IL BLU E IL VERDE

POINT BREAK – Rubrica di Valeria Colombo

“Do they know it’s Christmas?” è il titolo di una canzone scritta nel 1984 da Bob Geldof e Midge Ure e cantata dai più famosi interpreti dell’epoca per raccogliere fondi a favore delle popolazioni colpite da una pesante carestia in Etiopia. Ero piccola (!) e ricordo che il messaggio mi aveva colpito in modo particolare: possibile che nel mondo ci fosse qualcuno ignaro del Natale? Per la bambina di allora fu una doccia fredda ma adesso che sono cresciuta mi chiedo: quante volte diamo per scontato che qualcosa sia noto e disponibile a tutti?


Durante l’isolamento a cui la pandemia da Covid-19 ci ha costretto, abbiamo acclamato alla tecnologia e al digitale che consentono di continuare a lavorare, studiare e restare in contatto con i nostri cari. 
Ma è stato davvero così? O abbiamo dato per scontato che il digitale sia alla portata di tutti? 


Secondo l’Unesco, nel momento più grave dell’emergenza sanitaria nel mondo un miliardo e mezzo di bambini (il 90% degli studenti) non andava più a scuola e di questi oltre il 40% (cioè 700 milioni) non disponeva di un accesso internet da casa.


Da un report di OpenPolis in collaborazione con l’associazione “Con i bambini” risulta che in Italia il 12,3% dei minori in età scolare non ha un computer a casa e nelle regioni del Sud tale quota sfiora il 20%.
Nel Digital Economy and Society Index (DESI) elaborato dalla Commissione europea in base a diversi indicatori di performance digitale, l’Italia nel 2019 è ancora agli ultimi posti in Europa per livello di digitalizzazione nonostante il nostro paese sia tra i più pronti alla diffusione della tecnologia 5G (per il report completo si veda: https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/desi).


L’infrastruttura digitale è il segno del nostro tempo, il tratto distintivo del XXIesimo secolo, come lo sono state le autostrade nel secolo scorso e nell’Ottocento le ferrovie. Tuttavia siamo ancora all’inizio dello sviluppo della rete digitale e, anche in un paese “avanzato” come l’Italia, l’esame di realtà mostra un quadro di enormi disuguaglianze che la crisi sanitaria non ha fatto che esacerbare. E non si tratta solo di avere o meno un accesso ad Internet poiché esistono anche grandi differenze in termini di velocità di Rete, molto più lenta nelle aree interne del nostro paese.
Diventa dunque fondamentale che l’utilizzo degli stanziamenti europei e nazionali per la ripresa tenga conto di questo divario e favorisca un accesso più equo alle risorse digitali. La tecnologia è un mezzo e che diventi uno strumento di inclusione sociale e di sviluppo sostenibile dipende dall’uso che se ne fa. 


Il Forum per la Finanza Sostenibile, associazione senza scopo di lucro che promuove la conoscenza e la pratica dell’investimento sostenibile, con l’obiettivo di diffondere l’integrazione dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nei prodotti e nei processi finanziari, ha indicato alla comunità di investitori responsabili che uno degli ambiti verso cui indirizzare i capitali per la ripresa è proprio quello dell’innovazione digitale in ottica green e della riduzione del digital divide. Sarà fondamentale che lo sviluppo digitale sia realizzato con un limitato impatto ambientale e attraverso soluzioni inclusive.


La sostenibilità dell’infrastruttura tecnologica digitale (il blu) dovrà andare di pari passo con quella ambientale (il verde) e con la riduzione delle diseguaglianze (il rosso?), altrimenti sarà molto difficile considerare sostenibile lo sviluppo che verrà.

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY VIII Settembre 2020

Spread inclusion all around the globe