di Paola Caselli

La diversità è qualcosa in più di un esotico stato delle cose. La diversità è un principio del reale: non siamo tutti uguali. Ma non solo: nemmeno dovremmo esserlo. Accettare la diversità significa accettare che il diverso possa cambiarci, strutturarci, occupare il nostro spazio, che possa avere su di noi un’azione indelebile. Al contrario, il principio secondo cui “dovremmo essere tutti uguali” suggerisce un’idea di uguaglianza incompatibile con la realtà e l’immagine di una comunità plurale.

La lotta per l’uguaglianza e l’inclusione parte proprio dal principio di diversità, non dall’uniformità. Essere giusti non significa dare a ciascuno le stesse possibilità. Essere giusti significa dare a ciascuno le possibilità di cui necessita in virtù della propria diversità, così spesso causa di emarginazione.

Per raggiungere questo obiettivo i mezzi a nostra disposizione sono infiniti, ma tra quelli più diffusi e allo stesso tempo più sottovalutati c’è il linguaggio, il lessico.

VERSO, un collettivo di giovani architetti, attraverso il progetto Lessici Inclusivi si oppone alla tendenza di rappresentare per immagini una realtà canonica e normale. Protagonisti di queste immagini, nelle riviste come nelle promozioni di nuovi interventi urbani, è senza dubbio una selezione standardizzata della società tipicamente rappresentata da uomini e donne giovani, di carnagione chiara, tendenzialmente in ottima forma fisica nel pieno della propria affermazione professionale.

Nato nel 2019, Lessici inclusivi si rivolge principalmente al mondo della grafica e della rappresentazione. All’interno di un ampio database liberamente scaricabile on line (www.instagram.com/lessici.inclusivi), il progetto raccoglie circa 300 immagini ritagliate (cut-out) generalmente utilizzate da studenti e liberi professionisti all’interno di fotoinserimenti e render.

La particolarità e la forza di questo progetto non stanno nella raccolta di immagini di per sé, attività tra l’altro piuttosto diffusa da anni, ma dalla scelta delle immagini messe a disposizione. Questo vuol dire che Lessici Inclusivi dà la possibilità a chi si occupa di trasmissione e traduzione grafica di rappresentare una realtà più complessa rispetto a quella normalmente descritta.

Nel database, quindi, si possono trovare immagini di anziani, persone disabili, donne e uomini grassi e magri, persone di diverse etnie e status sociali: contenuti solitamente irreperibili online per questo genere di progetti. L’obiettivo di Lessici Inclusivi non è di per sé una critica a uno specifico canone di normalità, ma una contestazione dell’idea stessa di un unico modello come legittima rappresentazione del reale. Vogliamo abilitare un’immagine di città realmente plurale e di tutti, in cui ciascuno venga considerato come soggetto legittimo, degno di comparire, di esistere e di occupare spazio.

Lessici inclusivi, infine, non si limita ad essere un mezzo comunicativo o uno strumento di trasmissione del concetto di inclusione, ma un’opportunità per chi ne usufruisce e una sfida ad accoglierlo da parte della società.

A conclusione di questa tesi, tuttavia, è giusto sollevare un’ultima domanda.

Decidere di inserire determinate categorie di persone, normalmente escluse, significa di conseguenza includerle, riconoscerle e accettarle nella propria visione della società?

E, soprattutto, può la sola forza dell’immagine generare inclusione sociale anche se in assenza di un reale desiderio da parte di chi crea o guarda queste immagini?

Attraverso il progetto Lessici Inclusivi, VERSO sostiene che un lessico grafico, se ben utilizzato, può generare inclusione, accettazione e comunità solo se questi stessi concetti sono alla base del nostro pensiero critico.

Spread inclusion all around the globe