1989, IL GIORNO IN CUI IL MURO SUONò LA LIBERTà

diverSound – rubrica a cura di DAVIDE SAPIENZA

Ci siamo sempre sentiti dire che la musica non può cambiare il mondo e in generale che l’arte non può cambiare il mondo. Come se non fosse la creatività il vero carburante che ci ha condotto, con alterne fortune – incespicando nella nostra lenta e contraddittoria evoluzione – fino a qui. Un’affermazione sbagliata che fa coppia con la famosa “con la cultura non si mangia”. Tutto ciò che ha reso l’umanità ciò che è, in realtà, è arte. E visto che questo è il primo contributo di Diversound per DiverCity Magazine, mi sono concesso qualche riga costituente di quello che leggerete qui. Nulla è più diverso da una (inesistente) normalità dell’arte. Perché tutto ciò che è creatività, come la musica, non potrà che essere, per definizione, diverso. E’ la ragione per cui la amiamo. La ragione per cui ci cambia – eccome – la vita, ogni volta che ci lasciamo avvolgere dal suo invisibile potere, forgiare dalle sue potenti vibrazioni. Noi sentiamo la musica, ma è nel silenzio che la sua azione avviene modificando la nostra percezione, regalandoci esperienze uniche e personali. Irripetibili. Come irripetibile fu quel giorno del 1989, un giovedì d’autunno nel cuore d’Europa quando a Berlino – divercity per eccellenza, grazie ai suoi fermenti creativi – il maledetto Berliner Mauer, che il regime sovietico aveva ufficialmente battezzato con il nome di Antifaschistischer Schutzwall (Barriera di protezione antifascista – così la CCCP vedeva la democrazia che regnava a Berlino Ovest e in occidente), iniziò a crollare. Inaugurato il 13 agosto 1961, quando molti dei musicisti di cui leggerete erano appena usciti dall’adolescenza e stavano ricevendo le stimmate del cosmo per regalarci sogni dolci che avrebbero cambiato il mondo, in meglio, lungo il suo corso il Mauer si affacciava su uno studio di registrazione che ha segnato la storia della musica e della cultura rock: gli Hansa Studios di Köthener Straße. Il nome ufficiale della struttura – Hansaton Studios – fu soppiantato da quello che artisti come David Bowie, Depeche Mode, Nick Cave, Iggy Pop, U2, R.E.M., conobbero lavorandoci tra gli anni ‘70 e gli anni ‘90 di fine Novecento: Hansa By The Wall Studios, celebrati nell’emozionante documentario Hansa Studios: By the Wall 1976-1990. Il Berliner Mauer era lì a pochi metri, come a pochi metri si trovava la storica Postdamer Platz, agorà e simbolo della riunificazione di una città inclusiva, che diede i natali al geniale scienziato poetico della Naturgemälde Alexander Von Humboldt, l’attrice Marlene Dietrich, il fotografo Helmut Newton, l’inventore della sociologia moderna Georg Simmel: gente che della propria diversità dal paradigma esistente fecero il fulcro delle proprie esistenze, diventando a loro volta nuovo paradigma, oltre che ispiratori di creatività. Il 2019 segna anche i quaranta anni dall’uscita del leggendario album dei Pink Floyd The Wall. Collezione di canzoni e concept album talmente importante da avere ispirato l’omonimo film di Alan Parker (1982) e un leggendario tour, attualissimo nelle tematiche, che il settantenne Roger Waters, deus ex machina della band inglese fino al 1984 e autore di quasi tutte le composizioni di quell’incredibile capolavoro, ha concluso e celebrato con un altro film (insieme a Sean Evans) nel 2015. E ancora si torna a parlare di muro. Perché la musica fu subito a Berlino, dopo il 9 novembre 1989. Spesso, begli anni che seguirono l’uscita di The Wall, fu chiesto a Waters se mai si sarebbe potuto ascoltare a Berlino: «solo quando il muro sarà caduto» dichiarò, più di una volta, Roger. E così fu: ricordo molto bene il 21 luglio 1990, giorno in cui si avverò questa dichiarazione. Fu quella la data stabilita per un concerto di grande rilevanza, artistica e simbolica, che Waters poté finalmente realizzare e proprio in Postdamer Plaz dove si riunirono 350.000 persone provenienti da tutto il mondo (occasione poi celebrata nell’album The Wall. Live in Berlin). Mi piace pensare che un muro possa essere abbattuto anche dall’arte più intangibile, la musica. La musica ha un grande potere, come cantava Bob Marley: quando ti colpisce, non ti fa male. Ti trasforma: le vibrazioni riescono ad arrivare dove nessun’altra espressione umana può giungere. Non a caso, la musica è anche una forma di terapia, proprio come la creatività è un’incredibile strada maestra per assorbire traumi e trasformarli in bellezza. Due anni prima dell’uscita di The Wall, nel 1977, David Bowie aveva registrato il secondo dei tre album berlinesi (Low, Heroes, The Lodger). In un momento delicato della propria vita, insieme a Brian Eno, il mago che parla con l’energia, aveva estratto dal cilindro, aveva estratto la profezia che avrebbe condotto alla caduta del Berliner Mauer, una delle più belle canzoni della storia, Heroes: celebravano i silenziosi eroi della quotidianità che dentro se stessi trovano la forza per compiere la splendida impresa di vivere. Tutti, cantava Bowie, possiamo essere eroi, anche per un solo giorno. Un mantra che deve essere risuonato in milioni di cuori, quella sera di giovedì 9 novembre 1989. Anche nel mio, incredulo, davanti alla televisione che, per una volta, invece di una fiction spacciata per notizie, raccontava una fratellanza universale che, ancora oggi, fatica a realizzarsi. Eppure è vero: puoi essere un eroe, anche per un giorno solo invece di un altro mattone nel muro. Nel 1991, gli U2 a Berlino, agli Hansa Studios con l’orizzonte libero, senza muri, registrarono Achtung! Baby. Pubblicato, guarda caso, nel mese di novembre, solo due anni dopo la caduta del muro. E nella loro One, canzone che poteva nascere solo a Berlino, ci diedero un messaggio che oggi vale più che mai: Un amore/ Un sangue/ Una vita/ Fai quello che devi fare/ Una vita/ Con gli altri/ Sorelle e fratelli/ Una vita/ Ma non siamo gli stessi/ Dobbiamo sostenerci a vicenda.

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY V, DICEMBRE 2019

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