MADE IN CARCERE

a cura della Redazione – Luciana Delle Donne è stata nella sua “prima vita”, così come la definisce lei, una Top Manager di successo per importanti istituti bancari e durante la sua brillante carriera, in ultimo nel settore dell’innovazione tecnologica, ha realizzato la prima banca on line in Italia. Ottime capacità organizzative, multi-tasking, team-building e versatilità nella comunicazione sono alcuni dei suoi tratti caratteriali. Tenace nel raggiungere risultati positivi, si è specializzata in team-leader, sa riconoscere opportunità e priorità ed è in grado di instillare logica e disciplina nel processo decisionale, stabilendo le strategie di successo. Innovatrice vigorosa, con la sua grande capacità di visione, ma allo stesso tempo con la sua grande concretezza, ha deciso di mettere la sua competenza e il suo talento creativo a disposizione non solo per le categorie svantaggiate, ma anche per la tutela dell’ambiente e per la cultura d’impresa (CSR), realizzando un modello di “economia rigenerativa”: una vera e propria Academy, soprattutto per il mondo esterno. “Dare e darsi è la nuova frontiera della ricchezza”: questa la sua seconda vita.
Attualmente è CEO e Founder del Brand Sociale Made in Carcere, della Onlus Officina Creativa SOC. COOP. Sociale, organizzazione non-profit attiva nella riabilitazione e nel reinserimento di donne detenute, giovani con una storia personale difficile, “disadattati” a cui offrire un modo di apprendimento e consapevolezza ricostruendo la loro “cassetta degli attrezzi”.
Made in carcere è: Inclusione sociale e impatto ambientale nel Tessile: Carcere di Lecce e Trani e a breve Matera, laboratori di sartoria, dove le Donne detenute confezionano gadget etici e accessori moda realizzati con gli scarti tessili e con rimanenze di magazzino; Inclusione sociale ed educazione alimentare nel Food: Istituto Penale Minorile di Bari e Nisida, produzione di biscotti bio e vegani con ingredienti di prima qualità “Le Scappatelle”; Sempre in fase di sperimentazione di nuovi modelli di sviluppo Made in Carcere ha avviato una collaborazione con Sartorie Sociali di periferia e con l’Università della Repubblicana Dominicana per replicare il modello formativo e di inclusione
sociale. Luciana ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui quello di Ashoka (Fondazione Internazionale a caccia di innovatori sociali), posizionandosi tra i primi quattro “Change Maker”, cioè persone in grado di cambiare lo stato delle cose, in Italia. Grazie al modello di Impresa sociale ispirato all’economia circolare e rigenerativa, dove tutti gli attori sono protagonisti e vincono. Oggi si corre contro il nemico invisibile e si producono mascherine per far fronte all’emergenza sanitaria del covid19. Il team di Made in Carcere non poteva restare inerte di fronte all’emergenza sanitaria del COVID 19, così abbiamo deciso di investire il tempo “sospeso” della quarantena per pensare e ripensare a scenari futuri, trasformandolo in tempo attivo. Parliamo di triplice velocità perché senza sosta: abbiamo attivato le procedure per i prodotti medicali, nel frattempo doniamo mascherine per la le fasce più deboli della popolazione e creiamo nuovi canali e prodotti per far fronte al crescente bisogno di dispositivi di protezione. Nel carcere si è aperto un nuovo panorama produttivo. Grazie all’uso della tecnologia – e in particolare alle video chiamate, impensabili fino a qualche tempo fa – è oggi possibile formare a distanza le donne che si trovano in stato di detenzione. Grazie a loro, ad oggi, sono stati realizzate e distribuite gratuitamente oltre 6.000 mascherine ad uso civile, con filtro certificato ISO 10993. Si sta lavorando per ottenere l’acquisizione della procedura di certificazione sia per le mascherine che per altri prodotti medicali realizzati dalle detenute, ad esempio i camici, in collaborazione con Politecnico di Bari/Milano e il Gruppo Nazionale Emergenza Co-vid19, Confindustria Moda/Federmoda. E intanto si riflette su prospettive future consapevoli che, nel post emergenza, le persone avranno paura di tornare a vivere e avranno anche paura di ammalarsi perché la pandemia ha messo la vita a rischio. Generalmente chi ha sofferto molto apprezza la vita in modo diverso: oggi potenzialmente tutti quanti stiamo avendo la possibilità di apprezzare la vita e fare una profonda riflessione sull’esistenza. Ci saranno due strade possibili: verso il male e verso il bene. A noi la scelta.

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY VII, GIUGNO 2020

Spread inclusion all around the globe