Rosy Russo

È con questa semplice frase che vogliamo iniziare a raccontare cos’è e cosa fa Parole O_Stili. Oggi, troppo spesso, le parole vengono scelte e adoperate in modo inconsapevole, impreciso, casuale e non meditato. Il più delle volte servono solo per occupare spazio, per catturare l’attenzione. Peggio ancora, le parole vengono usate in modo obliquo, per travisare una verità invece che per illuminarla a beneficio di tutti. O vengono usate per sabotare, per aggredire e per ferire. Scegliere le parole è quindi importantissimo. Esse ci definiscono. Possono abbracciare o respingere. Possono essere fiori o possono essere armi, possono costruire ponti o possono aumentare distanze.

“Sembri una strega invasata”, “Sei una cessa borgatara sgradevolmente volgare”, “Sei proprio una demente! Impara l’italiano va che è meglio!”. Cos’hanno in comune questi insulti? Sono tutti rivolti a donne. Secondo l’ultima rilevazione di SWG per la nostra associazione, infatti, le donne risultano tra gli obiettivi preferiti dai leoni da tastiera. In questa sfortunata classifica sono le persone omosessuali a stare sul gradino più alto del podio registrano infatti un +15% di insulti rispetto all’anno precedente, seguite dai migranti (+9%) e dalle persone di religione o cultura ebraica (+ 12). È ormai emersa chiaramente una sintomatica stanchezza nell’“abitare luoghi” che sono ostili. Quante volte al giorno ti capita di leggere online insulti, frasi violente, battute che offendono culture e identità? Certamente troppe. Eppure, le parole hanno anche un potere fortissimo e molto positivo, possono commuovere, valorizzare o dare fiducia. Ed è da questa convinzione che, nell’agosto del 2016, ho voluto lanciare una domanda provocatoria a tantissimi colleghi del mondo della comunicazione e del marketing: “Cosa possiamo fare per migliorare questi nostri luoghi virtuali?”. Una provocazione lanciata via whatsapp che si è trasformata in un viaggio ricco di soddisfazioni, insegnamenti e tanta speranza di cambiamento.

La prima tappa di questo viaggio è stata a Trieste (dove l’associazione Parole O_Stili ha sede) nel febbraio 2017, quando davanti ad una platea di oltre 1200 persone è stato presentato il Manifesto della comunicazione non ostile, una carta scritta a più mani dalla community e che raccoglie dieci princìpi di stile che hanno l’obiettivo di ridurre, arginare e combattere i linguaggi negativi in Rete. Primo firmatario del Manifesto e ospite d’onore era era stato Gianni Morandi; un esempio indiscutibile “di stile” proprio sui social network.

Da quel momento Il Manifesto si è rapidamente diffuso di bacheca in bacheca, nelle aule delle scuola d’Italia e nelle università. È diventato strumento didattico per oltre 250 mila studenti italiani, è stato tradotto in 31 lingue, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha regalato a 500 ragazzi durante la cerimonia ufficiale di inaugurazione dell’anno scolastico 2017/2018. È stato protagonista di trasmissioni televisive, libri, progetti culturali. Matera 2019 lo ha adottato come carta etica insieme ad oltre 350 sindaci d’Italia, tra cui Beppe Sala, Chiara Appendino, Antonio De Caro, Leoluca Orlando, Dario Nardella. A questi si aggiungono le sottoscrizioni di grandi aziende come Tim, Sorgenia, Wind, Vodafone, Pigna.

“Perché il Manifesto ha ricevuto quest’accoglienza e questa condivisione?” è una domanda che ci facciamo spesso. La risposta è che ha un linguaggio semplice ma profondo e diretto nei contenuti – virtuale è reale, si è ciò che si comunica, condividere è una responsabilità, etc. – che permette di essere compreso a più livelli e da un pubblico variegato. Inoltre, è scritto in prima persona, presentandosi quindi come un impegno di responsabilità condivisa utile a favorire comportamenti rispettosi e civili.

Nel corso degli anni alla versione classica del Manifesto si sono aggiunte alcune declinazioni dedicate a degli specifici ambiti: la politica, la pubblica amministrazione, le aziende, l’infanzia, lo sport e la scienza. L’ultima nata, e forse quella che ci sta più a cuore, affronta invece i temi della diversità e dell’inclusione con l’obiettivo di ispirarci a scegliere parole giuste, parole che sappiano superare le differenze, oltrepassare i pregiudizi e abbattere i muri dell’incomprensione. Parole che liberino dalle etichette, che non isolino, che non ci facciano sentire sbagliati. Nasce con l’ambizione di diventare il Manifesto di chi quotidianamente rischia di restare ai margini. Tra i dieci principi di quest’ultima declinazione sicuramente il mio preferito, quello che meglio di altri riesce a raccontare in che modo possiamo iniziare concretamente un percorso di inclusione e uguaglianza, è il numero cinque: “Le parole sono un ponte. Coltivo la curiosità, l’apertura, il dialogo positivo che nasce quando si superano le barriere mentali, sociali, culturali, gerarchiche. Il mio linguaggio sa creare inclusione e cittadinanza.” Insomma, includere è una scelta che dobbiamo fare ogni giorno e in ogni contesto che abitiamo – familiare, lavorativo, virtuale – e il linguaggio è parte fondamentale di questa scelta. Come dice Sant’Agostino: “La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose e il coraggio per cambiarle.” Ed è con questa speranza che Parole O_Stili è oggi una comunità accogliente sostenuta da decine di migliaia di persone. Quindi, se credi che le parole abbiano un peso e un valore, allora Parole O_Stili sei anche tu.

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