I Mandarini 6

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Editoriale di Valentina Dolciotti

DEAR READERS – Era il 2011 quando l’Australian Human Rights Commission stilò il documento per la “Protezione dalla discriminazione in base a orientamento sessuale e identità di sesso e/o di genere”, riconoscendo l’esistenza di ben 23 tipologie tra generi e orientamenti. Senza perdere tempo a elencarle tutte (l’intero documento si può consultare navigando nel sito humanrights.gov.au) penso potrebbe essere utile rivedere alcune posizioni che, per lungo tempo, ci sono parse le uniche possibili. 1 – Il carrozzone delle identità non viaggia su binari paralleli e soprattutto i binari non sono due. 2 – Già Simone De Beauvoir scrisse che “nella società umana nulla è naturale e la donna, come molto altro, è un prodotto elaborato dalla civiltà”. Per questo è fondamentale renderci conto che uomo e donna sono ruoli e non dati iniziali di un’equazione matematica e, in quanto ruoli, derivano da norme martellanti e quotidiane trasmesse da media, cartelloni pubblicitari, film, reality/talent show, genitori, insegnanti, allenatori… e non sempre in modo consapevole. Prescrivono ciò che dobbiamo fare per essere un uomo o una donna, senza contemplare divagazioni. 3 – Judith Butler fortunatamente continua a ricordarci che “Il genere è sempre un fare” e mi piace pensare che questo fare-costruire-divenire lasci ossigeno e spazio per una graduale ma inesorabile presa di coscienza. 4 – È essenziale adoperare un linguaggio inclusivo e rispettoso nei confronti di ogni identità, anche di quelle che non comprendiamo. Soprattutto perché non le comprendiamo. 5 – Abbiamo timore dell’indeterminatezza altrui eppure siamo tutt*pieni di contraddizioni ed alcune sono semplicemente più esplicite e visibili di altre. E, questo, non è necessariamente un male. 6 – Per favore per favore per favore: non ci sono colori da femmina o da maschio, non ci sono vestiti, mestieri, cartoni, sport o giocattoli da femmina o da maschio. Non ci sono tagli di capelli da femmina o da maschio. Ci sono i gusti personali, le preferenze, le attitudini, ci sono le scelte di ognuno di noi e vanno rispettate sempre. 7 – Abbiamo deciso di dedicare questo numero di DiverCity ai generi per ricordarci che la “questione di genere” non è esclusivamente quella femminile bensì contempla tutti i generi e le forze, i desideri e i poteri che li mettono in relazione fra loro. 8 – Favorire e promuovere l’educazione affettiva (o sessuale o relazionale o di genere o comunque la si voglia chiamare per placare gli animi reazionari) nelle scuole, attraverso progetti didattico-formativi, non significa affatto promuovere un’inesistente e fantomatica “ideologia gender”, bensì fare chiarezza sulle dimensioni dell’identità e incoraggiare una cultura rispettosa e inclusiva delle differenze. 9 – Nuovi, diversi, creativi esperimenti per rendere il mondo un posto più vivibile per tutt* sono sempre graditi. Voi cosa state facendo a riguardo?

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY VI, MARZO 2020

Spread inclusion all around the globe