MIRRORS

di PAOLA UGOLINI

Silvia Giambrone, nei suoi lavori prende ispirazione dalla propria vita, non cerca risposte ma pone molte domande e le interessa indagare l’assuefazione alla violenza. La violenza intesa come parte malata di un rituale famigliare apparentemente immutabile, qualcosa di così interno al tessuto della vita da non essere più riconosciuta come tale. Il suo lavoro è una sorta di trattato di archeologia domestica, uno scavare all’interno dei rapporti, uno svelarne i fragili equilibri, una sottolineatura ruvida del sopruso, talvolta esteticamente disturbante o al contrario appagante nonostante la sua manifesta spigolosità. Utilizzando diversi medium espressivi fra cui il video, il disegno, il collage, la scultura, la fotografia e la performance l’artista obbliga gli spettatori ad una riflessione sui rapporti e sugli squilibri di potere che avvelenano le relazioni umane. Le opere di Silvia Giambrone sono feroci incursioni nel nostro privato e rendono ancora più evidente come spesso la violenza, parafrasando Hannah Arendt, sia quasi banale nella sua superficiale malvagità. Questo insistere cocciuto sulla violenza di genere, quindi su una violenza sessista e sessuata, è lo strumento di lotta scelto da questa artista anche per tenere alta l’attenzione su quel bieco fenomeno culturale, figlio del patriarcato, che partendo dal sopruso verbale ha la sua punta dell’iceberg in quella strage di donne che in Italia la stampa ha battezzato: femminicidio. Le sue opere sono un potente dispositivo per riflettere sia sull’addomesticamento alla violenza, che sul tabù che circonda questa pulsione, sulla capacità di poter assoggettare gli altri usando una grammatica affettiva e relazionale socialmente accettata e a cui siamo talmente assuefatti da non riuscire più a riconoscerla come tale. Come accade con le cose che ci circondano quotidianamente, dopo un pò non le notiamo più, non ci facciamo più caso. Tutte le opere di Silvia Giambrone sono realizzate in modo da creare un corto circuito visivo che permette agli oggetti di uso comune di diventare sinistri elementi di offesa. Nel suo lavoro c’è quindi il preciso intento di portare alla luce il potenziale violento e crudo degli oggetti che ci circondano come dimostrano questi due lavori che, pur nella loro apparente semplicità, sono dei potenti dispositivi visivi che riescono a disturbare e provocare. 

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY V, DICEMBRE 2019

Spread inclusion all around the globe

Author: Redazione