I Mandarini – VIII

Valentina Dolciotti

Il periodo di lockdown è stato faticoso, complesso e finanche complicato? Sì.
Ha imposto un cambiamento radicale di ritmi, abitudini, relazioni, doveri e diritti? Sì. Ha messo in evidenza ciò che ogni ambientalista ripete senza sosta da più di trent’anni e che or- mai dovrebbe essere chiaro a tutt*, almeno quanto è chiaro che il ghiaccio si scioglie col calore e la Terra gira su se stessa? Sì. O almeno si spera. La rivoluzione tecnologica (in particolar modo quella digitale), che ha coinvolto il pianeta, ha permesso di affrontare l’inaspettata pandemia – e la crisi che ne è derivata – con maggiori capacità (per qualità e quantità) di quanto avremmo po- tuto fare anche solo quindici anni fa? O dieci? O cinque? Sì, senza dubbio.

Ha permesso di avvicinare, seppur virtualmente, insegnanti e bambin*, nonn* e nipoti, datori di lavoro e impiegat*, colleghe e colleghi, medici e pazienti, amici, fidanzate, parenti lontani? Io credo di sì.

Tutto questo significa che la tecnologia non la- scia indietro nessuno, non crea esclusione, non discrimina e risolve qualsiasi tipo di problema? No, ecco, questo no.

La pandemia e la crisi sanitaria (e, a cascata, finanziaria, sociale, imprenditoriale…) hanno fortemente accentuato le disuguaglianze già presenti nelle nostre società del 2020. Ogni ente e organizzazione con cui mi è capitato di entrare in contatto (molti dei quali presenti in questo nu- mero) ha sottolineato quanto il proprio specifico oggetto (preferisco soggetto) di lavoro, sia stato in assoluto il più martoriato e discriminato dall’emergenza Covid-19.

Chi si occupa di teatro ha patito l’assenza di pubblico e di spettacoli; chi assiste gli anziani ha sentito la propria salute fortemente a rischio; chi

lavora con la disabilità ha sottolineato come i cambiamenti imposti dai Decreti stravolgessero completamente abitudini, cure e supporti dedi- cati; chi insegna ha sofferto la distanza dai propri alunni ed alunne, la mancanza di un quotidiano contatto e, lo stesso, è stato per bambini e bam- bine. Bambin* cui è stato domandato uno sforzo, durante il lockdown e nei mesi seguenti, ben più grande di quanto ci siamo resi conto.

Tra le parti sociali chi ha ragione? Tutte.
Chi vince la triste gara della più discriminata tra i discriminati? Le donne vittime di violenza domestica – costrette in casa con il proprio aguzzino – ?

I lavoratori stranieri non regolarizzati che hanno perso l’unica fonte di guadagno? Le bambine e i bambini che non hanno avuto accesso alla didattica a distanza? I piccoli imprenditori che hanno chiuso la propria attività per non riaprire più? Non lo so dire.
Ma so che la tecnologia è uno strumento a nostra disposizione, è molto utile, ma non è la salvezza. È stata d’aiuto, di supporto fondamentale e ancora lo sarà, ma non è onnicomprensiva, non raggiunge coloro che (per scelta o per destino) non la utilizzano, non hanno avuto modo di apprenderla, di esercitarsi, di farla propria. L’ISTAT ha pubblicato il rapporto annuale 2020 sulla condizione italiana e i dati danno chiara evidenza delle disuguaglianze pre Covid-19: nel 2019 le famiglie in povertà assoluta erano oltre 1 milione e 600 mila (quindi, ipotizzando un numero medio di componenti per ogni famiglia, parliamo di più
di 4 milioni di persone).
Questo è un dato da considerare. Inoltre, poiché chi è in possesso di un titolo di studio superiore (tra i 25 e i 64 anni) è il principale indicatore del livello di istruzione di un Paese, leggiamo che, in Italia, tale quota il 62,2%, valore decisamente inferiore a quello europeo (78,7% nell’UE 28). Povertà e livello di istruzione sono due fattori nazionali da cui non possiamo prescindere nei ragionamenti.
Più di 6 milioni di famiglie (pari al 24,2% del totale) non sono proprio “connesse” e si concentra- no soprattutto al Sud I minori (dai 6 ai 17 anni, praticamente quelli su cui ricade l’obbligo scolastico) che non possiedono né un computer né un tablet si attesta al 7,5% al Nord raggiungendo quota 19% al Sud.
È quindi fondamentale garantire pari accesso alle opportunità (di studio, di formazione, di crescita ma anche di sopravvivenza, di lavoro, di socializzazione…) a tutt*, senza nessuna distinzione, e lo Stato deve investire e adoperarsi per essere garante di queste opportunità. Può darsi sia questa, la soluzione? Non so, ma sicuramente sarebbe un ottimo inizio.

Spread inclusion all around the globe

Author: Valentina Dolciotti