ESG – Environmental Social and Governance

POINT BEAK – Rubrica a cura di Valeria Colombo –

È vero che il mondo funziona a cicli, lo sottoscrivo, la natura segue cicli e così l’economia. È altrettanto vero che a volte qualcosa si rompe, si spezza e arriva un punto di rottura. Natura, economia, cicli, rotture… in questa column desidero raccontare come stanno cambiando i rapporti tra finanza, imprese e persone nel tempo presente, in cui numerosi schemi rimasti validi per decenni si stanno modificando, cedendo il passo a qualcosa di nuovo e impensabile solo pochi anni fa. Il punto di rottura da cui voglio partire riguarda una delle basi dell’economia recente e cioè la dottrina dell’economista Premio Nobel Milton Friedman, guru del neoliberismo, secondo cui lo scopo dell’Impresa deve essere la massimizzazione del profitto per gli azionisti, unici destinatari del valore generato. Ebbene, lo scorso mese di agosto 181 CEO di imprese statunitensi riuniti nell’associazione Business Roundtable hanno pubblicato una nuova versione dello Statement on the Purpose of a Corporation in cui dichiarano l’impegno a guidare le proprie aziende a beneficio di tutti gli stakeholder – clienti, dipendenti, fornitori, comunità e azionisti. Il sistema delle imprese sta – finalmente- rivedendo alcuni meccanismi del capitalismo che, negli anni, hanno acuito le diseguaglianze sociali e portato a uno sfruttamento spesso indiscriminato delle risorse del nostro pianeta. E la buona notizia è che le motivazioni per un cambio di paradigma come questo sono economiche, di business. Investire nel benessere dei dipendenti, in politiche di inclusione, nella valorizzazione della diversità non è più una scelta afferente solo alla sfera etica ma è un fattore di competitività ed efficienza ed è dimostrato da numerose ricerche che una forza lavoro coinvolta e soddisfatta esprime al massimo il proprio talento ed è, dunque, più produttiva. Ridurre le emissioni inquinanti, utilizzare e gestire in modo responsabile le risorse naturali, limitare la produzione di rifiuti è ugualmente necessario per rimanere nel mercato perché lo chiedono fortemente i clienti e i consumatori, consapevoli e attenti, e lo chiede sempre più spesso la normativa. La finanza che ruolo ha in questo cambio di paradigma? Ha un ruolo fondamentale nell’indirizzare e incentivare le aziende, per ovvi motivi. E non è casuale che il “point break” in questo caso sia avvenuto qualche anno fa, all’inizio del 2016, quando il CEO di Blackrock, il più grande investitore a livello mondiale, inviò una lettera “particolare” ai CEO delle principali imprese statunitensi (quelle incluse nell’indice di borsa Standard&Poors 500). In questa lettera, intitolata “Purpose&Profit”, Larry Fink inizia criticando la visione di breve periodo (short-termism) che aveva guidato le imprese negli anni, impedendo investimenti in un’ottica di lungo termine e per una crescita davvero sostenibile nel tempo. Prosegue quindi indicando ai leader di focalizzarsi maggiormente sugli aspetti ambientali, sociali e di governo societario includendoli a pieno titolo tra le fonti di rischio e di opportunità per il business. “Over the long term, environmental, social and governance (ESG) issues – ranging from climate change to diversity to board effectiveness – have real and quantifiable financial impacts”. E se un grande investitore afferma che questi aspetti hanno effetti sulle performance finanziarie di lungo periodo l’incentivo per le imprese non ha valenza solo o prettamente morale ma indubbiamente economica. Le tematiche del rispetto dell’ambiente, dell’attenzione alle persone e della buona gestione aziendale non sono nuove alla realtà imprenditoriale e infatti la Responsabilità Sociale d’Impresa (Corporate Social Responsibility – CSR) ha decenni di storia alle spalle, ma il vero cambiamento a cui stiamo assistendo riguarda la valenza economico-finanziaria, e dunque strategica, che tali aspetti assumono. Integrare i fattori ESG nelle scelte aziendali significa investire per uno sviluppo che sia sostenibile per tutti gli attori coinvolti, prima fra tutti l’impresa stessa che ne può trarre benefici in termini di competitività ed efficienza.

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY V, DICEMBRE 2019

Spread inclusion all around the globe