DIVERSITY MEDIA AWARDS

Il 28 maggio si è svolta, all’Alcatraz di Milano, la consueta serata di gala con charity dinner, diffusa in diretta streaming (TruLive), durante la quale sono stati consegnati i riconoscimenti ai vincitori e alle vincitrici dei Diversity Media Awards 2019. L’iniziativa, ideata e promossa da Diversity, no profit fondata e presieduta da Francesca Vecchioni, ha presentato al pubblico i risultati della ricerca condotta dall’osservatorio di Pavia e dal comitato scientifico di Diversity. Il rapporto ha premiato, infatti, i personaggi del mondo della televisione e dello spettacolo che si sono distinti durante il 2018 per aver valorizzato i temi della diversità nell’informazione e nell’intrattenimento. Oltre all’attenzione rivolta al tema Lgbt, quest’anno i Diversity Media Awards si estendono alla rappresentazione della diversità nelle aree genere e identità di genere, orientamento sessuale ed affettivo, etnia, età e generazioni e disabilità.
– Chi fa comunicazione – dichiara Francesca Vecchioni – ha una grandissima responsabilità, poiché contribuisce a costruire l’immaginario collettivo. Saper rappresentare e dar voce a tutte le persone serve a ridurre la distanza tra noi e gli altri ed è il presupposto essenziale per la crescita e il benessere della società.
Una rappresentazione inclusiva, non solo rispetta la reale composizione sociale, ma fa emergere le differenze, promuovendo la conoscenza e contribuendo così a ridurre i pregiudizi.

Dalla lettura dei dati emerge come la rappresentazione della diversità cambi notevolmente se si considerano i prodotti di intrattenimento (film, programmi radio e tv, serie, pubblicità e prodotti digitali) o l’informazione (principali Tg).
Su 49.536 notizie analizzate dall’Osservatorio di Pavia, con il coordinamento di Monia Azzalini, responsabile genere e media, 5.355, pari al 10,8% del totale, riguardano l’età, focalizzandosi per la quasi totalità su bambine/i e giovani (84,5%); molto meno sugli anziani (16,3%).
Nella maggioranza delle notizie, i primi appaiono come protagonisti di episodi di criminalità e violenza (43,3%), di cronaca (incidenti, scomparse, 13,9%), e, nel caso di giovanissimi, nella doppia veste di responsabili o vittime di atti di bullismo, aggressioni a insegnanti, associazione in baby gang. Anche i temi di genere e identità di genere sono frequentemente citati (4.043 notizie, pari all’8,2%), centrali soprattutto in notizie di criminalità (62,6%): nel 39,6% dei casi si tratta di violenza contro le donne come molestie, stupri, femminicidi. L’orientamento sessuale e affettivo, per quanto marginalmente rappresentato (121 notizie, pari allo 0,2%), è raramente una connotazione identitaria di persone al centro di episodi di criminalità (14,9%) ma più frequentemente un tema sociale (54,5%), in particolare inerente le famiglie (29,8%), più specificatamente la genitorialità, tuttora al centro anche del dibattito politico. Nei prodotti di intrattenimento, secondo la ricerca, la diversità è stata raccontata in maniera molto differente rispetto all’informazione. Il tema prevalente del 2018 è il genere con una particolare attenzione alla consapevolezza femminile e alle relazioni familiari. Le donne non vengono raccontate ma si raccontano, nei programmi e nelle serie tv. Le tematiche trattate toccano i rapporti personali/affettivi, ma faticano ancora ad evolversi verso una rappresentazione sociale inclusiva che consideri maggiormente temi come lavoro, gender gap, competenze.

È importante evidenziare che il tema del disagio mentale e delle disabilità emergono, soprattutto al cinema, con l’evidente impegno di superare lo stigma, offrendo spazio alla riflessione e permettendo di delineare i personaggi oltre la disabilità, e senza pietismo. Il tema più trascurato dall’intrattenimento, per concludere la panoramica, è ad oggi quello delle diversità etniche.

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY III, MAGGIO 2019