I Mandarini 5

tedx roma

10 dicembre 2019

– Questa non è una faccenda personale, Mate – aggiunge Minerva – È una questione di principio. Non sono mai riuscita a cogliere questa differenza tanto cruciale per mia sorella. Si direbbe che tutto quello che per me è personale, per lei è una questione di principio. (Il tempo delle farfalle, Julia Alvarez, 1994) La dittatura di Trujillo, nella Repubblica Dominicana degli anni Trenta, durò 30 anni e fu una delle più atroci e sanguinarie dell’età contemporanea. Morirono 30.000 persone tra oppositori politici e ribelli, oltre ai 20.000 haitiani che abitavano ai confini di quello scampolo di terra, grande quanto Lombardia e Piemonte insieme. La ricorrenza del 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, ha origine lì.

Le sorelle Mirabal erano 4: Patria, Dedé, Minerva e Maria Teresa (detta Mate). Patria, la maggiore, – un nome un destino – era sposata e aveva 4 bimbi; Minerva, sposata, madre di 2 figli, laureata in Diritto; Mate, la più piccola, agronoma, sposata, ebbe una figlia. E poi c’era Dedé… l’unica sopravvissuta. Alla fine degli anni ’50 il regime di Trujillo soffocava interi villaggi; la repressione dei “nemici” era incondizionata; la schiavitù della “forza lavoro” assoluta. – Tutti dicono che i guai cominciarono quando Minerva incontrò Trujillo ad un ballo e, davanti a tutti, lo schiaffeggiò. Ma la verità è che Minerva era in cerca di guai già da due o tre anni. Le sorelle Mirabal erano giovani. La maggiore aveva 35 anni, l’ultima solo 24. Avevano mariti giovani, bimb* piccol*. Voglia di vivere, di veder crescere i figl*. Ma c’era anche qualcosa di più, per cui valeva la pena combattere. E così, insieme ai mariti, le sorelle fondarono “El Movimiento Revolucionario 14 de Junio”: movimento rivoluzionario clandestino per lottare contro la dittatura. Aderirono centinaia di donne e uomini: molti furono scoperti, imprigionati, martoriati, giustiziati. Anche le sorelle (nome in codice “las mariposas”) vennero incarcerate, picchiate, minacciate di morte. Trujillo provava un odio inumano per il Movimento e per las mariposas, donne che avevano osato ribellarsi al suo potere smantellando il culto di onnipotenza costruito attorno alla sua figura.

Ho chiesto a Minerva perché faceva delle cose tanto pericolose. A quel punto mi ha dato una risposta stranissima. Perché voleva che io crescessi in un Paese libero. “Ma non lo è già?”, ho domandato. Ecco cosa accadde.  Nell’autunno del 1960, las mariposas, da poco uscite di prigione, poterono riabbracciare i figl* (custoditi da Dedé, la sorella che aveva scelto di non combattere ma resistere, accudire e ricordare) ma non i mariti, ancora in carcere. Inaspettatamente gli uomini vennero trasferiti nella prigione di Puerto Plata, lontano, costringendo le donne a lunghi viaggi attraverso un’impervia strada di montagna per poterli visitare.  Disquisivo con me stessa. Cos’è più importante, una storia d’amore o la rivoluzione? Ma una vocina continuava a rispondere, tutte e due, tutte e due. Era un venerdì, il 25 novembre. Giorno di visita a Puerto Plata. Le sorelle partirono la mattina presto per recarsi dai mariti, lasciando a casa tutti e 7 i bimb*. Ma sulla via del ritorno, si fermò la loro storia. L’auto delle Mirabal fu ritrovata in un fosso vicino al passo La Cumbre.

I corpi, trucidati ma riconoscibili, perfettamente posizionati sui sedili. Trujillo fece diffondere la notizia che l’autista aveva perso il controllo del mezzo. La Storia, quella vera, è che le ragazze vennero trascinate fuori dall’auto da 5 uomini e massacrate di botte in un campo di canna da zucchero. Poi, morte, furono posizionate sui sedili e spinte giù dal dirupo. A un anno dall’assassinio delle Mirabal, Trujillo fu freddato da un colpo di fucile e nella Repubblica Dominicana si indirono le prime elezioni democratiche dopo 31 anni di dittatura. – Vuoi combattere le cause di tutti quanti, è così? – È sempre la stessa causa, Mate – mi rispose Minerva.

EDITORIALE PUBBLICATO IN DIVERCITY V, DICEMBRE 2019

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