LA STORIA INFINITA

OLTRE LO SPECCHIO – Rubrica di Igor Šuran

Infinito, agg. [dal lat. Infinitus]: Che non termina, che si protrae senza limiti.

Includere, per me, significa dare risposte alle necessità delle persone, derivanti da ciò che sono. 
Da ciò che vedono nel proprio riflesso allo specchio e che noialtri spesso definiamo  “diversità”. 

Includere vuol dire creare condizioni di partenza non uguali ma eque.
L’inclusione è come il sole. Un punto da cui partono raggi che non finiscono mai. L’inclusione non ha fine. Perché, quando raggiungiamo un obiettivo prefissato, ne definiamo subito un altro. E così via, all’infinito.
Infinito è anche il numero di raggi poiché infinite sono le caratteristiche umane che, da questa parte dello specchio di Alice, chiamiamo “diversità”. Oggi includiamo  “diversità” di cui, in tempi non molto lontani, non si era mai parlato. E anche quelle di cui si parla da sempre – da ben prima che la parola “inclusione” diventasse parte del nostro lessico e compresa nella sua immensità – oggi vedono aprirsi orizzonti mai sognati.

Mia nonna fece scandalo perché voleva lavorare e non solo essere madre e moglie. Oggi, la nostra AstroSamantha ci saluta dallo spazio. Un uomo gay si accontentava di tornare a casa sano e salvo, la sera – purtroppo molti di noi hanno ancora lo stesso stesso timore –; oggi abbiamo le unioni civili e si sta ragionando sul matrimonio ugualitario. Ricordo che il centralinista dell’ufficio di mia madre – ero un bimbo e i centralini telefonici erano ancora macchinari enormi con buchi, pistoni e cavi – era cieco. Per questo credevo che le persone non vedenti potessero fare solo le centraliniste. Rosa Parks veniva arrestata per non aver ceduto il posto a una persona di pelle bianca sull’autobus. Cinquant’anni dopo un uomo afroamericano entrava nella Casa Bianca da Presidente.

Oggi ragioniamo di persone celiache, di chi abita lontano dal luogo di lavoro, di chi deve occuparsi dei propri cari, di i chi appartiene a culture e religioni diverse. Ci accorgiamo di come esperienze di vita differenti dalle nostre possano portare valore. Oggi, non guardiamo più all’apparenza ma all’esperienza. 
Tra qualche anno forse anch’io, che lavoro meglio di notte e mi sveglio con fatica la mattina, mi sentirò più incluso. 

La società si sta responsabilizzando: “limitazioni” che una volta venivano collocate in capo alla persona “diversa” oggi vengono vissute come imperfezioni del sistema. Sistema che non è in grado di fornire risposte adeguate ai bisogni e alle peculiarità delle persone.
Quello che per noi è il presente per le generazioni precedenti era un futuro incerto e a volte utopico. Questo presente non sarebbe possibile se qualcuno, prima, non avesse fatto dei piccoli grandi passi. Poi sì, certo, noi abbiamo costruito l’attualità su queste fondamenta. Dobbiamo essere infinitamente grati così come in futuro, coloro che vivranno ci saranno  forse grati per ciò che stiamo facendo.

La sostenibilità viene definita come condizione di uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri. Un’immensa responsabilità. Infinita, appunto.Inclusione e sostenibilità sono due processi intrecciati. Se oggi non mi sento incluso fatico a immaginare il mondo che lascerò alle generazioni di domani, poiché devo usare tutte le mie energie per vivere con dignità il presente.
Alcuni anni fa, durante un convegno sul diversity management mi hanno chiesto, quasi suggerito: -Possiamo allora dire, visti i successi raggiunti, chi ci stiamo avvicinando al completamento di questo percorso di inclusione?-.

No, non possiamo. Inclusione e sostenibilità sono senza fine. Sono una storia infinita. La storia infinita. 

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY VIII Settembre 2020

Spread inclusion all around the globe