TEATRO: GUILTY LANDSCAPES – Dries Verhoeven

produzione Studio Dries Verhoeven

coproduzione SPRING Festival Utrecht, Foreign Affairs Berlin, Boulevard Theatre Festival Hertogenbosch, MU Artspace Eindhoven


di Mauro Danesi – Le relazioni tra esseri umani sono date per scontate, come l’aria in cui siamo immersi, fino a quando ci vengono negate: solo allora ci accorgiamo quanto sia necessario il collegamento tra noi, quanto sia importante il nutrimento dell’empatia.

Mai come in questo periodo le relazioni non sono vissute per esperienza diretta, ma mediate da uno schermo, da una barriera e la nostra occupazione principale è divenuta essere spettatori e spettatrici di persone, notizie, avvenimenti in video. Lo spettacolo di cui avevo deciso di parlarvi diventa, nel contesto attuale, ancor più potente.

Guilty Landscapes si presenta come una video installazione, al cui interno è accolta una persona per volta. Ci resta per un tempo a sua scelta, massimo 10 minuti.
L’opera è di Dries Verhoeven, brillante artista olandese che crea sul confine tra teatro e arte visuale, tra installazione e performance in musei, luoghi pubblici, spazi non teatrali.

Il tutto stimolando criticamente la fruizione artistica e il rapporto tra arte, realtà, performer e pubblico. Per descrivere il lavoro cito le parole dell’autore stesso, dal suo testo Only doubt can save us (Solo il dubbio ci salverà): “Guilty landsca-
pes è una serie di 4 installazioni video. Lo spettatore entra nella stanza, la porta si chiude, è da solo.
Sul muro vede una video proiezione di un luogo del mondo ritenuto comunemente problematico, nel primo episodio questo è un’industria tessile di Hangzhou. Il suono delle macchine da cucire è fortissimo. Il visitatore vede sullo schermo che una delle lavoratrici, una giovane donna cinese, smette di lavorare e inizia a imitare i movimenti del visitatore. Se il visitatore alza la mano, l’operaia farà lo stesso.”
Il momento della mimesi sembra confermare il buon vecchio racconto dell›economia di mercato globalizzata in cui il nostro comportamento in Occidente influenza il comportamento delle persone in luoghi lontani in tutto il mondo. Ma l’operaia smette di imitare, mette le cuffie anti-rumore e il suono si attutisce.
Avanza sul pavimento della fabbrica tessile, si sdraia a terra e invita con un gesto lo spettatore a fare lo stesso. I ruoli si ribaltano.

Operaia e spettatore si avvicinano allo schermo, lei allunga il braccio e lo spettatore può avvicinare la sua mano quasi a toccare lo schermo: un tocco con qualcuno così distante, in mezzo a confini tra realtà e finzione che sembrano cadere.
Di nuovo tutto cambia, l’operaia toglie le cuffie e ritorna a sparire dietro i rumorosi macchinari tessili, nel trambusto della fabbrica che non si è mai fermata.

Abbiamo l’abitudine di osservare video su ambienti molto distanti da noi, problemi che non ci appartengono, situazioni critiche. Vediamo vittime, notizie di cronaca e ne siamo assuefatti, ma loro vedono noi? Come siamo coinvolti/e in quello di cui siamo testimoni a distanza?

Verhoeven non desidera dare alcuna risposta, ma ama “sfuocare le linee tra reale e irreale”, offrire esperienze di ambiguità che possano perturbare, aprendo squarci di riflessione fertile. In un’intervista pubblicata su Exibart dichiara:

“Non voglio rappresentare la vostra guida morale, non voglio
essere una bussola. Spero di scuotere la bussola e ridarvela
indietro prima che l’ago ritrovi la sua direzione”.

Quando sono stato spettatore di Guilty Landscapes al Festival di Santarcangelo ne sono uscito con un misto di frustrazione e di possibilità; una sensazione che oggi risuona più vivida che mai. Non si può abbattere la quarta parete, il limite dello schermo, ma la si può bucare, strappare in piccoli punti creando squarci di respiro.
Di colpo cessiamo di sentirci invulnerabili: siamo osservati/e a nostra volta, diveniamo nudi, fragili e umani. Di colpo siamo responsabili, ma non solo: si apre anche un’altra via possibile, l’unico presupposto per non essere più soli/e, per poter far innamorare e innamorarsi.

www.driesverhoeven.com/en/project/guilty-landscapes/

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY VII, GIUGNO 2020

Spread inclusion all around the globe

Author: Redazione