GLOBAL INCLUSION – Frammenti di unicità compongono il puzzle di una società in evoluzione

di VALERIA CARDILLO PICCOLINO –

È buio in sala, le persone entrano, prendono posto, si salutano. C’è il fermento di quegli eventi a lungo attesi, si sentono sbattere le ali delle farfalle nello stomaco di chi sa di essere lì perché chiamato da un ideale, da una speranza che però ha anche il taglio concreto dell’utilità sociale ed economica. Per le aziende e per il Paese. Parliamo di Global Inclusion – Generazioni senza frontiere, l’evento non profit dedicato ai temi della diversità e dell’inclusione che è stato organizzato l’11 Settembre 2019 presso il FICO Eataly World di Bologna dal Comitato Global Inclusion – Art.3 di cui Newton è il principale promotore. L’obiettivo dell’evento è stato chiamare a raccolta, per la prima volta, l’ecosistema italiano dell’inclusione: aziende, realtà non profit, istituzioni, università, cittadine e cittadini. Perché l’inclusione coinvolge ognuno di noi a livelli più profondi di quello meramente legato alle nostre etichette professionali. Global Inclusion si apre con un video in cui la voce di Calamandrei, uno dei padri costituenti, legge e spiega la forza e la potenza dell’art. 3 della Costituzione Italiana: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” L’art. 3 ci parla del pieno sviluppo dell’individuo e della sua partecipazione al progresso del Paese. La voce è accompagnata dalle immagini che raccontano la storia di come in Italia “la rimozione di quegli ostacoli sia in parte realtà, in parte speranza, ideale”. Questa seconda parte dell’Art. 3 è il punto di partenza e forse di arrivo per cambiare una cultura; è stato ribadito, in maniera forte e netta, che non si tratta solo di ideali, di ‘buonismo’, quanto di una leva competitiva di cui ormai non possiamo più fare a meno. E’ su questa scia che Pierluigi Stefanini, Presidente di Unipol, main sponsor dell’evento, ricorda che la Costituzione è il programma da cui partire per permettere al Paese di progredire. Oggi possiamo fare riferimento anche all’Agenda 2030, sottoscritta da 193 Paesi, in cui uno dei punti prevede che ‘nessuno rimanga indietro’. Come si fa dunque a realizzare, far vivere questi valori andando oltre gli slogan? Le risposte, nel corso dell’evento, arrivano sotto forma di stimoli, racconti, esperienze personali di interlocutori concordi nel ritenere che la pratica di atteggiamenti inclusivi sia una risorsa per generare valore. L’inclusività è risorsa, ad esempio, per l’educazione perché come ha raccontato Chiara Elefante, Prorettrice per le Risorse Umane dell’Università di Bologna, l’ateneo deve realizzare quell’apertura alle differenze che è base per adattarsi ai ritmi serrati di una realtà che cambia costantemente. Per mantenere il primato di ateneo internazionale in Italia, ponte tra culture, l’Università di Bologna deve parlare una pluralità di linguaggi che non sono solo quelli legati alle differenti provenienze geografiche dei suoi frequentatori, ma anche quelli delle generazioni che lo abitano o delle diverse esperienze che ne compongono il capitale umano. Ma nella costellazione di interlocutori che si sono succeduti sul palco arrivano esempi in carne ossa di persone che hanno sperimentato sulla loro pelle la sensazione di essere portatori di un contro-stereotipo. E’ infatti con il sorriso che Floriana Ferrara racconta la propria vita, come se lei rappresentasse l’eccezione in grado di dimostrare che la normalità, per come è stata concepita, è solo una grande burla. Bambina timida ritenuta poco dotata, riesce a fiorire quando un maestro, che lei definisce “illuminato”, la aiuta ad esplorare il suo talento matematico e a capire che la dislessia non è un limite. Così diventa ciò che è oggi: una Master Inventor, una ‘Nerd’, brava in informatica e matematica, Direttrice di Fondazione IBM, prova vivente che la regola secondo cui la bravura di una donna nella tecnologia è inversamente