CON I PIEDI PER TERRA – Un viaggio letterario e sostenibile tra Eugenio Montale e Tiziano Terzani

a cura di Nicole Riva – Eugenio Montale in Satura, una raccolta poetica dallo stile ironico, osserva l’Italia della fine degli anni Sessanta e critica apertamente la società consumistica che si sta materializzando davanti al suo sguardo censore. La realtà del 1971, descritta dai versi del premio Nobel per la letteratura, non è troppo diversa da quella di oggi, anzi, la poesia si fa ogni giorno sempre più attuale. «Prima del viaggio si scrutano gli orari, le coincidenze, le soste, le pernottazioni e le prenotazioni», ci dice Montale, poi, dopo aver impiegato un sostanzioso numero di giorni a programmare meticolosamente ogni dettaglio, arriva il giorno della partenza: ci troviamo in un spazio internazionale che potrebbe essere in Italia, in India o negli Stati Uniti, tutti intorno a noi parlano inglese e il bagaglio a mano è millimetricamente perfetto per il controllo della nostra compagnia aerea low cost; a questo punto non ci resta altro da fare se non mangiare un boccone preconfezionato e cercare di dormire quel paio d’ore che ci separano dalla nostra destinazione. In una società come la nostra, sprecare anche solo un’ora del nostro tempo per aspettare una coincidenza sembra quasi un torto; per i nostri spostamenti prediligiamo l’alta velocità e per andare all’estero è d’obbligo prendere l’aereo: meno tempo sprechiamo, prima arriviamo, prima inizia il nostro viaggio. Eppure, se ragioniamo un secondo (ne vale la pena, non sarà tempo perso), la parola viaggio non indica banalmente uno spostamento o un arrivo, ma, dal latino viaticum, rappresenta ciò che portiamo con noi durante il percorso, ciò che ci servirà come sostentamento. Ecco allora che la meta non è più così importante, ciò che conta davvero è la strada costellata di imprevisti, intesi come stimoli culturali ed emozioni mai provate, che incontreremo durante il viaggio e che, se saremo capaci di conservare nel nostro bagaglio, ci cambieranno letteralmente la vita. Non è semplice decidere di lasciare alle spalle le abitudini frenetiche e l’atteggiamento calcolatore, che magari ha caratterizzato anni e anni della nostra vita, ma se l’idea ci tentasse potremmo iniziare dando un’occhiata a chi c’è passato prima di noi; Tiziano Terzani, ad esempio, racconta nel suo Un indovino mi disse lo straordinario anno che trascorse con i piedi ben piantati per terra. Il motivo? Durante il 1978 un indovino di Hong Kong gli predisse che nel 1993 avrebbe rischiato la vita se avesse volato; da qui la decisione del giornalista di spostarsi principalmente in treno e in nave per tutto l’anno in questione attraverso il continente asiatico.
Sebbene Montale ci ricordi che «i disastri aerei in percentuale sono nulla», Terzani decise di non rischiare; partendo dalla Thailandia, visitò senza mai volare: Laos, Birmania, Singapore, Cambogia, Vietnam, Cina e Mongolia, prima di tornare in Europa con la Transiberiana. In questi viaggi, Terzani visita e racconta un continente inedito e tridimensionale, da un lato legato alla sua antica cultura magica e spirituale, da un altro segnato da guerre e stragi, ma in ogni caso orientato verso la globalizzazione e l’esponenziale crescita economica. Tra incontri per lavoro e ricerca di risposte spirituali, tra paesaggi e descrizioni memorabili, il giornalista-scrittore ci mostra gli ultimi momenti storici di un estremo oriente che sta mutando e che di lì a pochi anni scomparirà per lasciare spazio alla cultura occidentale.
È innegabile che la sua scelta di viaggiare via terra e via mare abbia giovato prima di tutto al nostro pianeta, il traffico aereo è infatti da anni una delle maggiori cause di inquinamento globale, le immissioni giornaliere di tonnellate di anidride carbonica contribuiscono infatti giorno dopo giorno ai cambiamenti climatici e all’innalzamento delle temperature.
La scelta del singolo riduce l’impatto ambientale per il benessere di tutti, e già così il gioco varrebbe la candela, ma i vantaggi di un viaggio, che potremmo definire sostenibile, non finiscono qui.
Da Un indovino mi disse: «Il viaggiare in treno o in nave, su grandi distanze, m’ha ridato il senso della vastità del mondo e soprattutto m’ha fatto riscoprire un’umanità […] che si sposta carica di pacchi e di bambini, quella cui gli aerei e tutto il resto passano in ogni senso sopra la testa». Terzani si lascia cullare in un moto antidepressivo dalle onde del mare, viaggiando sulle navi che timidamente si inoltrano dall’oceano al cuore dei paesi e riscopre, nello spazio angusto del vagone, la natura ricca di particolari e il piacere della conversazione, tra un pasto e l’altro, con personaggi impressi poi nella memoria. Viaggia da un luogo all’altro tra culture, cibi, aneddoti e percepisce con interessata curiosità la grandezza della diversità che lo circonda. Se gli aerei finiscono immancabilmente per accorciare ogni cosa, dalle distanze alla comprensione del mondo, il viaggio via mare o su rotaia libera dalla preoccupazione del tempo e permette di lasciarsi andare con gioia ai luoghi e alle persone.
Non è dunque un caso se nella letteratura il viaggio è da sempre la metafora della vita, della crescita personale che, non dobbiamo dimenticare, non è possibile attuare solo con un lavoro nell’interiorità, ma necessita del costante scambio con l’altro, con il diverso. Il tempo impiegato per raggiungere un determinato luogo diventa la grande opportunità di creare un contatto con le realtà dei paesi visitati, dal lato umano, ma anche da quello sociale. Come possiamo dire di conoscere veramente un Paese quando abbiamo visitato solamente la sua capitale o al massimo una regione? Quando lo abbiamo percorso in fretta e furia poiché era una delle innumerevoli tappe che ci eravamo prefissati? Semplicemente non è possibile. Lasciamo allora la mappa della città nella nostra stanza e prepariamoci a perderci nei vicoli, a parlare con le persone, ad allontanarci dal centro per raggiungere la periferia. Sarà faticoso, forse non sarà nemmeno più una vacanza, ma torneremo a casa con un bagaglio più grande di quello con cui siamo partiti.
A questo punto non ci resta altro da fare che partire, senza eccessive preoccupazioni per aver programmato poco o nulla, perché come dice un proverbio cinese raccolto tra le pagine di Terzani «anche un viaggio di diecimila leghe comincia con un primo passo». Se avete bisogno di una scusa da rifilare a chi sicuramente vi guarderà di sbieco o tenterà di farvi desistere dall’impresa, non temete, potete sempre inventarvi che un indovino ha sentenziato che non dovrete volare per un anno.

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY VII, GIUGNO 2020

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