10 domande a SIMONA COMADE’

Che bambina era? Che tipo di educazione ha ricevuto? Quanto la diversità culturale tra i Suoi genitori ha influenzato la Sua crescita e in che modo?

Sono nata in Finlandia da madre finlandese e padre siciliano, cresciuta a Genova dove ho completato i miei studi. Ero una bambina timida, riflessiva e osservatrice, ho ricevuto un’educazione caratterizzata da rigore, regole e fermezza ma addolcita da calore, sorrisi e affetto. Essere figlia di genitori di due culture agli antipodi è stata una grande fortuna nel mio percorso di crescita. Con grande curiosità nei confronti delle persone e di culture diverse, probabilmente facilitata dall’essere cresciuta con due genitori provenienti da paesi “lontani”, sono stata istintivamente disponibile all’inclusione e all’accoglienza di persone che non erano “parte del gruppo”.

Cosa sognava di diventare da grande?

Per attitudine personale e, probabilmente anche influenzata da un’educazione strutturata e rigorosa, fin da bambina sono stata attratta dalle materie tecniche, quelle che vengono indicate dall’acronimo STEM (Science, Technology, Engineering e Math). Crescendo ho iniziato ad apprezzare in particolare il mondo della chimica e la matematica, ambiti in cui pensavo avrei potuto utilizzare al meglio la mia capacità analitica e soddisfare il mio desiderio di scoprire cose nuove.

Che percorso di studi / formativo ha avuto? In Italia, o all’estero?

Al momento della scelta della facoltà, il mio pragmatismo ha preso il sopravvento e, pensando a come il mio percorso accademico avrebbe influenzato il mio futuro, ho deciso di laurearmi in Ingegneria Chimica con indirizzo Ambientale presso l’Università di Genova.

Quali esperienze lavorative post laurea l’hanno più influenzata nel diventare la persona che è oggi e perché?

Dopo avere conseguito la laurea, ho iniziato a fare i miei primi colloqui per candidature rivolte a Ingegneri Chimici ma, nella maggiore parte dei casi, la posizione non prevedeva alcuna retribuzione, condizione che ritenevo scorretta. Così, forte del mio pragmatismo, ho deciso di accettare la posizione di venditrice propostami da J&J Medical: mettendomi in gioco e, con grande determinazione, ho lavorato su me stessa per crescere professionalmente ma soprattutto per maturare come persona.

Quando è arrivata in Philips, con quale ruolo e soprattutto con quali aspettative e speranze?

Quando ho accettato la proposta di Philips, ho deciso di uscire dalla mia comfort zone lavorativa per confrontarmi con nuove sfide: nuova azienda, nuovo business e nuove persone e sono entrata in Philips per ricoprire la funzione di Sales & Operations Leader nell’ambito Health Systems per i mercati Italia, Israele e Grecia. Ho deciso di accettare il ruolo per la visione strategica e il progetto di trasformazione che Philips sta intraprendendo. E dopo due anni confermo che tutto questo sta realmente avvenendo.

Come ha visto trasformarsi l’azienda negli ultimi 4-5anni?

In realtà posso testimoniare la trasformazione degli ultimi due anni cioè quelli vissuti in Philips dal mio arrivo ad oggi. Philips, nata come azienda prevalentemente consumer (dalle lampadine ai televisori), oggi è a tutti gli effetti una Health Technology company che ha l’obiettivo di realizzare innovazione tecnologica di valore in grado di garantire da un lato ai professionisti del mondo sanitario competenza clinica più approfondita e una più accurata analisi dei dati e di portare dall’altro, al paziente, i migliori risultati di cura. Questo grande cambiamento, si traduce internamente all’azienda nella ricerca continua di miglioramento, con un approccio incentrato sulle persone, le competenze che sviluppano, il loro contributo, e di conseguenza sul loro benessere.

Quale dote si riconosce maggiormente e quale difetto su cui migliorare?

Le doti in cui mi riconosco maggiormente sono la determinazione, il coraggio e la mia capacità analitica frutto sia dei miei studi che di una mia attitudine personale. A queste si aggiunge la velocità, dote che contraddistingue il mio modo di pensare e agire, ma anche causa della mia poca pazienza, difetto che riconosco e su cui sto lavorando.

In che modo vorrebbe portare un cambiamento, quali sono i nodi da sciogliere oggi, e quali sono i punti di esplosione (positiva) per il futuro più prossimo?

Desidero fortemente che in Philips tutti si sentano attori della nostra storia e parte attiva del cambiamento. Credo che il grande cambiamento già avviato negli ultimi anni attraverso programmi dedicati, sia quello di fare in modo le persone Philips vivano in un ambiente di lavoro in cui possano stare bene, siano responsabilizzate e riconosciute per il proprio contributo. Nel promuovere una leadership inclusiva, la nostra sfida è quella di inserire nuove persone provenienti dall’esterno che, grazie alle loro competenze, possano contribuire a garantire maggiore capacità della nostra organizzazione nel comprendere i trend del mercato in cui operiamo per continuare a soddisfare con successo i bisogni dei nostri clienti.

Inclusione delle diversità: sorvolando su frasi fatte e spot, perché ha senso, nel 2019, – per il business di una multinazionale – utilizzare l’inclusione come driver di innovazione?

Le persone in azienda, i nostri clienti e i nostri consumatori non sono tutti uguali; oggi il nostro compito è quello di ascoltare e comprendere le reali necessità delle persone per poter migliorare la loro vita rispettando la loro unicità. Fino a qualche anno fa, nel mondo tradizionale delle aziende con gerarchia verticale c’era molta omologazione, oggi l’autenticità, che in Philips identifichiamo con il pay-off “Lifeisbetterwhen#youareyou”, è un valore prezioso che rende migliori le aziende e la comunità.

Come immagina se stessa tra 5 anni? Come immagina Philips tra 5 anni?

Mi auguro fortemente, di avere portato avanti insieme a tutta l’organizzazione il processo di trasformazione di un’azienda che vuole ridefinire i confini del settore della salute, favorendo l’adozione di modelli sempre più connessi, efficienti e sostenibili. Mi auguro inoltre che la valorizzazione delle persone, tema su cui continuerò a lavorare insieme al management Team, diventi sempre più un driver che alimenti la forza vitale del nostro gruppo. Mi immagino davanti alle nostre persone a raccontare quanto avremo fatto insieme in questi anni partendo da momenti importanti di ascolto, che ci avranno aiutato a identificare le priorità e a realizzare progetti concreti.