RISTORANTE RUBEN

Di Valentina Pellegrini

Per Pellegrini il concetto di Sostenibilità viene da molto lontano.

Mio padre, Ernesto Pellegrini, fondò l’azienda che porta il nostro nome nel 1965 e, da subito, si chiese come poter rispettare le persone e l’ambiente. Ristorare fu da subito un business complesso dal punto di vista della sostenibilità, ma nello stesso tempo portatore di grandi soddisfazioni. 
Sin da piccoli siamo abituati a sentirci dire di non sprecare cibo in tavola, figuriamoci dunque quanto sia delicato applicare questo concetto in azienda e nel business! Per questo motivo, la Sostenibilità con cui si impostò l’azienda 55 anni fa divenne poi la cifra dei numerosi servizi aziendali creati negli anni ‘80 e ‘90, tra i quali i Buoni Pasto, le Pulizie e la Distribuzione Automatica, manca teoricamente la “Fornitura  di derrate”.

Essere sostenibili, per noi, significa innanzitutto rispettare le persone che fanno parte dell’azienda ( attualmente più di 9.000 i dipendenti), i Clienti, gli utenti finali e i fornitori. Ristorare 200mila persone al giorno è una grande responsabilità, in quanto non si tratta di avventori che entrano nei nostri ristoranti una volta ogni tanto, ma di donne e uomini che sono soliti pranzare o cenare da noi ogni giorno dell’anno. Ecco perché la Sostenibilità in Pellegrini non può essere disgiunta dal senso di rispetto nei loro confronti. 

L’attenzione all’ambiente e, più in generale, al Pianeta ci ha portato nei decenni a ottimizzare i processi di selezione, cura, immagazzinamento e trasformazione delle forniture alimentari, grazie alla creazione della piattaforma integrata Central Food. L’attenzione al concetto di spreco alimentare, che oggi va di gran moda, per noi inizia a monte: non sprecare cibo fa bene al business, dimostrando che la Sostenibilità non è una chimera ma parte essenziale dello stesso, e soprattutto che alimentarsi in modo sostenibile significa consentire di ordinare meno derrate, diminuire l’impronta umana sulla natura e preservare il territorio e le sue preziose risorse.
Partendo dalla ristorazione, in questi anni l’impegno della nostra Accademia Pellegrini, che si è esteso a tutti gli altri servizi, è sempre stato quello di ricercare, studiare ed elaborare proposte e soluzioni all’avanguardia, che non solo venissero incontro alle esigenze dei Clienti, ma – quando possibile – le anticipassero.
Dopo 50 anni di duro lavoro, la mia famiglia ha deciso di restituire un po’ di quella fortuna che il buon Dio ci ha concesso creando una realtà solidale a cui siamo molto legati, la Fondazione Ernesto Pellegrini ONLUS. Lo abbiamo fatto per la nostra società, per il territorio in cui viviamo e con la profonda convinzione che fare del bene faccia bene anche a chi lo fa. 


La missione della Fondazione si concretizza nel Ristorante Solidale Ruben, un luogo nel quale fornire alle persone che a noi si rivolgono, insieme a una cena di qualità, un momento di accoglienza e conforto, indispensabili per costruire insieme ai commensali occasioni e progetti di ripartenza. Ruben offre da subito una sospensione momentanea dal bisogno, ma anche un momento di ricarica e di nuova motivazione all’interno di uno spazio curato e accogliente, nel quale poter scegliere cosa mangiare, come al ristorante, tra più alternative di menù, prendendosi il tempo per una chiacchierata. Ciò che rende cenare a Ruben un’esperienza “normale” è il conto, simbolico: 1 €, ovvero quanto si pagava in mensa aziendale prima della perdita del lavoro.

La cura della forma, dei significati e delle modalità operative è fondamentale, in quanto i destinatari del nostro impegno sono persone che, pur animate dalla volontà di uscire dalla momentanea difficoltà in cui si trovano, hanno bisogno di aiuto, di una mano, i cosiddetti “nuovi poveri”. Queste forme di povertà si definiscono “nuove”, infatti, non solo per le loro caratteristiche, differenti dai processi di impoverimento che siamo abituati a conoscere, ma anche perché sono un’esperienza nuova per chi è coinvolto. È proprio questa novità, inaspettata, che irrompe in storie di vita “normali” e genera uno stato emotivo caratterizzato da sentimenti di impotenza e disillusione nei confronti del possibile “riscatto”. Parliamo di una forma di indigenza in cui il dato della sofferenza economica è l’inizio di un processo, mediamente lungo, che stravolge l’esistenza di persone e famiglie, un processo di impoverimento che intacca tutte le dimensioni della vita generando un senso di disorientamento sociale e che rischia di trasformare le persone in difficoltà in persone senza futuro. L’esperienza di Ristorante Solidale Ruben infatti ci ha mostrato da subito l’importanza di offrire alle persone che stanno attraversando uno stato di indigenza, oltre che un aiuto concreto e un momento di ristoro, un luogo stabile. Un luogo diventato per i commensali un riferimento, un luogo che ha interrotto storie di isolamento sociale e restituito “visibilità” e dignità a chi, in una fase buia della vita, faticava a trovare quel poco di luce che spesso rende possibile intravvedere una via di uscita. 

Ruben è un luogo che, oltre alla possibilità di consumare una cena al costo di 1€, offre molto di più: si è strutturato nel tempo per rispondere ai bisogni di cui sono portatori i commensali con attività e servizi di supporto che vedono impegnati più di centocinquanta tra volontari e professionisti che offrono il loro contributo pro bono. Progetto ascolto e orientamento alle risorse territoriali, progetto lavoro e consulenza legale sono solo alcune delle attività a sportello, affiancate da un progetto di Housing sociale con cinque appartamenti per le emergenze abitative e un’attività strutturata ludico/educativa per i più piccoli. Un luogo vivo e concreto organizzato per accogliere persone, storie e bisogni, un luogo che ha deciso di trasformarsi per continuare, in questo periodo di emergenza sanitaria, a essere un riferimento importante.

L’emergenza sanitaria che stiamo attraversando, quella che oramai è a tutti gli effetti anche una crisi economica dai contorni drammatici, con le restrizioni di movimento e legittime paure che sta generando, ci proietta in una fase di forte indebolimento delle relazioni, dei legami e delle capacità economiche: indebolimento che rischia di diventare interruzione e totale isolamento quando la situazione originaria è già caratterizzata da fragilità. Per i nostri commensali questa situazione ha pressoché azzerato prospettive e speranza nel futuro, mentre per una parte consistente di popolazione è iniziato uno scivolamento veloce verso l’indigenza, facendo aumentare di fatto il bacino d’utenza dei progetti di contrasto alle nuove forme di povertà. 

L’effetto più devastante di questa situazione rischia di essere la scomparsa di un futuro sul quale posizionare un progetto di vita sostenibile.
La capacità “immaginale”, che muove singoli e comunità, rischia di spegnersi sotto le ceneri della crisi. Ruben, invece, vuole avere una prospettiva, per questo abbiamo deciso di lavorare su due fronti in contemporanea: da un lato proseguire nel rispondere al bisogno quotidiano delle persone in difficoltà, dall’altro progettare interventi in grado di immaginare un futuro all’interno di uno scenario complesso, che offrano a tutti l’opportunità di tornare a “immaginarsi” come soggetti in grado di ricostruire un progetto di vita sostenibile.

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY VIII Settembre 2020

Spread inclusion all around the globe