UNA QUESTIONE DI ALLEANZA La Pride Week per Google

di Vittoria Tenaglia

Cosa significa per te diversità?

Quando ho cominciato a parlare di diversità, mi sono interrogata sul significato del termine. È sicuramente ricchezza, nel momento in cui puoi aprire il tuo mondo all’altro. È scambio, arricchimento reciproco. È certamente libertà: di essere e di esprimersi. E allora, mi sono domandata, cos’è per me l’uguaglianza? È il valore sottostante: quella condizione che imprescindibilmente presuppone il rispetto e l’inclusione di tutte le diversità, di genere come di orientamento sessuale.

Da quanto tempo Google è alleato della comunità LGBT+ ?

Io mi sento molto fortunata perché faccio parte di un’azienda che ha nel suo DNA questi valori dalla prima ora. Google opera da sempre su due livelli paralleli ma di uguale importanza: da una parte ha cercato di sviluppare un ambiente di lavoro in cui ogni googler possa sentirsi libero di essere ed esprimere se stesso e soprattutto correttamente rappresentato. Un ambiente che garantisce a persone di qualsiasi orientamento – sessuale e di genere – gli stessi identici diritti. Dall’altra parte, crediamo che le aziende abbiano una grande responsabilità verso la società e la comunità in cui operano: hanno il compito di incoraggiare rispetto e inclusione, aiutare a proteggere questi valori e tutelare i diritti che le comunità LGBT+ hanno acquisito negli anni.

Quali sono le ragioni che portano un’azienda come Google ad abbracciare temi di Diversity & Inclusion, in generale e nello specifico LGBT+?

Le differenze portano scambio e tale scambio genera innovazione. Ma non è l’unica ragione: i diritti acquisiti non sono come diamanti, non durano per sempre, anzi possono essere persi da un momento all’altro. Le aziende hanno il dovere di farsi portavoce in questo dibattito, di proteggere tali diritti e fare in modo che crescano sempre di più. Hanno il dovere di farsi “alleati”. E poi l’inclusione di tutte le diversità è un vero e proprio vantaggio competitivo!

Cosa significa dunque essere “alleati”, in particolare in ambito LGBT+?

Significa, innanzi tutto, lavorare insieme per creare le condizioni per favorire “visibilità”: ancora oggi, nel 2019, ci sono persone LGBT+ che hanno paura di uscire “fuori dall’armadio”, persone che ci hanno provato e non è andata come speravano, alcune di loro da quell’armadio non usciranno mai. E molte di queste persone lavorano in aziende proprio come la mia. È, dunque, cruciale che anche le aziende contribuiscano a che si creino le condizioni affinché si possa fare coming out – almeno nel lavoro – in maniera sicura e serena, con orgoglio.


Come si è sostanziato quest’anno l’impegno e la presenza di Google alla Pride Week di Milano?

Quest’anno il fil rouge di tutta la settimana è stato il tema dell’alleanza. Nel 50° anniversario dei moti di Stonewall, ci rendiamo conto che molti traguardi della comunità LGBT+ sono stati raggiunti anche grazie a donne, uomini e realtà di vario genere che a loro modo si sono messi in gioco e hanno applicato la semplice e potente regola dell’empatia, cercando comunanze e non differenze, tra essere umani. La settimana è stata caratterizzata da quattro momenti nei quali abbiamo raccontato e celebrato il ruolo degli alleati in diversi ambiti. Il primo momento ha visto come ogni anno il coinvolgimento dei soli Googlers e in un dibattito interno abbiamo raccontato il ruolo degli alleati nel momento del coming out (o coming outs!). Ne abbiamo parlato con alleati provenienti dal mondo delle istituzioni, della musica, dell’associazionismo e dal mondo di YouTube. Croce Rossa Italiana ha presentato la sua casa famiglia “Refuge LGBT” che accoglie ragazzi in difficoltà o che hanno perso il sostegno della propria famiglia a seguito del loro coming out. Baby K ha raccontato come il potere della musica ed il mix di generi possano essere un esempio di differenze che arricchiscono e uniscono. Guglielmo Scilla ha portato con sé parte della sua famiglia, che lo ha sostenuto e supportato nel momento del coming out. Alleati che hanno fatto e continuano a fare la differenza, ognuno a proprio modo.

E gli altri momenti..?

In un periodo storico in cui linguaggi di odio e comportamenti irrispettosi prendono il sopravvento, Google ha aperto le porte ai bambini delle Famiglie Arcobaleno di Milano per un workshop sull’utilizzo consapevole e gentile della rete e della tecnologia, insieme al nostro partner Pepita Onlus e alla YouTube creator Muriel. Sicuramente uno dei momenti più sentiti ed emozionanti della settimana lo abbiamo però vissuto all’evento Names AIDS Memorial Quilt: il più grande progetto di digitalizzazione a supporto della comunità LGBT+ italiana. Google Art & Culture ed ASA – Associazione Solidarietà AIDS – hanno lavorato insieme per digitalizzare il Names Project AIDS Memorial Quilt Archive, in altissima risoluzione, attraverso la tecnologia di Art Camera. Per poi pubblicare la collezione in una pagina dedicata del sito Google Arts & Culture. Abbiamo presentato l’opera digitalizzata in un evento, patrocinato dal Consolato US a Milano, dal Comune di Milano e alla presenza di Laura Boldrini. La serata è culminata in una video-art performance dell’artista Andrew Quinn ispirata alle immagini digitalizzate delle coperte e accompagnata da una live performance della music band The Winston. Con questo progetto abbiamo voluto raccontare come arte e tecnologia – quando si incontrano – possono essere dei potenti alleati per rendere eterna e universalmente accessibile la memoria di chi non c’è più.

Per poi arrivare al giorno della parata…

Quest’anno ci siamo voluti superare: un rainbow truck dallo slogan globale #prideforever, sul quale abbiamo ospitato googlers, amici, partners, YouTubers e naturalmente tanta musica! Levante ha percorso la parata sul nostro carro per poi esibirsi sul palco del Milano Pride, insieme a Baby K. Artisti come Baby K e Levante e Youtubers hanno sicuramente dato un colore in più all’intera settimana rainbow e alle celebrazioni di sabato. Musica, arte, tecnologia, istituzioni, associazionismo insieme con Google, per non essere solo un motore di ricerca, ma un vero e proprio motore di cambiamento culturale.

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY IV, SETTEMBRE 2019

Spread inclusion all around the globe