I mandarini 4

EDITORIALE di Valentina Dolciotti

Pur avendo scelto fin dalla prima uscita di questo magazine di non prediligere il racconto di una diversità rispetto ad un’altra, ma di lasciare spazio e tempo a ogni tema possibile, in questo numero gli articoli che affrontano la tematica LGBT+ non sono certo pochi. Questo perché quest’estate (giugno 2019 – giugno 1969) sono cinquant’anni esatti dall’estate di Stonewall. Cinquant’anni sono niente, sono ieri, sono un battito di ciglia nella storia dell’umanità. Eppure sono cinquant’anni da quando la polizia, armata di manganelli, ha fatto irruzione nello Stonewall Inn (locale nel quartiere Greenwich Village, a Manhattan). Come aveva fatto altre centinaia di volte, arrestando coloro che erano privi di documento d’identità, quelli vestiti con abiti di sesso opposto e i dipendenti del bar. Ma, quella volta, le persone si ribellarono. Cinquant’anni fa, per la prima volta, risposero alla violenza con forza e determinazione, richiamando gente per le vie; clienti dai locali vicini e dai palazzi circostanti scesero in strada e si unirono alla protesta. 2.000 persone che urlavano slogan, lanciavano oggetti e pietre e, finalmente, reagivano alle percosse, agli abusi, alle manganellate degli agenti, al punto che nemmeno la squadra anti-sommossa – inviata a supporto delle pattuglie locali – riuscì a sedare la rivolta. La rivolta durò per giorni e notti. La comunità gay era arcistufa d’essere derisa, malmenata; di essere costretta a rispondere a bassa voce, a comportarsi educatamente, a non dar fastidio. Non poteva essere assunta dagli organismi governativi; non poteva consumare alcolici nei locali. La cura per ciò che allora era classificato come malattia mentale era l’elettroshock. Era arrivato il momento di battersi, di “sporcarsi mani e piedi” per veder riconosciuti i propri diritti civili. Dall’estate di Stonewall, dai moti e dalle rivolte che John D’Emilio in Sexual politics, sexual communities (1983) ha definito “la caduta di una forcina che si è udita in tutto il mondo” sono stati fatti parecchi passi avanti, ma ancora non bastano. Non bastano e non basteranno mai fino al giorno in cui ogni persona vedrà riconosciuti e rispettati i propri diritti, nella forma e nella sostanza. E non mi riferisco solo alla comunità LGBT+, per l’appunto.

Spread inclusion all around the globe