I mandarini 3

EDITORIALE di Valentina Dolciotti

William Somerset Maugham nel romanzo Il filo del rasoio ad un certo punto scrive: “Uomini e donne non sono solo se stessi: sono anche la regione dove sono nati, la casa o l’aia dove hanno imparato a camminare, i giochi con cui si sono divertiti da bambini,
i racconti delle vecchie comari uditi di straforo, i cibi che mangiavano, le scuole che hanno frequentato, gli sport
che li interessavano, i poeti che leggevano, il Dio in cui credevano. Tutte queste cose li hanno resi ciò che sono”. Ecco. Non saprei dirlo meglio. Però posso aggiungere qualcosa. Alla luce di queste parole, che non sono
solo parole ma il mondo reale in cui ogni mattina ci svegliamo, quanto risulta essere riduttivo, piccolo, sciocco relazionarsi esclusivamente con una sola tra le diversità che caratterizzano l’altro? Per giunta con la più visibile? Scelta da noi, in poche frazioni di secondo… Lo straniero. La vecchia. Il gay. La cicciona. Il cieco. Il musulmano. Quella
in carrozzina. Ma perché?! Perché scegliere una parte per
il tutto? Non appallottoliamo l’altro in una sineddoche. Siamo abitati da una moltitudine di varietà e di variabili, siamo in continuo spostamento e cambiamento, ognuno diverso, da tutte e da tutti, per un elenco di perché troppo lungo da poter essere colto in un’occhiata passeggera e distratta. Non accontentiamoci di una didascalia, quando potremmo essere romanzi.

PUBBLICATO IN DIVERCITY III, MAGGIO 2019

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