COMUNICO – Dunque includo?

A cura della Redazione

Nel documento di strategia dell’azienda, il Barilla Lighthouse, la diversità è presentata come un obiettivo aziendale fondamentale. Secondo le parole dell’Amministratore Delegato Claudio Colzani, “Promuovere diversità ed esclusione non significa fare solo la cosa giusta, ma anche sostenere la nostra strategia di crescita. Una forza lavoro diversa e una cultura inclusiva accrescono l’impegno e tengono conto di una comprensione più profonda della società portando ad un processo decisionale più forte.” È da diversi anni che monitoriamo i progressi dell’azienda attraverso una survey specifica, dedicata ai temi di D&I. Nell’ultima, quella datata 2019, la maggior parte delle persone dichiarava di essere orgogliosa di lavorare in Barilla e, questa, ha sempre rappresentato un punto di forza. Eppure, nell’inclusione, le aree di miglioramento, nel linguaggio e nei comportamenti, presentano sempre un margine importante di miglioramento. Il nostro è un percorso in continuo divenire. Abbiamo, quindi, recepito l’esigenza di portare avanti un percorso di sensibilizzazione e di condivisione di strumenti utili a rendere più inclusivo il linguaggio utilizzato in azienda.   Parlare di comunicazione e di linguaggio inclusivo può essere un’opportunità di crescita per tutte le persone. Perché le parole sono importanti, hanno sempre delle conseguenze, piccole o grandi che siano. Possono includere o escludere e, per questo, vanno scelte con attenzione maggiore rispetto a quella che spesso usiamo.

 Abbiamo quindi intrapreso un percorso collettivo dedicato al linguaggio, articolato in diverse fasi:

– Nel mese di aprile, in pieno lockdown dunque, abbiamo conversato con David Mixner, noto attivista dei diritti civili e da tempo consulente del nostro D&I Board, che ha condiviso con noi le conseguenze che in questo periodo difficile, ha avuto sulla comunità LGBTQ+. È stata un’opportunità preziosa per parlare di comportamenti e linguaggio inclusivi. Non è mancata quindi l’occasione di scoprire gli effetti di questo periodo di emergenza sanitaria sulle minoranze sotto-rappresentate e capire che certi diritti non sono sempre scontati;

– Abbiamo poi proseguito con un secondo incontro, nel mese di giugno, coinvolgendo Igor Šuran di Parks – Liberi e Uguali che, con il suo monologo “Words that exclude” (Le parole che escludono), ha trasmesso durante una bellissima sessione teatrale il messaggio che il potere di esclusione delle parole è fortissimo. certe parole. Scegliere di utilizzare la dimensione teatrale come ambiente autenticamente produttivo ha sicuramente mosso delle riflessioni nei singoli individui;

– Infine a settembre, con Lisa Kepinski – membro esterno del nostro D&I Board – e con la sua collaboratrice Tinna Nielsen, abbiamo approfondito il tema dei comportamenti inclusivi e di come promuoverli attraverso piccole “spinte pratiche”, da loro definite nudges: comportamenti agibili sia di persona che virtualmente.  Inestimabile il valore di esempi concreti a supporto della dimensione lavorativa che viviamo ogni giorno. La teoria non è mai esaustiva nei luoghi di lavoro. 

Ad arricchimento di questi tre momenti di discussione e condivisione, abbiamo voluto creare un ulteriore momento di incontro e di confronto, in cui andare ancora più a fondo nel tema del linguaggio. 

Insieme a Diversity & Inclusion Speaking (start up che lavora in modo verticale sui linguaggi inclusivi), che ci ha supportato nell’organizzazione dell’evento virtuale, abbiamo creato un panel di discussione che potesse affrontare il tema da diversi punti di osservazione. Abbiamo deciso di coinvolgere, infatti, professionalità diverse che, a vario titolo, lavorano “con” il linguaggio e che potessero aiutarci a capire meglio perché il modo in cui comunichiamo è così essenziale in un percorso di Inclusione. Insieme alla Prof.ssa Manzi, Docente di Psicologia Sociale all’Università Cattolica di Milano, abbiamo approfondito i meccanismi cognitivi e percettivi che ci guidano nell’interazione sociale e abbiamo compreso in che modo il linguaggio può essere veicolo di pregiudizi e stereotipi, nostro malgrado. Andrea Notarnicola, Partner di Newton, ha approfondito poi le conseguenze dell’impatto che un linguaggio poco attento e non consapevole può produrre sulla cultura aziendale portando inoltre uno sguardo sulle realtà e aziende impegnate in percorsi analoghi. Alexa Pantanella, Esperta di linguaggi inclusivi e Fondatrice di Diversity & Inclusion Speaking, ha condiviso esempi pratici e verosimili di espressioni non inclusive che può capitare di utilizzare (o di sentir utilizzare) in ambito professionale, indicando anche come evitare di incorrere in questo tipo di situazioni. Cristina Lazzati, Giornalista e Direttrice Responsabile di Mark Up, ha condiviso una analisi dello stato dell’arte del mondo della comunicazione marketing e pubblicitaria, con particolare enfasi sui modelli desueti che, ancora, capita siano proposti; ha inoltre condiviso alcune best practice che stanno tracciando una nuova via comunicativa più aperta e inclusiva. La discussione e lo scambio sono stati arricchiti da un momento di intrattenimento, grazie alla presenza di Annagaia Marchioro, attrice comica, che ha recitato un monologo centrato sull’importanza delle parole. L’evento, moderato da Valentina Dolciotti, si è svolto il 22 ottobre e ha registrato una grandissima partecipazione: moltissime  le persone connesse per l’intera durata della sessione (2 ore) e alta la quantità e la qualità delle domande rivolte alle relatrici e al relatore.

I riscontri ottenuti durante l’arco di tutto questo percorso, sono stati per noi davvero importanti segnali non solo di un forte interesse per la tematica che concerne il linguaggio inclusivo, ma anche della volontà, da parte della nostre persone, di mettersi in discussione e aprirsi a nuove pratiche e attitudini, anche nel quotidiano.  Abbiamo bisogno, lavorando insieme, di accrescere la nostra capacità di includere e, per farlo, dobbiamo imparare ad ascoltare le altre persone.  Invece di parlare esclusivamente per spiegare le nostre ragioni, dobbiamo fermarci e ascoltare le idee e le opinioni degli altri. La parola magica, a volte abusata, è EMPATIA: il sentire dentro, la capacità di mettersi nei panni degli altri e delle altre. Oggi, in un momento così sfidante, è più importante che mai rimanere connessi ed inclusivi verso gli altri.

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Author: Redazione