INFANZIA: In ascolto dei bambini e delle bambine

CONTROSPAZI – Rubrica di Elena Luciano

All’improvviso è arrivato il Coronavirus, crudele e potentissimo nel distruggere vite e certezze.

Un buio cupo e assordante ha travolto la quotidiana normalità di milioni di bambine e bambini, interrompendo bruscamente relazioni, studio e giochi insieme. I servizi per l’infanzia e le scuole hanno chiuso i portoni, e pur i bambini non hanno smesso di imparare. E non solo perché, nel frattempo, sono nati i LEAD (Legami educativi a distanza) nei nidi e nelle scuole dell’infanzia e la DAD (Didattica a distanza), negli altri ordini di scuola. Ma perché bambini e bambine imparano dappertutto, anche senza gli adulti! Tuttavia, imparano meglio, di più e sperimentando il piacere della conoscenza se accompagnati da sguardi adulti capaci di osservarli e interessati a conoscerli, senza imporsi né sostituirsi, attraverso scelte e posizioni laterali che comunichino loro fiducia. Del resto, come adulti abbiamo la responsabilità di tali sguardi, così determinanti nella costruzione della percezione che bambine e bambini hanno e avranno di sé e delle proprie competenze, del loro essere individui disposti ad apprendere in relazione con il mondo. 


Nonostante i contributi più o meno felici di LEAD e DAD, il lockdown ha avuto un impatto sulle vite di bambini e ragazzi che non siamo ancora in grado di valutare ma che rimarrà marchio indelebile nelle loro esistenze. Un buco nero nella loro formazione. E ciò assume significati tanto più rilevanti se si considera che la formazione di una bambina e di un bambino non riguarda né deve riguardare solo e semplicemente contenuti, programmi, voti e discipline, bensì, soprattutto, lo sviluppo di talenti, risorse e potenzialità, l’esplorazione delle cose e dell’ambiente, il divenire progressivamente sempre migliore e altro da sé, fiducioso del mondo e degli altri. La formazione riguarda, infatti, il progredire continuo, sempre più alto e compiuto – e pur perennemente incompleto – della più piena umanità di ciascuno, la sua crescita personale verso l’autonomia e verso la libertà, nella corresponsabilità di ciò che è condiviso con gli altri.


In tal senso, LEAD e DAD sono state tanto più efficaci e inclusive laddove educatori e insegnanti hanno creduto prioritario educare a distanza attraverso sguardi di umana vicinanza, di presenza responsabile e capace non tanto di trasmettere saperi a un gruppo di allievi, bensì di riagganciare lo sguardo perduto di ciascuno dei bambini e delle bambine seduti al di là dello schermo, per co-costruire conoscenza in un presente drammatico e in una scoperta reciproca. Accanto a ciò, il rischio di esclusione sociale è aumentato a dismisura per via della privazione di attività ludiche, educative, formative e scolastiche, con gravi problemi di giustizia, equità sociale e democrazia, soprattutto per i molti minori in situazioni di vulnerabilità, disagio, povertà.


Anche per questo, l’apertura di servizi e scuole è stata, è e sarà una priorità, di fronte alla quale la sfida è realizzare un’azione educativa diffusa, ovvero in relazione con il territorio, e resiliente, capace di esserci per tutte e tutti e nonostante tutto, di incidere in modo significativo sulla qualità di vita di ciascuno e di comunicare al mondo che bambini e bambine sono innanzitutto soggetti di diritto, più e prima che figli o allievi di adulti lavoratori.


Secondo la Convenzione ONU dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989, ratificata da quasi 200 paesi al mondo, bambini/e e adolescenti hanno diritto ad essere ascoltati in tutte le situazioni che li riguardano (Art.12) e il loro interesse deve avere la priorità in ogni situazione, legge e iniziativa pubblica o privata (Art.3). 


In tal senso, la situazione di emergenza è stata un’occasione persa, dentro cui abbiamo smarrito e dimenticato bambine e bambini. 


È ora di cambiare passo. Non solo perché essi non esistono semplicemente in quanto appartenenti ad altri. E nemmeno perché sono il futuro del nostro paese, come da più parti si dichiara. Bensì perché sono cittadine e cittadini nel presente, con un patrimonio da dare, più che da ricevere. E hanno qualcosa di importante da urlarci nelle orecchie che ci lascerà sorpresi e senza fiato. 

“Non si vive in uno spazio neutro e bianco; non si vive, non si muore, non si ama nel rettangolo di un foglio di carta. Si vive, si muore, si ama in uno spazio quadrettato, ritagliato, variegato, con zone luminose e zone buie, dislivelli, scalini, avvallamenti e gibbosità, con alcune regioni dure e altre friabili, penetrabili, porose. Ci sono le regioni di passaggio, le strade, i treni, le metropolitane; ci sono le regioni aperte della sosta transitoria, i caffè, i cinema, le spiagge, gli alberghi, e poi ci sono le regioni chiuse del riposo e della casa. Ora, fra tutti questi luoghi che si distinguono gli uni dagli altri, ce ne sono alcuni che sono in qualche modo assolutamente differenti; luoghi che si oppongono a tutti gli altri e sono destinati a cancellarli, a compensarli, a neutralizzarli o a purificarli. Si tratta in qualche modo di contro-spazi. I bambini conoscono benissimo questi contro-spazi, queste utopie localizzate. L’angolo remoto del giardino, la soffitta o, meglio ancora, la tenda degli indiani montata al centro della soffitta, e infine – il giovedì pomeriggio – il grande letto dei genitori. È in quel letto che si scopre l’oceano, perché tra le sue coperte si può nuotare; ma quel letto è anche il cielo, perché sulle sue molle si può saltare; è il bosco perché ci si può nascondere; è la notte, perché fra le sue lenzuola si diventa fantasmi; ed è il piacere, perché al ritorno dei genitori si verrà puniti. Questi contro-spazi non sono, in verità, soltanto l’invenzione dei bambini; semplicemente perché i bambini non inventano mai niente; sono gli adulti, invece, che hanno inventato i bambini e sussurrato loro mirabili segreti, anche se poi restano sorpresi quando i bambini glieli urlano a loro volta nelle orecchie”.

Michel Foucault, Utopie Eterotopie, Cronopio, Napoli (1966)

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY VIII Settembre 2020

Spread inclusion all around the globe