proporzionale all’altezza dei suoi tacchi a spillo è quanto di più lontano dalla realtà. Per lei inclusione è stata la possibilità di sentirsi a proprio agio rimanendo sé stessa, senza limiti. Ci parla dei progetti più interessanti della Fondazione, tra cui NERD (Non È Roba per Donne?), che prevede l’apertura dei laboratori di 13 atenei di informatica alle studentesse delle scuole superiori, per permettere loro di ‘assaggiare’ differenti materie e scoprire il proprio talento. Per dimostrare che l’informatica è anche roba per donne. Con altrettanta fierezza e semplicità Chris Richmond Nzi ci racconta della sua creatura, Mygrants, startup che supporta i migranti nel percorso dalla richiesta di asilo, alla formazione e all’incontro con le aziende. Chris racconta la storia di come, attraverso la app Mygrants, siano state mappate le competenze di un ragazzo tunisino che rappresentava esattamente ciò che un’azienda stava cercando: una persona che parlasse arabo, francese, italiano e inglese e che avesse competenze in informatica, meccanica, elettronica, lettura di schemi pneumatici ed elettrici, programmazione PLC. Chris, nato in Costa d’Avorio e adottato a soli 7 mesi, ci ricorda come l’accoglienza, ancora una volta, non sia solo un imperativo umano ma una necessità. Il 3% della popolazione mondiale è costituita infatti da immigranti che nel complesso contribuiscono al 9% del GDP mondiale. Global Inclusion, affrontando il tema della diversità a 360°, ospita anche personaggi versatili come Alberto Balestrazzi, Amministratore Delegato di Auticon, che spiega come la sindrome di Asperger sia un esempio di neurodiversità, ovvero di un tipo differente di cervello. Non stiamo quindi parlando di malattia ma, come se ci trovassimo davanti ad un sistema operativo alternativo a Microsoft (Linux, Ubuntu o Ios), di una diversa maniera di funzionare e processare il mondo. Così Auticon, forte della consapevolezza scientificamente fondata che le persone affette da sindrome di Asperger presentano capacità superiori alla media nella concentrazione, nel problem solving e sono particolarmente adatte per operare nell’ambito del machine learning, assume solo persone con queste doti. I dipendenti Auticon sono infatti tutti consulenti informatici, tutti Asperger, che supportano le aziende insieme ad un coach, per facilitare la relazione tra le due parti. Perché quando due mondi apparentemente distanti si incontrano a volte serve qualcuno che faciliti e traduca la pluralità di linguaggi. Le esperienze raccontate rappresentano il superamento del concetto di ‘accoglienza delle diversità’, in cui ci si limita ad accettare all’interno dell’organico di un’Impresa – ma non solo! – persone con diverse caratteristiche. Stiamo infatti parlando di realtà che promuovono e praticano l’inclusione, ovvero la capacità di capire come quelle diversità possano esprimersi e generare valore, per sé stesse e per la società nel complesso. Le donne di NERD, i migranti di Mygrants, gli Asperger di Auticon non sono dei ‘diversi’, degli emarginati, delle minoranze che con atto di generosità queste aziende accolgono. Sono persone con competenze e caratteristiche uniche ed insostituibili, di cui non ci si può privare, pena lo spreco di risorse o di opportunità incredibili. Queste le testimonianze della plenaria della mattina, la giornata è poi proseguita fino alle 18 con 5 panel e tavole rotonde, 6 hub creativi , 8 speak up corner e un’area espositiva con una trentina di stand di realtà del non profit. La giornata dell’11 settembre si è conclusa con la partecipazione di 800 persone, 12.000 collegate in streaming e #global inclusion è stato il 2° trend topic della giornata. Questi numeri e i commenti entusiastici hanno fatto decidere di organizzare una seconda edizione il prossimo anno, sempre l’11 settembre, sempre a Bologna.

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY V, DICEMBRE 2019

Spread inclusion all around the globe