SUPERARE LE DISABILITÀ – Investire in tecnologie e persone

A cura della Redazione

Ormai sono trascorsi molti anni da quando ero alle elementari e tra genitori e maestre si parlava di un futuro ipertecnologico dove sembrava che, per l’essere umano, non ci sarebbe stato più posto. Da bambina riflettevo su quella possibilità e immaginavo una realtà non proprio rassicurante. Sono passati 30 anni da allora e di evoluzioni tecnologiche, effettivamente, ne ho viste tante. Nel tempo, però, ho anche visto quanto la tecnologia possa davvero includere le persone invece di annullarle o estrometterle come si temeva. Anzi, ci si è adoperati per collocarlo al centro, superando l’assenza di caratteristiche fisiche idonee e consentendo un miglioramento della qualità di vita. Siamo ormai consapevoli che l’aspettativa di vita anagrafica stia aumentando, in Italia si vive e si lavora più a lungo, si entra e si esce più tardi dal mercato del lavoro. Se la vita lavorativa si allunga, inevitabilmente verrà richiesto a ciascuno di noi di sviluppare nuove e diverse competenze. Per capire se saremo pronti a questa ennesima rivoluzione, bisognerà fare un passo indietro e ragionare sull’interazione tra ambiente di lavoro e persone. Secondo l’OMS la definizione di salute non è solo l’assenza di malattia, ma è uno stato di benessere fisico, mentale, sociale dell’intera persona, inserita nel suo ambiente, ed è pertanto strettamente legato al funzionamento umano a tutti i livelli: biologico, psicologico, sociale.


Ciò significa che, per definire uno stato di salute, è fondamentale essere inclusi nell’ambiente che ci circonda. Questa definizione di disabilità è ormai condivisa dai più, per questo non ci si deve limitare alle diagnosi (cecità, autismo, ecc.) per evitare di creare delle minoranze tra persone. Si tratta di fare uno sforzo a ragionare fuori dagli schemi.
Alla luce di queste riflessioni, nel 2001 l’OMS ha introdotto la classificazione ICF, Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute.


L’ ICF si fonda sul modello BioPsicoSociale che permette una nuova visione della disabilità e della salute.


Secondo la logica condivisa dell’ICF, è possibile progettare contributi per il potenziamento delle singole abilità, ma anche interventi ambientali per la promozione della partecipazione degli individui in differenti contesti e durante tutto l’arco della vita anche lavorativa, attraverso l’identificazione di barriere (quell’insieme di elementi la cui presenza od assenza può ostacolare a livello di partecipazione della persona, limitandone il funzionamento e determinando la disabilità) e/o facilitatori (quell’insieme di elementi che permettono un miglioramento del funzionamento della persona e riducono la disabilità).


Da questi presupposti nasce la definizione di Reasonable Accommodation (Accomodamenti ragionevoli): l’insieme di tutti gli interventi basati su un principio di uguaglianza tra lavoratori, che consentono l’effettiva partecipazione alla vita professionale dei lavoratori disabili.
Una corretta valutazione dell’ambiente e dei rischi correlati, come indicato anche nell’Accordo Europeo del 2004 sullo stress da Lavoro (L. 81/08), deve contemplare le diversità che caratterizzano i lavoratori.
Non contemplare le esigenze di tutti i lavoratori, determinerà l’aumento di patologie correlate al lavoro con ripercussioni su collocabilità, produttività, reddito, costi aziendali e sociali, escludendo così la quasi totalità dei lavoratori fragili.


Estendere i provvedimenti di accomodamento anche alle persone non disabili consente agli HR di superare pregiudizi e stereotipi culturali, alimentando il senso di uguaglianza tra i lavoratori. 
Per queste ragioni si parla, ad esempio, di Design for all: una nuova metodologia progettuale che ha per obiettivo fondamentale progettare e realizzare edifici, prodotti e ambienti che siano di per sé accessibili a ogni categoria di persone, sia in presenza sia in assenza di individui con disabilità.


Anche Industria 4.0 fornisce alcune soluzioni per aziende e le persone al fine di colmare quel gap fisico, ma sarà possibile anche supportare i lavoratori con disabilità nello svolgimento di mansioni che non potrebbero fare.
Vediamo alcune tecnologie che, negli ultimi anni, hanno migliorato il modo di lavorare di molte persone. 


Partiamo da un dispositivo che molti di noi posseggono, lo smartwatch. Attraverso la capacità di rilevare temperatura, livello di stress, battito cardiaco… può permettere di monitorare parametri fondamentali che determinano le condizioni di salute dei lavoratori. Gli smartwatch vengono utilizzati ad esempio in alcune cliniche ospitanti persone affette da Alzheimer: grazie alla funzione del GPS è possibile non perderle mai di vista.


Negli ultimi anni c’è stata una grande richiesta di esoscheletri da lavoro che hanno notevolmente alleggerito gli sforzi fisici degli operai, rendendo molte attività meno usuranti. Questa tipologia di ausili sta riscuotendo notevole successo soprattutto nei Plant di molte aziende del settore automotive.
Oppure pensiamo al mondo della logistica: prima era molto limitato l’impiego di personale con limitazioni motorie ma, già oggi, attraverso sistemi avanzati di robotica, è possibile movimentare la merce lasciando l’operatore seduto davanti al proprio computer. Infine, esistono moltissimi dispositivi di supporto alle disabilità sensoriali: screen reader, stampanti Braille, ingranditori per gli ipovedenti… Tutte queste tecnologie hanno un costo, certamente: ma fortunatamente per molti di questi strumenti esistono fondi specifici, nazionali e regionali, destinati all’adeguamento delle postazioni di lavoro, che sostengono le aziende nella spesa.


Ritengo che oltre all’aspetto puramente economico vada sottolineato il concetto di investimento. In economia leggiamo che per investimento si intende “l’attività finanziaria di un soggetto economico atta all’incremento di beni capitali mediante l’acquisizione o creazione di nuove risorse da usare nel processo produttivo, al fine ultimo di ottenere un maggior profitto futuro o incrementare la propria soddisfazione personale”. 


E, in questa definizione, troviamo tutto quanto serve per capire l’importanza delle tecnologia, in termini di profitto aziendale.
Senza dimenticare, come sempre, che i vantaggi legati all’inclusione non si traducono esclusivamente in termini economici, ma in valore globale per tutta la società, per tutti noi.

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY VIII Settembre 2020


Spread inclusion all around the globe