UN CONFRONTO MASCHILE/FEMMINILE PER ARRICCHIRE LE ORGANIZZAZIONI

DIVERSAMENTE – Rubrica di Fabio Galluccio –

Parlare di gender oggi è un tema che apre a una serie di tematiche che vanno dalla tradizionale “questione femminile” al ruolo dell’uomo all’interno della famiglia, alla paternità. Non a caso sempre più spesso si usa questo termine accanto al più usuale maternità su cui troviamo moltissima letteratura. Accanto a queste aree “politicamente corrette” vi è però un mondo variegato: dalle coppie omogenitoriali, alla transessualità, alle diverse identità di genere di cui avremo modo di parlare prossimamente.

Il ruolo della donna e dell’uomo nelle Organizzazioni cambia con l’evolversi del concetto di maternità e paternità dove, in parte, aiuta una normativa che riconosce maggiormente il ruolo del padre con alcuni giorni di congedo post nascita e durante le malattie, ma dall’altra cambia l’approccio nei confronti del mondo del lavoro, laddove le organizzazioni diventano sempre più “liquide”, tramutando un attributo del sociologo Zygmunt Bauman. Ricordiamo il lavoro agile, la conciliazione vita privata-vita lavorativa, le aziende sempre meno gerarchiche, ecc. Si trasforma il modo di rivestire il proprio ruolo nelle diverse professioni e la possibilità per le donne di accedere a posizioni di responsabilità. Anche in questo la legislazione ha dato una spinta importante: la legge GolfoMosca sulla rappresentanza femminile nei consigli di amministrazione delle società con l’ultima modifica, che porta dal 33% al 40% il numero delle consigliere nei CdA delle aziende private, sta profondamente modificando la composizione dei cda. Inoltre, ricoprire nelle Istituzioni cariche sempre più importanti da parte delle donne favorisce una maggiore presenza femminile nella classe dirigenziale del Paese: la prima donna ministra fu Tina Anselmi nel 1976 – più di trent’anni dopo il diritto di voto alle donne –; la prima elezione di una donna presidentessa della Camera, Nilde Iotti, nel 1979, e del Senato, Maria Elisabetta Casellati solo nel 2018; e recentemente la prima donna a ricoprire la carica di presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia. Ma a questa evoluzione lenta e faticosa non sempre corrisponde una visione di una leadership femminile che non si identifichi con quella maschile.

Quando alcune colleghe mi interpellavano in qualità di Diversity manager dicendomi che non volevano sentirsi diverse, io rispondevano che se avessero rivestito il loro ruolo manageriale imitando il modello maschile, io avrei fallito nei miei obiettivi. E altrettanto gli uomini devono saper prendere il meglio delle capacità di ogni collega donna, poiché è dalle molteplicità interpretative e dalle contaminazioni, nascono nuovi progetti, nuove idee e nuovi modelli di business. Dal confronto costante tra maschile e femminile si comprendono meglio le esigenze dei dipendenti e delle dipendenti e le necessità della clientela. E’ questa è la vera sfida della diversità: valorizzare le capacità di ognuno e far sentire ogni persona inclusa e “a casa propria”, intercettando contemporaneamente il variegato mondo del mercato. 

Spread inclusion all around the globe

Author: Redazione