E vennero a prendere me

E VENNERO A PRENDERE ME

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti e io non dissi niente perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare. In origine, parole molto simili a queste furono pronunciate durante un sermone dal pastore Emil Gustav Friedrich Martin Niemöller (1892 – 1984), tedesco, accanito oppositore del nazismo. Nello srotolarsi dell’ultimo secolo, in realtà, le medesime parole sono state riprese più e più volte, modificate, adattate a luoghi e tempi, citando ad esempio socialisti, cattolici, testimoni di Geova, malati, e altre minoranze; sono state urlate in opposizione alla Guerra del Vietnam, inscritte nel Monumento all’Olocausto a Boston, Massachusetts; riprese da artisti e cantanti (Christy Moore, Anti – Flag, Nofx), e addirittura attribuite – erroneamente – a Bertolt Brecht. Credo sia poco importante, in questo caso, ostinarsi nel recuperare la dicitura natale, o ricostruire il momento preciso in cui… Lo stesso pastore Niemöller, interpellato una volta, non ha ricordato le esatte parole usate durante il suo discorso. Neri, bianchi, gay, stranieri, anziani, bambini, disabili, transessuali, carcerati… Che importa? Ciò che importa – ciò che resta –, è quanto, ancora adesso, queste parole risuonino dentro ciascuno con note diverse a seconda dell’intimo sentire, delle proprie paure, delle specifiche diversità. Quanto, nonostante il trascorrere del tempo, siano contemporanee e calzanti, come un abito perfetto per qualunque occasione. V.D.

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