LA CASA DI EMMA

di Cristina Citterio –

Consociazione: ogni volta che guardiamo nell’insieme le attività realizzate alla Casa di Emma è questa la parola che mi sembra racconti maggiormente qualcosa di noi. Chi vive l’esperienza, affascinante e misteriosa, di coltivare un orto lo sa: uno dei segreti per renderlo sano e rigoglioso è praticare la consociazione. Ovvero coltivare in contemporanea differenti specie vegetali accostate in modo da aiutarsi reciprocamente: le piante, diverse tra loro, scambiano sostanze nutritive, attirano o allontanano insetti differenti con i loro fiori e con i loro profumi, ombreggiano il suolo e lo mantengono al giusto grado di umidità. E l’orto diventa sempre più bello. Così accade alla Casa di Emma. La Casa di Emma è un’associazione nata nel 1999 da un’esperienza drammatica vissuta dalla famiglia Galliani: la morte di Emma che a 21 anni aveva un grande sogno: quello di diventare educatrice, la professione per cui stava studiando. La reazione dei genitori fu quella di lasciare “aperta la porta” della casa in cui la famiglia aveva vissuto con lei, per mantenere vivo e far crescere il sogno, trasformare quell’abitazione in un luogo di vita e di speranza per molti. La sede sociale è oggi una fattoria in Brianza con ampi spazi all’aperto dove si trovano cavalli, pony, capre e altri animali da cortile, si coltivano piccoli orti e campi. La finalità dell’associazione è accompagnare e sostenere le famiglie, bambini e bambine che si trovano in difficoltà, attraverso iniziative e progetti a contatto con la natura, che si sviluppano in un’ottica di inclusione e che mutuano dalla pratica dell’orto il principio della consociazione. Tra le molte attività svolte, tre ci sembrano restituire meglio questo tipo di approccio: le domeniche con i bambini delle comunità, i sabati di condivisione tra famiglie e i mercoledì dedicati alla manutenzione della fattoria. Da vent’anni, due domeniche al mese accogliamo in fattoria i bambini provenienti da 2 comunità protette di Milano: grazie ad un gruppo di volontari (composto da giovani, adulti e famiglie) trascorriamo la giornata con loro in semplicità e leggerezza, alternando momenti all’aperto a momenti in casa: prepariamo il pranzo, la merenda, organizziamo piccole attività in fattoria o nei boschi vicino a casa. Due sabati al mese proponiamo momenti di incontro e aggregazione tra famiglie in carico ai servizi sociali territoriali: suddivise in 2 gruppi le “famiglie in difficoltà” sono invitate a trascorrere il pomeriggio o il pranzo con alcune famiglie – socie dell’associazione – che hanno scelto di vivere il volontariato non singolarmente bensì come nucleo famigliare. Grandi e piccoli colgono l’opportunità di stare insieme e si incrociano famiglie con storie molto diverse fra loro: partecipano uno o entrambi i genitori, eventuali nuovi compagni, bambini con età diverse, da neonati ad adolescenti… L’inclusione e la consociazione attraversano queste esperienze tramite piccole cose, gesti quotidiani, il contatto con la natura: la domenica si restituisce a bambini e bambine allontanati dalla famiglia d’origine la possibilità di vivere una giornata in un’atmosfera genuina e accogliente, che diventa occasione di benessere anche per i volontari; il sabato offre la possibilità alle famiglie di prendere per sé qualcosa di prezioso dell’esperienza e della storia dell’altro. La terza attività in cui sperimentiamo maggiormente inclusione e consociazione è quella che svolgiamo il mercoledì mattina. Un gruppo di giovani ospiti di una comunità psichiatrica è presente nella nostra sede per occuparsi di lavori di manutenzione del verde e pulizia degli spazi destinati agli animali. Il gruppo lavora accompagnato da un educatore con competenze specifiche e due volontari della Casa di Emma. Si cerca così di favorire il più possibile scambi tra i ragazzi della comunità psichiatrica e le persone che, a vario titolo, gravitano attorno e nella fattoria. Inoltre, una volta al mese il “gruppo del mercoledì” (ragazzi+volontari) condivide i lavori di manutenzione con i dipendenti di alcune imprese del territorio. Ragazzi con disturbi di personalità, volontari della Casa di Emma e dipendenti di alcune multinazionali, che forse hanno poco in comune e possono avere mentalità lontane l’una dall’altra si trovano, nello spazio di una mattina, a condividere un obiettivo. Lavorano insieme, fianco a fianco, imparano gli uni dagli altri e ottengono qualcosa di essenziale per tutte le nostre attività: la costante cura e bellezza di una sede che rende possibile i miracoli della consociazione e, grazie alla condivisione di momenti di benessere, diventa casa per tante persone diverse tra di loro.

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY V, DICEMBRE 2019

Spread inclusion all around the globe