I bambini non perdoneranno

di Concita De Gregorio, fonte: La Repubblica, 15 aprile 2020


Ai bambini non lo possiamo raccontare, ma un giorno lo sapranno. Fra qualche anno ricostruiranno la storia e troveranno le cronache. Oggi, 16 aprile 2020. Sono quaranta giorni che facciamo finta di essere rispettosi di consegne che un cenacolo di sapienti ci impartisce per tutelarci, quando è evidente che il cenacolo non c’è. Se domani il decreto dicesse “le grigliate sì ma solo fra consanguinei e in spazi condominiali purché soleggiati” saremmo pronti — soldati — a chiudere fuori dal cortile i cognati, domenica prossima. E se piove? In spazi non soleggiati i non consanguinei possono entrare? Sì, ma se piove non si griglia, sciocchi. Ovvio, scusate.

A vigilare il rispetto dei quotidiani sempre nuovi precetti elicotteri militari come in Apocalypse Now, pazienza se quello che costano un giorno potrebbe mantenere sei famiglie per un mese. È giusto. È la legge. Perfetto. Lo facciamo — eseguiamo alla lettera — perché è meglio pensare che qualcuno sappia cosa sta facendo per il nostro bene all’ipotesi di essere nelle mani di un gruppo di dilettanti allo sbaraglio che procede a tentoni battendosi pacche sulle spalle nella letizia di essere ancora in carica grazie al virus. È meglio che pensare che stamani Vittorio Colao — era, bambini, un civil servant nominato alla guida della task force di gestione della crisi — sia nella sua casa di Londra aspettando che qualcuno gli dica come e con chi assumere il comando della cabina di regia che ancora non c’è. Invece, andò così.

E quello stesso giorno, piccoli amici, ci fu una ministra (si chiamava Elena Bonetti, dicastero della Famiglia) che disse ah, certo, i bambini.

Ok. Facciamo così. Apriamo i parchetti ma con ingressi contingentati e solo per alcune ore. Quali ore, ministra? E quante persone alla volta? Ora questo lo vedremo nel decreto attuativo. Bene, grazie. E dove i parchetti non ci sono? Se il più vicino è oltre i 200 metri lineari? Si può in quel caso passeggiare, poniamo, sull’argine del fiume? Non esageriamo. Sul marciapiede di cemento no. Si può passeggiare solo sulla terra battuta e nel caso ci sia un recinto. Certo, scusi. Ancora grazie.

Era meglio essere cani che bambini, in quella primavera. Perché i cani con le loro esigenze fisiologiche insopprimibili potevano essere portati fuori fino al loro sfinimento, nel corso di telefonate intime e irregolari impossibili da fare da casa, mentre i bambini si sa che hanno un bagno, dunque cosa vogliono.

Erano stati seienni anche loro, i miracolati di governo, ma con evidenza non se lo ricordavano più. Perché per esempio, giovani studiosi della Coronageneration, vi ricordate quando decisero, in quelle settimane, che si potevano riaprire la attività produttive, a settembre 2020, ma non le scuole? È indimenticabile, l’anno in cui non ci fu scuola per voi. Ecco. Qualcuno disse: scusate. Ma come si fa a tornare a lavorare e lasciare i figli a casa? Bambini di sei, nove, ragazzini di dodici anni. Come potete pensare che noi, gli adulti, usciamo per andare al lavoro e i bambini da soli restino a casa a fare scuola online? E se accendono il gas? E se allagano il bagno? E se si sentono male, si fanno male o fanno male a qualcuno? È abbandono di minore, è un reato. Aboliamo il reato? Ah già, dissero. Aboliamo il reato? No, aspetta — risposero.

Seguirono dodici decreti in cui si stabiliva che solo se autistici o disabili, i minori, potevano avere un’indennità equivalente alla retribuzione di uno dei genitori che sarebbero stati esonerati dal lavoro (il genitore meno costoso, di solito la madre, essendo nel 2020 la distribuzione dei redditi immensamente diseguale) e poi via via correggendo. Anche i nuclei numerosi. Numerosi quanto? Anche le famiglie con quattro figli. Valgono nel computo i figli maggiorenni? Sì. Anzi no. Valgono solo se dislessici o al limite mancini. Diabetici. Valgono i figli maggiorenni diabetici. Con certificazione anteriore al 2019. Non vorrete mica barare, per fare due passi. Comandi, task force.

L’eroe di quei giorni fu il piccolo Claudio, bambino di Sicilia. La cui madre riprese col telefonino mentre spiegava che voleva fare le valigie per andare dal nonno perché non ce la faceva più, «non ce la faccio più a non andare a scuola, al parco, in piscina». Voglio tornare a scuola, imploravano i bimbi di tutta Italia — eravate voi da piccoli, ricordate? Hanno un’intelligenza limbica, i bambini: un’intelligenza emotiva che li mette in condizione di capire quello che non si dice. Soprattutto quello che si nega: sentono la menzogna, la finzione, l’ipocrisia. Percepiscono la messa in scena in un luogo profondo. Insomma Claudio voleva andare via da casa, vent’anni fa. E la cosa davvero commovente fu la sua reazione alla spiegazione della madre. Non puoi, le diceva lei. Perché c’è il virus e oggi — non è nel video, ma facilmente poteva — escono solo quelli che hanno fra 27 e 34 anni, in file alternate, a scaglioni, e perché è un giorno dispari. L’ha detto la task force. I giorni dispari sono più sicuri, è scientifico. Claudio, quattro anni, si nasconde dietro una tenda. Va bene mamma. Ora però lasciami solo. Voglio stare un po’ da solo. Vai. Lasciami qui. Da solo. L’intelligenza limbica. Claudio.

I bambini ci guardano, signori ministri. I bambini che avete in minor considerazione dei cani vi lasceranno soli, domani. Senza un collegio sicuro, che peccato. E non ci sarà niente da fare, avranno avuto ragione loro. Siamo tutti dietro la tenda di Claudio, in questo momento: con lui. Vorremmo tutti, in questo vostro delirio, essere lasciati soli. Lo siamo, in effetti. Perciò non protestate oggi, 2040, se nessuno vi dà la paghetta di lusso per andare a fare i pensionati al parco. I bambini sono diventati grandi, non avevate previsto che potessero? Peccato. Succede sempre così. I bambini di allora, di quel 16 aprile, ora comandano.

Concita De Gregorio, 16 aprile 2020, fonte: La Repubblica

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