LA MATEMATICA È UNA CERTEZZA?

di Igor Šuran

Il piccolo matematico che da sempre viveva in me, era affascinato da Clara, personaggio de La Casa degli Spiriti – il primo libro in lingua italiana ch lessi integralmente, durante il lungo viaggio in traghetto tra Genova e Palermo, quasi trent’anni fa – la quale annotava sul quaderno la relazione tra eventi e persone. Clara era dotata di poteri straordinari e riusciva a vedere ciò che gli altri non riuscivano nemmeno a immaginare. Ne ero affascinato perché la mia mente da piccolo matematico faticava a capire l’interconnessione tra gli eventi e le persone, che spesso nessun’altro al di fuori di Clara vedeva o nemmeno percepiva l’esistenza. Nelle mie equazioni mentali la mancanza di certezze equivaleva alla loro assenza. E quest’assenza equivaleva a zero. Valore zero. Uno più zero è sempre uno. Così come uno più uno sono sempre due.

Ci sono voluti molti anni perché capissi che l’assenza della prova non fosse sempre la prova dell’assenza. E che uno più uno non sempre risultasse due. Ci è voluto un percorso talvolta doloroso ma sempre arricchente per capire che le regole della matematica non si possono applicare nella vita. Soprattutto quando le variabili delle nostre equazioni, a noi invisibili, vivono nel mondo che si trova oltre lo specchio. Oggi, avendo fatto il magico salto del Rubicone che tramutava lo stato della nostra incoscienza – la nostra ignoranza – dall’inconsapevole al consapevole, stiamo imparando come vivono le persone che da noi sono diverse. Stiamo cercando di imparare come essere inclusivi. Sappiamo che essere inclusivi vuole dire rispondere, nei limiti del possibile, alle esigenze degli altri. Stiamo conoscendo i loro mondi per capire le esigenze cui rispondere. E spesso, compiaciuti con noi stessi per aver scoperto mondi nuovi, ci limitiamo a considerare quella diversità che sembra essere la più potente, la più visibile, la più bisognosa della nostra inclusione. La persona nella sedia a rotelle, la persona ipoudente o ipovedente, quella omosessuale, transgender, straniera, di altra religione, di altra cultura. E noialtri cerchiamo di applicare quelle sane regole di inclusione che abbiamo imparato, nella convinzione che siano sufficienti e adatte a tutte
le persone.

Però le nostre diversità non vivono una vita a sé stante bensì convivono con tutto il resto che siamo. Usando il linguaggio della piccola Clara, le nostre diversità vivono in relazione a tutte le altre nostre caratteristiche personali. Parliamo dell’intersezionalità delle diversità. La vita di un uomo si complica se egli è omosessuale. La vita della donna lesbica è ancora più complicata. Perché donna, che spesso è il primo fattore di discriminazione. Una giovane persona LGBTI di seconda generazione, che cresce in una famiglia di forte tradizione del Paese d’origine, può vivere situazioni di maggior disagio rispetto agli altri coetanei LGBTI. Le disabilità, le etnie, le religioni, gli orientamenti sessuali, il genere, le sue identità ed espressioni non si sommano meramente come fossero un’equazione matematica nella quale 1 più 1 più 1 ci dà 3. No! Il risultato può essere sei o dieci o quindici. Il tutto diventa quasi un’equazione esponenziale: le difficoltà nella vita dovute alle singole diversità aumentano sempre, in presenza di altre diversità. Ciò è la co-relazione tra le diversità, la loro sovrapposizione, la loro intersezionalità. Quando la matematica non è più una certezza.

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY IV, SETTEMBRE 2019

Spread inclusion all around the globe