MUSICA: BRIAN ENO E LA MUSICA OBLIQUA – Less is more

di Davide Sapienza – La rivoluzione culturale degli anni sessanta che, sotto le braci del dopoguerra già dagli anni cinquanta vide nascere un grande interesse verso filosofie di vita libertarie e spesso riferite al pensiero orientale, ebbe molti debiti nei confronti dei poeti della Beat Generation. Correnti interiori e di pensiero che non a caso, nello smantellamento di una visione squadrata del mondo, con la musica proposero il rock’n’roll e la nascita della cultura giovanile.

In una società capitalista e industriale, che chiedeva allora come oggi di rinunciare alla libertà di percepire e di essere a favore dell’ebetismo inebriato e dell’avere, la musica diventò un veicolo di immensa forza: il ritmo di quella parte di mondo che cercava di evolversi insieme alle altre arti. In questo contesto, la generazione dei nati durante o subito dopo la guerra, in Inghilterra fece emergere i nomi tutelari della musica popolare moderna, dai Beatles a un uomo che, ancor oggi, è capace di vedere trasversalmente i punti dove passare alla prossima fase: Brian Peter George St. John le Baptiste de la Salle Eno, in arte Brian Eno. Classe 1948, si definì fin dai primi giorni di carriera discografica con i Roxy Music, un “non” musicista.

La sua provocazione aveva radici profonde, in un’infanzia solitaria ma proficua e non a caso in anni recenti ha dichiarato, “ho dedicato tutta la mia vita all’obiettivo di restare un bambino”. Come quando, nel 1975, incide nel grande tronco della storia un anello base per le arti, con le teorie Music For Non Musicians e Oblique Strategies. Over One Hundred Worthwhile Dilemmas (Strategie Oblique. Più Di Cento Meritevoli Dilemmi). Le strategie oblique, lette così, sembrano un cervellotico passatempo dell’eccentrico inglese: in realtà, Eno ideò un mazzo di carte (nere su un lato, bianche sull’altro) con l’artista Peter Schmidt da custodire in una piccola scatola nera. In quella scatola venivano depositate alcune mappe linguistiche, bizzarri aforismi il cui scopo era quello di aiutare il musicista, o il creativo in genere, a spezzare le catene in cui veniva a trovarsi se costretto da recinti e paletti che non esistono in natura.
Questa procedura fu pensata per aiutare la persona creativa a liberarsi dai blocchi mentali e imboccare il sentiero del pensiero laterale. Pensiamo ai capolavori, come autore e come produttore artistico, come i primi con i Roxy Music (insieme ai quali registrò Roxy Music del 1972 e For Your Pleasure del 1973), album per i quali inventa i “treatments”, trattamenti pescati dal sintetizzatore VCS3 e dai magnetofoni.

Saranno decine, i classici del pop e del rock, nelle cui note di copertina, alla voce crediti, leggiamo la fatidica dicitura “Brian Eno – treatments”. Nel 1975, dopo il secondo album di canzoni, inventa la musica ambient per come la intendiamo oggi, con Discreet Music.
Ancora lui, nel 1977, inventa i “trattamenti di una nota” che rendono Heroes di David Bowie, una delle canzoni più amate della storia. La sostenibilità delle sue teorie-pratiche, ha dato l’abbrivio alle intuizioni più radicali di grandi del rock, dall’amico Bowie a Talking Heads, Devo, U2, Coldplay. Senza dimenticare le suonerie per il Nokia 8800 Sirocco!
Ma torniamo al 1975, quando Eno in due mesi pubblica prima Another Green World con le sue canzoni cantate, poi Discreet Music, strumentale fondato sulla reiterazione di tre note. Ascoltare le due opere back to back, equivale a compiere un viaggio sconfinato nelle immense potenzialità della creatività: le canzoni, il cui impatto sonoro viene ottenuto svuotando e alleggerendo, puntando sulla qualità di ogni nota-parola, riecheggia un adagio molto amato da Eno e reso moto dall’architetto Ludwigg Meis van den Rohe, “meno è di più”.
In I’ll Come Running bastano quattro versi per individuare l’approdo comune di percezioni in apparenza distanti, che – obliquamente – si incontrano e si sostengono: Voglio essere il marinaio errante/ siamo profili sotto la luce della luna/ Sto alla finestra giocando a solitario/ In attesa che le stagioni cambino/ Un giorno i miei sogni ti faranno oltrepassare il cancello di quel giardino.

In Everything Merges With The Night lo svelamento dice che Ogni cosa si fonde nella notte/ sono sulla spiaggia/ e descrivo cose diverse/ a persone diverse: cogliere le verità minime, quelle che possiamo portare con noi, ridotti all’osso del nostro essere più vero, come anche questa nuova epoca richiede, è un vivere che possiamo sostenere. Intanto, come parte Discreet Music, l’effetto specchio rende la sovrapposizione armoniosa (suonateli contemporaneamente, se non ci credete) e sostenibile da ogni orecchio.
Siamo in un altro verde mondo della musica discreta, dove ogni cosa confluisce, come il fiume della vita: Vedrai che un giorno questi sogni/ Ti aiuteranno ad aprire la mia porta/ E io arriverò di corsa ad allacciarti le scarpe.

ARTICOLO PUBBLICATO SU DIVERCITY VII, GIUGNO 2020

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Author: Redazione