LIBRI : Censimento – Jesse Ball

di Silvia Rota Sperti – La letteratura di viaggio ha sempre avuto un fascino particolare e un posto d’onore nella mia libreria. A partire dall’Odissea, attraverso il viaggio allegorico di Dante, passando per Swift, Stevenson, Chatwin e molti altri, questi testi ci portano alla ricerca di un ignoto che è uno spazio fisico ma spesso anche interiore, e quindi basi che ci accomunano come esseri umani. Ed è qui che l’avventura si fa interessante. Censimento è uno dei figli più recenti di questa tradizione che, attraversando modernismi e postmodernismi, ci arriva oggi in forme ancora più diversificate e originali. Il libro racconta di un viaggio che avviene attraverso un luogo e un tempo immaginari, un viaggio compiuto da due protagonisti (padre e figlio) che esplorano non tanto un territorio fisico ma se stessi, e il loro rapporto con una comunità di persone. Un viaggio che prevede un “censimento” e, tra le righe, un’indagine di come il diverso possa essere accolto e vissuto all’interno di una comunità.
Ma andiamo con ordine.
Jesse Ball è un premiato romanziere e poeta newyorkese, classe 1978, inserito dalla rivista Granta tra i migliori scrittori americani viventi. È sempre una fortuna quando uno dei suoi libri arriva in Italia, e non solo perché perché tenere tra le mani un romanzo scritto da un poeta è (quasi) sempre un’esperienza degna di nota. I suoi sono libri ricchissimi, in termini di immaginazione e originalità. Censimento non fa eccezione.
La storia prende spunto da un’esperienza realmente vissuta dall’autore. Ball aveva un fratellino con sindrome di down a cui era legato da un rapporto molto affettuoso e quasi parentale, prima che la morte se lo portasse via. Nel libro questo rapporto viene traslato in quello tra un padre che, sapendosi in fin di vita, decide di diventare rilevatore di censimento e compiere un viaggio insieme al figlio (sempre con sindrome di down) per vivere insieme quest’ultima esperienza sognata da tempo. I due si sposteranno tra vari paesi contrassegnati dalle lettere dell’alfabeto (dalla A alla Z per intenderci), entrando nelle case delle persone e censendole con un tatuaggio, in attesa che il padre capisca che è arrivato il suo momento e si congedi dal figlio mettendolo su un treno che lo riporterà dalle persone incaricate di occuparsi di lui. Strada facendo, le esperienze vissute danno modo ai due protagonisti di conoscersi meglio e di confrontarsi con le persone con cui vengono a contatto, la “comunità”. Ecco allora che il diverso entra nelle case dei “normali”, suscitando le reazioni più svariate e facendoci riflettere su quale possa essere la formula per una vera inclusione. Attraverso l’artificio del censimento osserviamo le reazioni più schiette e viscerali della gente, sorpresa in casa propria, impreparata, eppure costretta a rispondere in qualche modo a questa incursione nel proprio intimo. Costretta inconsapevolmente a valutare il quesito di un’inclusione. Padre e figlio vengono ora accolti, ora respinti, incontrano persone con storie diversissime tra loro ma che non possono fare a meno di mettersi a nudo nei loro peculiari e istintivi modi di reagire. Il censimento ha un grande valore simbolico, ci restituisce uno spaccato dei comportamenti umani di fronte al diverso, con tutte le piccolezze, le grandezze, le gentilezze e le difficoltà del caso. Sullo sfondo di questi incontri, di questo viaggio immaginario, c’è il bambino “disabile”, questo protagonista che parla pochissimo e viene tratteggiato attraverso gli altri con un riuscito espediente narrativo. “Avrei fatto un libro cavo” spiega l’autore nell’introduzione. “Al centro avrei messo lui, e poi gli avrei scritto attorno.” E difatti è quel che succede: il bambino viene definito attraverso il contatto continuo, spesso silenzioso, con il padre e con gli altri. Attraverso l’incontro. È una scelta che trasmette essa stessa un senso della comunità, del legame fondamentale che ci lega gli uni agli altri. Come a dire: è la comunità che ci definisce, il dialogo non filtrato con l’altro. Ed è in questo tessuto connettivo che possiamo trovare una formula per essere riconosciuti e accolti, perché in fondo siamo tutti dei “diversi”.
Ma qual’è questa formula? Jesse Ball ci offre la sua versione, ed è “una cosa di cui sono convinto da tempo: non sempre sono indispensabili la ragione e il buonsenso, sé è presente un fugace senso di gentilezza.”
Arrivati alla fine del delizioso viaggio immaginato in Censimento, pur nella tristezza di dover abbandonare il padre alla sua morte, siamo un po’ più consapevoli, un po’ più forti. Saliamo su un treno di ritorno insieme a questo bambino taciturno e saggio (come sanno essere i bambini) e, carichi di esperienza, torniamo alla vita che ci aspetta. Consapevoli che le diversità ci sono e ci saranno sempre, e non sempre troveremo qualcuno disposto ad aprirci la porta.
Quello che conta è provarci, mettersi in moto. Entrare nelle case della gente. Puntare sulla gentilezza. Quello che conta è il viaggio.

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY VII, GIUGNO 2020

Spread inclusion all around the globe