TECNOLOGIA SI’ – Ma le risorse umane restano collaboratore-centriche

A cura della Redazione

Cosa si aspetta il collaboratore del futuro? Come può la tecnologia supportare le aziende nel migliorare la relazione con i propri collaboratori e il loro benessere?


Con la realizzazione del nostro piano HR 2020 ci siamo spesso interrogati sull’importanza dell’innovazione digitale e tecnologica al fine di migliorare la relazione tra azioni e servizi offerti dalle risorse umane e gli effettivi bisogni del dipendente. Abbiamo cercato, nel corso di questi tre anni, di comprendere la modalità più efficace per conoscere meglio i collaboratori, comprenderne bisogni e necessità, migliorare la relazione e il confronto per proporre offerte personalizzate, “cucite su misura”, e garantire il rispetto di tutte le diversità. 

Ci siamo interrogati sull’effettiva efficacia delle quick surveys, su artificiose segmentazioni della popolazione aziendale, sulla necessità di adottare uno strumento tecnologico che migliorasse la user experience del collaboratore e l’interazione tra la Direzione Risorse Umane e il dipendente. Siamo partiti da una piattaforma interattiva, user friendly e graficamente gradevole, contenente tutte le informazioni professionali dei nostri collaboratori per approdare a un tool lanciato dalla nostra capogruppo, BNP Paribas, che pone ancor più il collaboratore al centro dei nostri processi sulla base di quattro pilastri: semplificazione dei processi HR, trasparenza nei rapporti, trasversalità, fiducia. Attraverso questa piattaforma, una sorta di Linkedin di Gruppo, il collaboratore ha la possibilità di descrivere se stesso, le proprie esperienze professionali, le proprie aspirazioni; di ampliare la propria rete network allacciando relazioni con i dipendenti di tutte le società del Gruppo, il tutto con grande autonomia; il Manager si trasforma in un coach che aiuta, supporta, consiglia il collaboratore in questo percorso di crescita attraverso un feedback continuo, un dialogo costante e costruttivo, realizzato in totale trasparenza. Una grande occasione per rispondere al meglio alle esigenze di ogni collaboratore, che diventa effettivamente prota
gonista del proprio percorso di crescita personale e professionale.


Nel 2017 siamo partiti con un progetto pilota sullo smart working che ha coinvolto inizialmente 51 colleghi e che ha allargato via via il proprio perimetro fino ad arrivare, alla fine del 2019, a ingaggiare 417 collaboratori: accolta con timore e prudenza, questa nuova modalità di lavoro è stata sempre più apprezzata nel corso dei mesi fino a diventare una realtà consolidata che permette un ottimo bilanciamento tra vita professionale e vita familiare, senza ledere l’efficacia e l’efficienza dei processi aziendali. Abbiamo lavorato molto in tal senso attraverso azioni di formazione e di sensibilizzazione che hanno coinvolto manager e collaboratori per consolidare sempre di più il rapporto fiduciario tra gli attori del processo. 


Contestualmente, abbiamo lavorato sull’ottimizzazione dei processi e sul miglioramento continuo della dotazione informatica per rispondere a tre esigenze principali: rapidità, semplificazione e affidabilità. L’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto in questi mesi ci ha costretti a un’accelerazione esponenziale del processo: in sole due settimane, attraverso un coordinamento straordinario tra tutte le funzioni aziendali, in primis la nostra Direzione Informatica, all’87% dei nostri collaboratori è stata garantita la possibilità di poter lavorare da casa. La sfida affrontata non è stata semplice né dal punto di vista della dotazione informatica e della messa in sicurezza dei nostri dati, né per l’adeguamento dei processi che ha coinvolto, nella quasi totalità, tutta la nostra azienda. Un lavoro enorme che non può essere disperso, ma che dovrà rappresentare uno degli strumenti principali per migliorare il work life balance dei nostri collaboratori insieme alla flessibilità oraria e al part time (nostro fiore all’occhiello con più di 500 attivazioni nel 2020 e oltre 160 schemi orari diversi). La sfida sarà proprio questa: non sprecare l’enorme sforzo a cui l’emergenza da Covid-19 ci ha costretto, bensì fare tesoro dell’esperienza e lavorare sulle criticità emerse. La necessità di lavorare da remoto ha messo in luce ancor più il divario generazionale in merito alle competenze digitali: in questi mesi di emergenza abbiamo potenziato la formazione dei colleghi.

Siamo diventati più capaci nella gestione delle riunioni in video, abbiamo maggiore dimestichezza con webinar o webex… ma la strada da percorrere è ancora tanta. Abbiamo compreso, da tempo, che le competenze digitali rappresentano il futuro e che è necessario coinvolgere la popolazione aziendale in programmi di reskilling e upskilling per poter permettere a tutti, nessuno escluso, di accedere ai nuovi ruoli di cui le aziende avranno necessità in futuro e per permettere anche ai colleghi senior di non essere esclusi dalle opportunità che si verranno a creare. Il passaporto digitale, i corsi di cultura digitale, il reverse mentoring sono solo alcune delle iniziative che abbiamo realizzato in passato e che dovranno ancor più essere potenziate e implementate. Vorrei raccontare due interessanti iniziative che stiamo realizzando a livello di Gruppo Italia (si tratta del secondo anno per entrambe) per diffondere la cultura digitale:
–  Miss in Action, un concorso dedicato alle start up al femminile che si conclude con la selezione di 3 vincitrici con cui le società italiane di BNP Paribas si impegnano a collaborare per la realizzazione di un progetto comune. Un modo efficace e costruttivo per dare risalto all’imprenditoria femminile e all’innovazione tecnologica.

Una delle start up vincitrici dell’edizione 2019 ci sta supportando nella realizzazione delle iniziative legate alla Diversity: le borse di studio TechCamp del Politecnico di Milano che coinvolgono i figli dei dipendenti (dalla 2° alla 4° superiore): una bellissima esperienza per avvicinare ragazzi e ragazze alle lauree STEM e che, a causa dell’emergenza Covid-19, si è svolta integralmente in formato digitale.


Inutile sottolineare quanto la tecnologia ci aiuti nel garantire il lavoro da remoto o postazioni adeguate per i colleghi con disabilità e quanto la digitalizzazione, in questo periodo di emergenza, offra la possibilità di poter continuare a realizzare i nostri programmi legati alla salute e al benessere nonchè alla Diversity & Inclusion, permettendo di raggiungere e di coinvolgere tutti, nessuno escluso. 


In definitiva, la tecnologia rappresenta un imprescindibile strumento a supporto delle aziende, in tutti gli ambiti: quindi innovazione sì ma senza dimenticare che il collaboratore è e deve restare al centro di tutte le nostre azioni. 

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY VIII Settembre 2020

Spread inclusion all around the globe