BELLO AUTENTICO SOSTENIBILE – Bellezza e gentilezza ci salveranno

di Angela Bianchi – Fashion is stuck in a pattern of ‘take-make-waste’, which causes devastating environmental impacts, not to mention huge economic losses. On average, we buy 60% more clothing than we did 15 years ago — but we keep each item only half as long. Plus, it is estimated that nearly 60% of all clothing produced ends up being burned or in landfills within one year of being made. It doesn’t need to be this way. The fashion industry can transform from the linear ‘take-make-waste’ model to a circular Good Fashion approach that is restorative and regenerative by design.”

Fashion For Good, piattaforma dedicata a progetti ed eventi sulla moda sostenibile ci colpisce con queste informazioni invitandoci a prendere maggior confidenza con una lista di cinque buonissime G (che coincidenza strana!):
Good Materials – sicuro, sano e progettato per il riutilizzo e il riciclo. Good Economy – crescente, circolare, condivisa e vantaggiosa per tutti. Good Energy – rinnovabile e pulita. Good Water – pulita e disponibile a tutti. Good Lives – condizioni di vita e di lavoro giuste, sicure e dignitose. Io aggiungerei anche Good Beauty – bellezza per gli occhi e per la coscienza a portata di tutt*. Ironia della sorte, scrivo questo articolo ancora in quarantena, un periodo eccezionale e simbolico, di cui vorrei poter guardare solo i lati positivi che sono riuscita a trarne. Essere costretti a stare in casa ci ha imposto nuove regole, nuove abitudini, nuove priorità dettate da un senso di instabilità ed insicurezza che ha toccato, o almeno sfiorato, molti di noi.
Abbiamo rivalutato ciò che avevamo già in casa, nel frigo, nella libreria, nell’armadio. Abbiamo rivalutato alcuni affetti e rispolverato vecchie passioni. Abbiamo abbandonato lo shopping sfrenato a favore di una sperimentazione più profonda e selezionata. Dati dimostrano che, chi ha fatto shopping (online) in questo periodo, ha fatto acquisti più consapevoli, acquistando meno e meglio; spesso rivolgendosi a produttori locali, imparando a dare un valore diverso e maggiore all’acquisto, proprio per il carattere unico e spesso in edizione limitata dell’acquisto stesso. Io stessa mi sono allenata ad una specie di tangram stilistico, affidandomi ad una nuova “disciplina” che mi ha permesso di non perdermi. Una disciplina che si è estesa ad altri campi della vita portandomi non solo ad affrontare con diverso spirito i momenti difficili ma soprattutto ad entrare in contatto con persone incredibili.
Una di queste è Barbara Gangemi, co-founder di Feeling Felt, che ho intervistato in occasione della serie di live su instagram #ShopInYourWardrobe. Feeling Felt produce zaini, borse ed accessori in similpelle vegan riciclabile e feltro derivante da bottiglie di plastica riciclate. Il logo viene stampato in 3D con un materiale composto da filamenti compostabili di bio plastica e canapa. I prodotti sono unisex, belli, colorati e li vogliono tutt*. Non solo, la sostenibilità che promuovono attraverso i prodotti la comunicano attraverso le azioni: durante la quarantena hanno aperto una piattaforma, Feeling Better, per offrire idee anti-noia e spunti per chi volesse dare un contributo concreto a favore delle persone in difficoltà. Secondo recenti studi, sembra che in questo periodo le persone siano più orientate alla ricerca del comfort e desiderino unire qualità ed estetica ad un senso di protezione e di abbraccio, che solo i materiali naturali possono garantire. A questo proposito mi viene in mente un altro piccolo brand, Amùn, fondato da Ines Eisbrich Marini, designer proveniente dall’alta moda, che ha unito la passione per lo yoga, l’interesse per le filosofie orientali ed il suo senso estetico per creare una collezione di pantaloni, top e tute in materiali naturali quali cotone, seta e bamboo, perfetti dalla scrivania al tappetino e colorati in base ai colori dei chakra. Il particolare studio delle forme permette un’ottima vestibilità per qualsiasi tipo di fisico.
“Sustainable fashion made with care for Mother Earth comes into focus through this group’s shared affection for one another” è la frase che troviamo sul sito di Stella McCartney, pioniera della moda sostenibile. In questo periodo di quarantena “spiega” per immagini il senso delle sue collezioni attraverso ricordi di pace e affetto nella vita in lockdown della super model Helena Christensen.
La quarantena è stata un’occasione di riflessione anche per i grossi brand: non è sfuggito a nessuno il discorso di Giorgio Armani e la proposta di tornare a ritmi meno frenetici e più sostenibili, per una moda che torni a riverire i ritmi delle stagioni e non solo il portafoglio del fast fashion. “Questa crIsi è un’opportunità per rallentare e riallinearci con il tutto: per definire un panorama pregno di nuovi significati” ha detto.
E le generazioni dei teenager? Hanno un senso di “inclusione” e “sostenibilità” naturale e diffuso: sono concetti che intuiscono e che riescono a tradurre in progetti come l’appena nato @dresstosaveourplanet su Instagram. Lo cito in segno di buon auspicio: questi giovani e chi verrà dopo di loro, sono il nostro futuro e hanno cominciato a seminare bene ora. Aiutiamoli a continuare a crescere nella consapevolezza e nell’amore.

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERSITY VII, GIUGNO 2020

Spread inclusion all around the globe