OLTRE LO SPECCHIO COSA C’È?

RUBRICA DI IGOR ŠURAN –

Nell’epoca in cui Alice, sonnecchiando su una poltrona del salotto, si chiese cosa mai avrebbe potuto esserci dall’altra parte dello specchio, i suoi contemporanei di lingua inglese ancora chiamavano lo specchio looking glass. E non mirror, come lo chiamiamo quasi tutti noi che stiamo leggendo queste righe. Può sembrare sia passata un’eternità da quell’era in cui tutti avevano paura di quel che avrebbero trovato qualora fossero riusciti, come Alice, ad attraversare lo specchio. Ma è passata davvero un’eternità? Oppure parliamo, spesso, dell’anno scorso, della settimana scorsa, di ieri? Di quest’oggi. Quello che per Alice era uno specchio, per molti di noi che siamo dall’altra parte del looking glass, sono le porte serrate di un armadio in cui viviamo in attesa che un’Alice o altra ci faccia visita. Che ci scopra, che ci conosca, che impari le nostre regole del gioco. Ma noi non viviamo in una favola, per quanto bella possa essere e per quanto possa farci sognare. Noi vogliamo che Alice attraversi lo specchio per spalancare la porta del nostro armadio di vite vissute e ci permetta di uscire, di mettere piede nel mondo reale, anche per voi; nella stanza in cui Alice stava sonnecchiando. Nella vita di tutti voi. C’è una voce dentro di me che chiede: “Ma chi siete voi, chi siamo noi?”. E faccio fatica a declinare una risposta. Perché tutti siamo da questa parte dello specchio e tutti siamo anche dall’altra parte. Tutti noi ci troviamo nel centro del cerchio che è la nostra vita quotidiana per mille e mille motivi e poi ci troviamo oltre lo specchio, per mille altri. La sola differenza, la differenza unica e immensa è che per alcuni quella parte di noi che si trova dall’altro lato dello specchio è a volte solo una brezza mattutina, un forte vento del nord, una breve scossa che passa con la stessa velocità con cui è arrivata, di cui fortunatamente gli altri spesso non si rendono conto. Invece per altri questa differenza rappresenta l’aria che respiriamo, ogni attimo della nostra vita, i colori con cui si alternano le nostre stagioni, la sensazione permanente di non trovarsi mai nel posto giusto al momento giusto. Quali sono queste brezze mattutine, quel vento del nord, quei colori delle stagioni, quell’aria che respiriamo tutti i giorni? Di questo parleremo nella rubrica. Di temi che in apparenza non ci toccano. Perché dovrei, io, guardare oltre lo specchio se ogni mattina mi sveglio pensando che il mondo sia stato creato attorno a me? Perché dovrei, io, dedicare tempo, energie, credibilità per qualcosa che fino a ieri non sembrava meritare la mia attenzione, il mio tempo e il mio impegno? Perché dovrei svegliarmi motivato a conoscere mondi che in apparenza sembrano null’altro che universi paralleli al mio? Includere è un qualcosa che spesso dobbiamo imparare. What’s in it for me?, si sarebbero chiesti i contemporanei di Alice. È di questo che parleremo. Di che cosa c’è oltre lo specchio.

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY III, MAGGIO 2019

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