IBM IN VATICANO Una task-force di aziende per discutere la discriminazione LGBT+

di Marco Mazza

Lo scorso aprile il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, ha ospitato un meeting a cui hanno partecipato numerosi leader politici e parlamentari; per l’occasione Open for Business, una coalizione di grandi Corporations che include nomi quali Accenture, Brunswick Group, Deutsche Bank, EY, Linklaters e Microsoft, ha coinvolto una delegazione di senior executives, tra questi Tia Silas, Chief Diversity and Inclusion Officer di IBM. Durante l’udienza l’International Bar Association (IBA), l’Inter-American Institute of Human Rights (IIDH) e lo United Nations Latin American Institute for the Prevention of Crime hanno presentato i primi risultati di una ricerca che denuncia la persistente discriminazione che la comunità LGBT+ dei Caraibi è costretta a subire, dovuta principalmente alla criminalizzazione dell’omosessualità, che porta seri danni alla salute fisica e mentale della comunità; criminalizzazione che avviene ancora in 70 Paesi del mondo. Il Cardinale ha condannato esplicitamente qualsiasi forma di violenza contro la persona umana, dando piena disponibilità a cercare un terreno comune che possa far evolvere la discussione nell’immediato futuro: questa unione d’intenti e condivisione degli obiettivi tra Vaticano e una larga base di parlamentari, magistrati e sostenitori dei diritti umani è un importante passo verso la creazione di un movimento che riesca ad avere un forte impatto nella lotta contro le discriminazioni. E la presenza di numerosi business leader delle grandi Corporations non potrà che aggiungere forza e legittimità all’idea che i diritti LGBT+ progrediranno solo se tutti i settori della società si uniranno per cercare di cambiare in meglio la situazione.

Al termine della sessione di lavori Tia Silas ha dichiarato: “Per più di un secolo, IBM ha promosso politiche e pratiche di inclusione per tutti i dipendenti. Essere leader nell’innovazione significa saper creare un ambiente di lavoro dove tutte le diversità e le esperienze possano esprimersi pienamente e questo è possibile solo quando tutti possono essere se stessi, senza paura di essere discriminati. E questo vale anche per orientamento sessuale e identità di genere”.

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY IV, SETTEMBRE 2019

Spread inclusion all around the globe