AGORA’

AGORÀ Alejandro Amenabàr, 2009

di Paola Suardi

“Agorà” è un film del 2009 diretto da Alejandro Amenabàr che narra alcune vicende accadute ad Alessandria d’Egitto legandole alla figura della filosofa neoplatonica Ipazia, che lì visse probabilmente tra il 370 e il 415 sotto il governo di Teodosio. O viceversa, il film narra di Ipazia mentre accadono alcuni eventi in un’epoca di transizione e importanti cambia- menti. Il centro della narrazione infatti non è chiaro: sono gli scontri tra pagani e cristiani – ormai in maggioranza – per aggiudicarsi il potere il politico, o è la pagana Ipazia con i suoi studi sulle orbite dei pianeti e del Sole, i suoi insegnamenti ai discepoli e il suo amore per la filosofia, la sua presenza anticonformista in consessi culturali e politici tradizionalmente maschili – il Museo di Alessandria, la prefettura – e infine il suo martirio?Abbiamo scelto di commentare “Agorà”, per gli spunti di riflessione sul tema del fanatismo religioso e perché ha fatto conoscere a un vasto pubblico la sua intelligente protagonista femminile, ma va detto subito che “Agorà” non è un film particolarmente riuscito dal punto di vista del linguaggio visivo e presenta anche alcune inesattezze storiche che a nostro parere sono sempre da evitare (soprattutto in un film storico!) sebbene ci si trovi in ambito di fiction. Per questo tralasceremo di addentrarci nella narrazione di una vicenda assai romanzata. Inoltre la messa in scena è molto finta, tanto nelle riprese dall’alto e in lontananza aiutate da modellini, quanto in quelle ravvicinate in ambienti ricostruiti ingenuamente (non ci stupiremmo di vedere passeggiare sullo schermo nella biblioteca di Alessandria qual- che studioso in toga con indosso un i-watch, per intenderci…). Il film ha, comunque, il pregio di far pensare in modo critico alle dinamiche di transizione culturale che segnarono l’avvento del Cristianesimo, anzi, il riconoscimento del Cristianesimo come religione dominante e ufficiale dell’Impero Romano, in Occidente e in Oriente. Infatti dopo gli accordi di Milano tra l’Imperatore Costantino e l’imperatore Licinio, formalizzati nell’editto del 313, la politica religiosa verso i cristiani passò dalla tolleranza al pieno sostegno della nuova religione e si arrivò nel giro di qualche decina d’anni a un’inversione dei ruoli con persino momenti di persecuzione dei pagani. Nel film si assiste proprio a questi scontri violenti sia tra pagani – ancora molti tra i rappresentanti del potere Romano, che finirono per convertirsi per ragioni opportunità – e cristiani, sia tra cristiani e ebrei. “Agorà” offre quindi lo spunto per focalizzare l’attenzione sia su forme di diversità quali il credo religioso e il credo filosofico, comunque in minoranza rispetto a un pensiero dominan- te, sia sul ruolo della donna.
La discriminazione e il rifiuto della minoranza in ambito religioso altro non sono che l’antitesi della libertà di culto, e rappresentano un tema di ineludibile attualità di fronte alle migrazioni di cui oggi ci troviamo ad essere partecipi e che portano a nuove contiguità culturali. Al netto di una lettura fortemente anticristiana – i cristiani sono rappresentati come una setta di intolleranti vestiti di nero e incappucciati, sanguinari e incendiari che arrivano a bruciare i manoscritti all’interno della biblioteca di Ales- sandria (tale fatto non è attestato), a lapidare gli ebrei riuniti di sabato e poi la stessa Ipazia – è interessante il palese conflitto di potere tra Stato e Chiesa, che rimarrà nei secoli, e pesano come pietre le parole di S. Paolo (prima lettera a Timoteo) citate nel film dal vescovo Cirillo: “La donna impari in silenzio, con piena sottomissione… Non permetterò a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in silenzio”. Questi concetti – che ancora oggi vengono pericolosamente alla ribalta – si intrecciano nel film proprio alla vicenda di Ipazia che è donna, e autorevole, in quanto scienziata/filosofa e insegnante all’interno del Museo, cioè il luogo d’incontro tra dotti che rappresentò per secoli la massima istituzione culturale del mondo ellenistico. Ce n’è abbastanza per renderla invisa ai nuovi aspiranti al potere che – purtroppo accade! – di “nuovo” portano soprattutto fanatici entusiasmi e atteggiamenti intran- sigenti ma non autentiche aperture, come appunto dare voce e ruolo alle donne, e finiscono per dimostrarsi soprattutto attaccati al potere. Ma il carico da novanta, che finirà per essere l’alibi dei fanatici che uccidono brutalmente Ipazia, è il fatto che appartenga a una famiglia pagana. In realtà la donna nel film dichiara di credere solo nella filosofia ed è probabile sia così, vista l’intelligenza che ne caratterizzò la ricerca scientifica, incurante di scardinare teorie universalmente accettate. Il film ben esprime l’atteggiamento di Ipazia verso lo studio, le ipotesi e gli esperimenti, con una passione e assorbimento che, nella pace della sua dimora e assistita dal fedele schiavo, marcano in realtà una certa distanza dal contesto politico. Ecco comunque che quando le diversità percepite – anticonformismo e religione – si sommano, risultano in una violenza senza appello. Ipazia sul web:
“Matematica, astronoma e filosofa, come aveva già attesta- to il padre, Ipazia aveva tutti i titoli per succedere al padre nell’insegnamento di queste discipline nella comunità ales- sandrina, nella tradizione del glorioso Museo fondato quasi 700 anni prima da Tolomeo I Soter. Anche se il vecchio Mu- seo non esisteva più da quando era andato distrutto al tempo della guerra condotta da Aureliano, la tradizione dell’insegnamento delle scienze mediche e della matematica era però continuata ad Alessandria, mantenendo intatto l’antico prestigio, come conferma anche Ammiano Marcellino, e Ipazia, già almeno dal 393, era a capo della scuola alessandrina, come ricorda Sinesio, giunto ad Alessandria da Cirene per seguirvi i suoi corsi.”

“Ipazia «era giunta a tanta cultura da superare di molto tutti i filosofi del suo tempo, a succedere nella scuola platonica riportata in vita da Plotino e a spiegare a chi lo desiderava tutte le scienze filosofiche. Per questo motivo accorrevano da lei da ogni parte tutti coloro che desideravano pensare in modo filosofico». In questo passo, Socrate Scolastico, scrivendo intorno al 440, indica che ad Alessandria l’unica erede del platonismo interpretato da Plotino era stata Ipazia.”

“Un altro elemento che viene sottolineato dalle fonti antiche è il pubblico insegnamento esercitato da Ipazia verso chiunque volesse ascoltarla: l’immagine data di una Ipazia che insegna nelle strade sembra sottolineare un comportamento la cui audacia sembra voluta, come un gesto di sfida e, a questo proposito, va rilevato che quando Ipazia comincia a insegnare, nell’ultimo decennio del IV secolo, ad Alessandria sono stati appena demoliti i templi dell’antica religione per ordine del vescovo Teofilo, una demolizione che simboleggia la volontà di distruzione di una cultura alla quale anche Ipazia appartiene”.

PAOLA SUARDI, 1964, Laureata in Lingue e letterature straniere con tesi su “Woody Allen e la meta narrazione”. A Los Angeles ha frequentato presso la University of Southern California corsi di M.A. in “Film and Television, critical Studies”. Titolare dell’Agenzia ALTEREGO Comunicazione e Progetti Editoriali.

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