BE KIND. UN VIAGGIO GENTILE NEL MONDO DELLA DIVERSITÀ 

DI PAOLA SUARDI

BE KIND. UN VIAGGIO GENTILE NEL MONDO DELLA DIVERSITÀ, regia di Sabrina Paravicini e Nino Monteleone, Italia 2018

“La diversità è come un elefante con la proboscide corta, ed è un rarità” Nino Monteleone, Be Kind


“Be Kind. Un viaggio gentile nel mondo della diversità” è un documentario autoprodotto di 83 minuti, che ha come protagonista e co-regista un ragazzo di dodici anni, Nino Monteleone. A Nino è stata diagnosticata una forma di autismo infantile severo, evoluto in sindrome di Asperger, e viene ora definito da un punto di vista medico un bimbo “ad alto funzionamento”,  che possiede cioè altissime competenze in alcune aree ma può soffrire al contempo di difficoltà nel relazionarsi con le persone. 

Nino: “Io ho la sindrome di Asperger. Sono diverso dagli altri perché ho molta creatività”.

Dotato infatti di grande creatività e talento istrionico, a tratti eccentrico ed esuberante, Nino nel film conduce interviste a persone che vengono ritenute “diverse” secondo il senso comune. Nino è di fatto nel film primus inter pares o “diversus inter diversos” e proprio il suo sguardo diverso, insieme all’atteggiamento diretto e garbato verso il prossimo, è la chiave per descrivere il suo mondo, incontrando persone che come lui vivono nella diversità fisica, psichica, di etnia e religione rispetto al Paese in cui vivono, di status sociale, di orientamento sessuale e di scelte di vita. E sono per questo emarginati o indotti ad autoghettizzarsi.


Nino: “Voglio avere un vestito importante per questo film che è una cosa importante”

Racconta la madre Sabrina Paravicini, attrice e regista che gli ha proposto di raccontarsi per condividere la sua storia – e forse uscire dall’isolamento che lo minaccia -, che Nino ha scelto domande, incontri, invenzioni per dare vita a questo film. Ha scelto per sé dall’armadio (di lei) un cappotto lilla, una giacca verde e una cravatta rossa per viaggiare attraverso le tappe del film ad ascoltare le storie degli intervistati.


Nino: “È un documentario dove si narra che cosa hanno di speciale questi ragazzi”.

Autismo, dislessia, sindrome di down, bullismo, disabilità fisiche, diversità di pelle o di orientamento sessuale. Nino intervista persone di età varie, passando da bimbi piccoli a ragazzi ventenni, fino agli adulti; persone che sono state toccate dalla diversità attraverso compagni o familiari, o persone che si occupano di diversità come specialisti, insegnanti e dottori. Oppure persone che sono diverse per scelta di vita: Roberto Saviano, sotto scorta per sue le posizioni nei confronti della camorra; Samantha Cristoforetti, donna astronauta; Fortunato Cerlino, che accompagna un giovane attore autistico a recitare la scena madre di “Taxi Driver” interpretata da De Niro.

Nino: “Allora Giulia come hai passato la vita?”  Giulia: “Male”.

Nino conversa con tutt* e si rivolge a tutt* con acume, che si tratti di parlare con Saviano di Epicuro e della felicità, o di farsi narrare da Giulia la sofferenza di essere bullizzata. Di più, Nino è capace di trasmettere la semplicità con cui queste persone speciali voglio essere viste. Così si compone via via il mosaico che parla di quanto tutti siamo diversi da tutti, e racconta il valore della diversità che rende il mondo e la vita sorprendenti e piacevoli. Un documento in cui ogni testimonianza è importante perché offre allo spettatore i limiti superati, la speranza, le delusioni, il non arrendersi di chi è intervistato e giunge alla conclusione che la felicità è possibile per tutti. Grazie agli autori c’è in “Be kind” molta ironia, e amore. Risate e belle storie, e felicità di narrarle. Nino e Sabrina esprimono e suscitano nello spettatore l’interesse per realtà umane sconosciute, trovando il giusto tono di voce fatto di pietas – amore, compassione e rispetto – e non di pietismo, di humanitas – umanità e civiltà – senza retorica.  Essere diverso in un mondo di diversi. Guardando il film l’originalità e l’intelligenza del protagonista ci mostrano che la straordinarietà è varietà e la varietà ricchezza. Il risultato è un documento eccezionalmente coinvolgente. E il monito del titolo diviene una tesi validamente dimostrata: la gentilezza è il solo strumento che ci predispone all’ascolto sincero dell’altro.

Sabrina: “Creare una rete della gentilezza attorno alla diversità”  

L’obiettivo di girare questo documentario è, secondo la Paravicini, esplicitare che la gentilezza è una leva piccola ma potentissima, e può risolvere conflitti importanti.
Infatti il film attraverso lo sguardo gentile di Nino regala momenti toccanti e insegna – sì, non c’è nulla da temere a sottolineare la portata gentilmente didattica di questa pellicola – che la gentilezza è ben distinta dalla cortesia.  La cortesia si impara, è frutto di un’educazione pregevole che risponde a un codice comportamentale. La gentilezza è invece un moto dell’animo, un sentimento istintivo che costruisce relazioni di armonia e rispetto con l’altro. Ogni “altro” è diverso da noi e la gentilezza ci avvicina e ci mette in contatto con l’altro.  Questo docufilm parla di diversità e gentilezza, la diversità vista come un’opportunità e non un limite, la gentilezza vista come una chiave per vivere. E alla fine Gentilezza e Diversità coincidono con Umanità. #letsbekind

ARTICOLO PUBBLICATO IN DIVERCITY III, MAGGIO 2019

Spread inclusion all around the globe