GRACES di Silvia Gribaudi

TEATRO – Rubrica di Mauro Danesi –

Drammaturgia e coreografia: Silvia Gribaudi, in collaborazione con Matteo Maffesanti Con:  Siro Guglielmi, Silvia Gribaudi, Matteo Marchesi, Andrea Rampazzo Premio Danza&Danza 2019 “Produzione italiana dell’anno” Vincitore dell’azione CollaborAction#4 2018/2019 Spettacolo selezionato a NID Platform 2019

Non c’è niente, in verità, tanto difficile quanto ridere e far ridere, ma non esiste qualità che valga di più. È una lama che recide ciò che è superfluo, riproporziona e restituisce giusta misura e sincerità alle nostre azioni e alla parola scritta e parlata. Virginia Woolf

Nell’articolo “The Value of Laughter”, apparso sul Guardian il 16 agosto 1905, Virgina Woolf descriveva la fondamentale potenzialità dell’ironia, in equilibrio delicato tra la commedia e la tragedia, nel rivelare l’umanità al di là delle ipocrisie e dei modelli culturalmente costruiti. Un valore prezioso ma, scriveva la Woolf, negato alle donne: “Il pericolo è che possano ridere, come il bambino nella favola di Hans Andersen, che notava apertamente che il re era nudo, mentre gli adulti ne ammiravano lo splendido abbigliamento che non esisteva”. Silvia Gribaudi è una delle poche danzatrici e coreografe che, nel panorama italiano ma non solo, osa fare dell’ironia il fulcro della propria ricerca, portando in scena ciò che, apparentemente, ha a che fare con le stranezze, le eccentricità, le deviazioni da un modello riconosciuto. Ne è un potente esempio la sua ultima produzione GRACES che prende spunto, inizialmente, dalle Tre Grazie di Antonio Canova, ma mette in scena tre danzatori maschi accanto a lei, danzatrice dalla fisicità distante dai cliché della danza classica. Lo spettacolo, che ha recentemente ricevuto il prestigioso premio Danza&Danza come miglior “Produzione italiana dell’anno 2019”, è un vortice di ritmo e scene che corrono sul crinale sottile dell’imperfezione, del virtuosismo fallito, della vertigine delle consapevolezze messe in discussione. Molte sono le domande che vengono evocate in chi guarda, senza dare però alcuna risposta preconfezionata: cos’è davvero la bellezza? Dove si posa il vostro sguardo e per quale motivo? Chi detiene il potere in questo momento, in questa stanza? Il tutto viene condotto senza troppe parole, ma con una costante e precisa coreografia dei corpi, rivestiti solamente da costumi da bagno o esposti in immagini che riportano alle sculture neoclassiche. Rimandi che vengono continuamente traditi, interrotti, trasformati ogni volta in un omaggio alla potenza poetica dell’imperfezione. Graces è una danza leggera e acuta, che si muove tra le convenzioni senza aggressività: soffia come un vento di primavera e scompagina senza distruggere, ma apre riflessioni (spesso inconsapevoli) sulle differenze di genere e i ruoli di potere, sugli stereotipi della danza, sui cliché che ingabbiano i nostri corpi in canoni prestabiliti di prestanza, età, capacità. Silvia Gribaudi porta respiro e si riappropria, da donna e artista, dell’ironia negata al femminile e lo fa con efficacia e divertimento. Il regalo più grande che questo spettacolo lascia al pubblico è l’invito a riconoscere che nella propria vulnerabilità personale c’è forza e bellezza. Lo fa attraverso la risata che, come diceva la Woolf, “più di qualunque altra cosa, mantiene il nostro senso delle proporzioni; è lì a ricordarci sempre che siamo soltanto umani, che nessun uomo è del tutto un eroe o completamente un malvagio.”

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY VI, MARZO 2020

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