Non si sta rivelando solo un forte strumento a sostegno del processo terapeutico, così come inizialmente pensato, ma un idioma, a tutti gli effetti, ricco di sfumature, con grammatica e sintassi proprie e con un’ordinata consecutio logica: è l’arte parlata, scolpita, rappresentata, plasmata e ascoltata presso il Laboratorio di Ricerca e Terapeutica Artistica, voluto dal Direttore del dipartimento dell’età evolutiva e della medicina dell’adolescenza, Luca Bernardo, all’interno dell’Ospedale ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano, in cui, primo caso in Italia, si sperimenta, e pratica con successo da oltre 10 anni, una metodologia che vede nelle diverse manifestazioni artistiche un canale privilegiato per esprimere e condividere l’interiorità emotivo-relazionale di bambini e adolescenti affetti da disturbi comportamentali. “L’ambiente che abbiamo progettato non è a disposizione gratuitamente solo per i giovani ospiti provenienti dal Centro Nazionale sul Disagio Adolescenziale all’interno della Casa Pediatrica, ma anche per soggetti con diverse patologie psichiatriche” spiega Bernardo, guidandoci tra i meandri del reparto, ravvivato dalle opere che i piccoli pazienti hanno realizzato, avvalendosi della collaborazione dei Docenti del biennio di Terapeutica Artistica della Accademia di Belle Arti di Brera. L’arte si è dimostrata una lingua veramente universale, capace di creare un filo diretto di scambio tra e con adolescenti con alle spalle percorsi terapeutici diversi: “Con l’equipe di psicologi che seguono gli adolescenti del nostro laboratorio, elaboriamo programmi cuciti su specificità e attitudini di ognuno di loro, così da svilupparne il talento e fare emergere inclinazioni e aspirazioni -prosegue il Direttore della struttura- e, per questo, l’arte agisce efficacemente, sia nel caso di disturbi di comportamento, apprendimento, dislessia o autismo, sia per le vittime di bullismo, cyberbullismo o dipendenza, sia per adolescenti ipovedenti o affetti da sordità”. L’impostazione metodologica prevede uno spazio vitale in cui gli allievi possano consapevolmente esternare e dare forma ai propri contenuti emotivi, al proprio sentire, attraverso la più ampia gamma e varietà di materiali e colori: dalle tempere ai gessi, dagli acquerelli ai pastelli ad olio, dall’argilla alla cartapesta. “In particolare, abbiamo notato che la creta gode delle caratteristiche di plasticità, mollezza ed elasticità che mette ogni allievo a proprio agio, aiutandolo ad acquisire quella scioltezza con la manualità che è primo passo ad una apertura verso l’altro” spiega il medico. Il linguaggio non verbale riesce, infatti, a cogliere e codificare l’espressione creativa insita in tutti noi ma che, in molti casi, non riesce ad individuare un “traduttore” che veicoli e faccia fluire emozioni e pensieri: l’arte ha il potere di catalizzare gli input del nostro universo interiore, offrendo un’alternativa ai più comuni modi di guardare al mondo e di confrontarci con il prossimo sul nostro mondo. In particolare, per gli adolescenti per i quali la realtà è in gran parte affidata all’interiorità e autogestita da processi intimistici, la via dell’arte consente di esprimersi attraverso modalità e tecniche che, se proposte all’interno di un percorso educativo, matura un linguaggio condiviso di apertura, confronto e integrazione sociale e culturale, oltre a favorire non solo la conoscenza e l’accettazione di sé per un miglior rapporto con coetanei, genitori e adulti, ma anche ad elevare il livello di comunicazione e comprensione fra la sfera degli adulti e quella dei giovani. Tutto questo avviene in uno spazio protetto e non occasionale, creato nel contesto scolastico, dove i ragazzi possono liberare il potenziale emotivo e affettivo e stabilire relazioni di fiducia, accompagnati da educatori preparati a facilitare il percorso di crescita. Tra gli obiettivi per i bambini e ragazzi autistici, ad esempio, si lavora soprattutto sul potenziamento della capacità di scelta, espressione e attenzione, attraverso la condivisione di spazi, materiali e attività, e, laddove il linguaggio verbale non si riveli efficace o idoneo, può venire in soccorso l’associazione per immagini. L’integrazione dell’approccio artistico-terapeutico e delle scienze pedagogiche è, quindi, tesa a interventi basati su un sapere multidisciplinare. Con questo metodo l’arte interpreta e restituisce emozioni, fantasie, desideri, paure o ricordi, andando fino in fondo a pescare nell’intimità dell’animo: questo la rende un mezzo di comunicazione e di interazione davvero privilegiato. Per ogni bambino o ragazzo si predispone un percorso ad hoc, unico e irripetibile: “Tutte le iniziative sono condivise, perché la crescita è tale solo se si cresce insieme -sottolinea Bernardo- nello stesso tempo, si analizzano le dinamiche interpersonali che si instaurano nella vita quotidiana, senza perdere di vista l’obiettivo primario, che è facilitare l’espressione emotiva: esplorazione sensoriale dei materiali, affinamento di capacità prassiche e motorie fini, riconoscimento delle emozioni attraverso la loro rappresentazione cromatica, tattile e, laddove possibile, semantica, e la facilitazione dell’acquisizione di capacità simboliche”. L’arte in ospedale ha trasformato corsie e camere per la degenza in ambienti solari e vitali. I terapisti incontrano i bambini, sia degenti ricoverati sia coloro che afferiscono all’ambulatorio, in un’ala dedicata all’interno della struttura in cui poter fare esperienza di sé e dell’ambiente circostante. Permette a chi si approccia e lavora con la materia e la manipola una stimolazione della propria creatività con un beneficio psicologico per chi la pratica e per i familiari. Le opere d’arte, realizzate in questi anni dai ragazzi e le ragazze, sono esposte nel dipartimento della Casa Pediatrica, a testimonianza del viaggio compiuto alla scoperta della loro immensa emotività.

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