I Mandarini – VI

…bisognava profittarne per formare i lettori invece di riempirgli la testa: non dettargli delle opinioni, ma insegnargli a giudicare da sé. La cosa non era semplice: spesso i lettori esigevano delle risposte, e non bisognava dargli un’impressione di ignoranza, di dubbio, di incoerenza. Ma questo era appunto l’impegno: meritare la loro fiducia invece di rubargliela.

I mandarini, 1954, Simone de Beauvoir 

DEAR READERS – Era il 2011 quando l’Australian Human Rights Commission stilò il documento per la “Protezione dalla discriminazione in base a orientamento sessuale e identità di sesso e/o di genere”, riconoscendo l’esistenza di ben 23 tipologie tra generi e orientamenti. Senza perdere tempo a elencarle tutte (l’intero documento si può consultare navigando nel sito humanrights.gov.au) penso potrebbe essere utile rivedere alcune posizioni che, per lungo tempo, ci sono parse le uniche possibili.

1 Il carrozzone delle identità non viaggia su binari paralleli e soprattutto i binari non sono due.

2 Già Simone De Beauvoir scrisse che “nella società umana nulla è naturale e la donna, come molto altro, è un prodotto elaborato dalla civiltà”.

Per questo è fondamentale renderci conto che uomo e donna sono ruoli e non dati iniziali di un’equazione matematica e, in quanto ruoli, derivano da norme martellanti e quotidiane trasmesse da media, cartelloni pubblicitari, film, reality/talent show, genitori, insegnanti, allenatori… e non sempre in modo consapevole. Prescrivono ciò che dobbiamo fare per essere un uomo o una donna, senza contemplare divagazioni.

3 Judith Butler fortunatamente continua a ricordarci che “Il genere è sempre un fare” e mi piace pensare che questo fare-costruire-divenire lasci ossigeno e spazio per una graduale ma inesorabile presa di coscienza.

4 È essenziale adoperare un linguaggio inclusivo e rispettoso nei confronti di ogni identità, anche di quelle che non comprendiamo. Soprattutto perché non le comprendiamo.

5 Abbiamo timore dell’indeterminatezza altrui eppure siamo tutt* pieni di contraddizioni ed alcune sono semplicemente più esplicite e visibili di altre. E, questo, non è necessariamente un male.

6 Per favore per favore per favore: non ci sono colori da femmina o da maschio, non ci sono vestiti, mestieri, cartoni, sport o giocattoli da femmina o da maschio. Non ci sono tagli di capelli da femmina o da maschio. Ci sono i gusti personali, le preferenze, le attitudini, ci sono le scelte di ognuno di noi e vanno rispettate sempre.

7 Abbiamo deciso di dedicare questo numero di DiverCity ai generi per ricordarci che la “questione di genere” non è esclusivamente quella femminile bensì contempla tutti i generi e le forze, i desideri e i poteri che li mettono in relazione fra loro.

8 Favorire e promuovere l’educazione affettiva (o sessuale o relazionale o di genere o comunque la si voglia chiamare per placare gli animi reazionari) nelle scuole, attraverso progetti didattico-formativi, non significa affatto promuovere un’inesistente e fantomatica “ideologia gender”, bensì fare chiarezza sulle dimensioni dell’identità e incoraggiare una cultura rispettosa e inclusiva delle differenze.

9 Nuovi, diversi, creativi esperimenti per rendere il mondo un posto più vivibile per tutt* sono sempre graditi. Voi cosa state facendo a riguardo? 

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY VI, MARZO 2020

Spread inclusion all around the globe

Author: Redazione